Al Vicario Generale
e Moderatore di Curia
don Annunziato Laitano
«Perché tutto cresca secondo Dio» (Col 2,19)
Lettera del Vescovo Francesco Savino
agli Uffici della Curia diocesana
a conclusione della Visita Pastorale
Carissimi collaboratori e collaboratrici della Curia diocesana,
al termine della Visita Pastorale agli Uffici di Curia, sento il bisogno – umano, pastorale ed ecclesiale – di rivolgermi a ciascuno di voi con una parola che non sia soltanto conclusiva, ma generativa; non meramente valutativa, ma orientativa; non formale, ma profondamente evangelica.
La Visita non è stata un’ispezione, né un passaggio amministrativo dovuto: è stata, piuttosto, un tempo di grazia, un kairòs nel quale lo Spirito ha consentito alla nostra Chiesa di guardarsi dentro, con verità e con fiducia, senza sconti ma senza paure.
La Curia diocesana non è un apparato, né un centro di potere. Essa è, per sua natura, una forma concreta di prossimità episcopale, un’estensione del ministero del Vescovo, un luogo nel quale l’autorità si declina come servizio e la competenza diventa diaconia.
Per questo ho voluto che la Visita Pastorale iniziasse proprio da voi: perché dalla qualità evangelica della Curia dipende, in larga misura, la credibilità, la funzionalità e la fecondità dell’intera vita diocesana.
Dall’ascolto attento delle relazioni, dai confronti liberi e franchi, dalle parole dette e anche da quelle solo accennate, emerge un’immagine complessa ma promettente della nostra Curia: una realtà che possiede notevoli potenzialità, che convive con limiti strutturali e culturali non eludibili, e che è chiamata oggi a compiere scelte coraggiose e non più rinviabili.
Anzitutto desidero riconoscere e valorizzare quanto di buono e di generoso è presente nel vostro operato quotidiano.
La Curia di Cassano all’Ionio appare come una realtà ricca di competenze, spesso maturate in condizioni non facili, e sostenuta da persone che, pur tra difficoltà organizzative, carenze di strumenti e sovraccarichi di lavoro, continuano a garantire il funzionamento ordinario della Diocesi.
Questo patrimonio umano e professionale è un bene prezioso, che va custodito, motivato e accompagnato.
Al tempo stesso, la Visita ha messo in luce con chiarezza come tale patrimonio rischi talvolta di rimanere frammentato, poco integrato, talora appesantito da modalità operative non più adeguate alla complessità del tempo presente.
E qui si colloca il primo grande nodo che siamo chiamati ad affrontare: la conversione da una Curia “a compartimenti” a una Curia realmente sinodale, capace di pensarsi e di operare come un corpo unico, nel quale ogni ufficio conosce il proprio ruolo ma anche il proprio legame vitale con gli altri.
In questo senso, la sinodalità non è uno slogan né un’opzione facoltativa.
Essa è la forma concreta dell’obbedienza allo Spirito oggi. Senza una reale comunicazione tra gli uffici, senza una programmazione condivisa, senza luoghi stabili di confronto e di verifica, anche le migliori competenze rischiano di produrre disallineamenti, sovrapposizioni, ritardi e, talvolta, frustrazione.
La Curia è chiamata a crescere nella capacità di fare sintesi, di anticipare i problemi, di accompagnare i processi, e non soltanto di reagire alle urgenze.
Questo vale in modo particolare per il rapporto tra dimensione pastorale, amministrativa, giuridica e tecnica, che non possono più procedere su binari paralleli, ma devono imparare a convergere in una visione unitaria, orientata al bene comune ecclesiale.
La Visita ha evidenziato con forza il valore strategico di alcuni ambiti che richiedono oggi una rinnovata attenzione. Penso anzitutto al patrimonio culturale e identitario della Diocesi, rappresentato dalla Biblioteca e dall’Archivio diocesano.
Essi non sono semplicemente luoghi di conservazione, ma veri e propri spazi di memoria viva, nei quali la Chiesa racconta se stessa, custodisce la propria storia e offre al territorio una testimonianza alta di cultura, fede e dialogo.
La loro attuale fragilità strutturale interpella la responsabilità di tutta la Diocesi e chiede scelte lungimiranti, capaci di coniugare sicurezza, accessibilità e valorizzazione pastorale.
Ugualmente rilevante appare il ruolo del Tribunale Ecclesiastico e della Cancelleria, chiamati a tenere insieme rigore giuridico e sensibilità pastorale.
Qui emerge con chiarezza una delle sfide più delicate: evitare che la dimensione canonica venga percepita come distante o meramente tecnica, e favorire invece una reale integrazione con la pastorale familiare, con la vita delle parrocchie, con l’accompagnamento delle persone ferite.
La giustizia nella Chiesa non è mai separabile dalla misericordia, e la correttezza delle procedure deve sempre andare di pari passo con la prossimità alle coscienze.
Non meno impegnativo è il quadro che riguarda la gestione economica e amministrativa.
La Visita ha fatto emergere con onestà una situazione in fase di progressiva messa in ordine, ma ancora bisognosa di consolidamento.
La ricostruzione del patrimonio stabile, l’attenzione al contenimento dei costi, l’uso responsabile delle risorse dell’8×1000 sono passi importanti, che però richiedono ora un salto di qualità: maggiore programmazione, strumenti digitali adeguati, consulenze realmente proattive, e soprattutto una diffusa cultura della corresponsabilità, che coinvolga non solo gli uffici ma anche le parrocchie e i loro responsabili.
In questo ambito, come in altri, emerge con forza la necessità di investire sulla formazione, non solo tecnica ma ecclesiale.
Una Curia che apprende, che si aggiorna, che riflette criticamente sul proprio operato è una Curia capace di futuro.
Al contrario, la mancanza di formazione rischia di cristallizzare prassi inadeguate e di spegnere l’entusiasmo.
Anche l’Ufficio Tecnico, nel suo servizio alle parrocchie e nella gestione delle pratiche, appare come un nodo cruciale per il futuro della Diocesi.
Qui la Visita ha messo in luce non solo difficoltà operative, ma anche un bisogno diffuso di cura, di manutenzione ordinaria, di visione preventiva.
Le strutture ecclesiali parlano, nel bene e nel male, del nostro modo di abitare il territorio e di prenderci cura delle comunità.
Carissimi, tutto questo non deve scoraggiarci. Al contrario, deve spingerci a riconoscere che siamo davanti a un passaggio decisivo, che chiede a tutti – a me per primo – un serio cammino di conversione.
Conversione di mentalità, di stili, di linguaggi, di priorità.
La Curia non può limitarsi a “far funzionare” la Diocesi: è chiamata a ispirarla, a sostenerne il cammino missionario, a rendere possibile una Chiesa più vicina, più giusta, più trasparente, più evangelica.
Vi chiedo, pertanto, di accogliere questa lettera non come un documento da archiviare, ma come un testo da leggere, meditare, discutere nei diversi organismi e uffici. Da essa dovranno scaturire scelte concrete, verificabili, condivise. Solo così la Visita Pastorale non resterà un evento isolato, ma diventerà un seme di rinnovamento.
Affido questo cammino alla grazia del Signore e alla vostra disponibilità.
Continuiamo a camminare insieme, nella consapevolezza che “è Dio che fa crescere” (cf. 1Cor 3,7), ma che a noi è chiesto di preparare il terreno con fedeltà, competenza e amore per la Chiesa.
Cassano all’Ionio 29 gennaio 2026
