Terminato il Tempo Liturgico delle manifestazioni del Figlio di Dio fattosi uomo e venuto tra noi, prima di riprendere la lettura cursiva del Vangelo secondo Matteo, la Liturgia ci fa sostare, ancora una volta, su una epifania di Gesù, una rivelazione a Israele tramite Giovanni il Battista.
Infatti la II Domenica del Tempo Ordinario ci propone la testimonianza del Battista. Nella teologia del Vangelo secondo Giovanni, il Battista riconosce e indica Gesù: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”.
“Ecco” nella lingua greca va considerato come un imperativo, che vuol dire “guarda, vedi!”. Ecco l’agnello di Dio, significa, allora, colui che viene a farsi carico del peccato presente nel mondo per toglierlo di mezzo, riconciliando col suo sangue l’umanità con Dio.
Opportunamente il biblista p. Giulio Michelini sostiene: «La formula detta da Giovanni Battista viene significativamente ripetuta ogni volta che i cristiani celebrano l’eucaristia. La comunità dei credenti riconosce in quel pane spezzato e “mostrato” la forza capace di aiutare noi deboli perché il sacrificio di Cristo, e la sua stessa vita, siano ancora efficaci per la nostra salvezza».
Domandiamoci, allora, cosa significa?
Significa che nella fede in Gesù posso trovare pace con Dio, con me stesso e con gli altri. È Gesù che libera il nostro cuore dal peccato, rottura con noi stessi e con gli altri.
Egli ci libera da ogni forma di oppressione, anche dal senso di colpa che spesso ci divora. Dio ha solo il grande desiderio di vederci riconciliati e lo fa morendo in croce come un agnello, mite, condotto al macello, innamorato dell’umanità al punto da dare tutto sé stesso fino in fondo.
Se siamo veramente convinti di questo amore incondizionato di Dio non dobbiamo più avere paura. Da parte nostra ci vuole umiltà, dichiarare il nostro peccato a Gesù, aprendoci radicalmente a Lui lasciandoci riconciliare e perdonare.
L’amore di Dio è sempre più grande del nostro peccato, qualunque esso sia.
Così afferma Henri J.M. Nowen: «Una delle più grandi provocazioni della vita spirituale è ricevere il perdono di Dio. C’è qualcosa in noi, esseri umani, che ci tiene tenacemente aggrappati ai nostri peccati e non ci permette di lasciare che Dio cancelli il nostro passato e ci offra un inizio completamente nuovo. Qualche volta sembra persino che io voglia dimostrare a Dio che le mie tenebre sono troppo grandi per essere dissolte. Mentre Dio vuole restituirmi la piena dignità della condizione di figlio, continuo a insistere che mi sistemerò come garzone. Ma voglio davvero essere restituito alla piena responsabilità di figlio? Voglio davvero essere totalmente perdonato in modo che sia possibile una vita del tutto nuova? Ho fiducia in me stesso e in una redenzione così radicale? Voglio rompere con la mia ribellione profondamente radicata contro Dio e arrendermi in modo così assoluto al suo amore da far emergere una persona nuova? Ricevere il perdono esige la volontà totale di lasciare che Dio sia Dio e compia ogni risanamento, reintegrazione e rinnovamento».
Come è paradossale l’amore di Dio! Sempre pronto a salvarci, a rialzarci, a liberarci dalle nostre catene interiori ed esteriori. Il problema siamo noi che, troppo centrati su noi stessi, non ci apriamo al Suo amore che è perdono, riconciliazione, liberazione totale.
“Perché mi hai creato?”. “Perché ti ho amato!”. “E perché mi hai amato?”. “Perché ti ho amato!”. “E perché nella confusione delle tenebre del mondo, Tu sei venuto come luce sul mio cammino, sulla mia strada, mi hai afferrato e collocato dentro di Te, dentro il mistero della tua persona, mi hai chiamato alla comunione con Te?”. “Perché ti ho amato!”. “E perché mi hai amato?”. “Perché ti ho amato!”. La gratuità è l’infinito, che è ragione a se stesso. “E perché nella lunga fila del popolo cristiano, così facilmente distratto, così facilmente distolto dal suo centro dal mondo in cui vive, così facilmente abbandonato, come pecore abbandonate dai pastori, mi hai raggiunto così concretamente in quella tale occasione che mi ha determinato a un atteggiamento, ad un assetto di vita diverso?”. “Per amore, per carità, gratuitamente, “gratis”. (“Il miracolo dell’ospitalità” di L. Giussani).
Augurando a tutti una bella e serena Domenica, lasciamoci riabbracciare dall’amore di Dio in Cristo suo Figlio.
✠ Francesco Savino
