At 2,14a.36-41; Sal 22; 1 Pt 2,20b-25; Gv 10,1-10

IV Domenica di Pasqua

63ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

La IV Domenica di Pasqua è la Domenica del Pastore bello e buono, nella quale ricorre la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni.

Siamo quindi chiamati ad entrare in un dialogo profondo con Dio, il Padre buono e misericordioso, per chiedergli di concedere a tutti il dono del discernimento che consente di trovare la giusta collocazione nel mondo e scegliere la strada che meglio consente di vivere nella gioia.

Siamo nel capitolo Decimo del Vangelo di Giovanni dove Gesù utilizza immagini molto familiari ai suoi contemporanei per descrivere lo stile del pastore che si differenzia dal ladro, dal brigante, dal mercenario.

In particolare Gesù, con la sua autoproclamazione di pastore, vuole rivolgersi ai Farisei che gli hanno contestato la guarigione nel giorno di sabato di un uomo cieco dalla nascita.

Opportunamente annota Enzo Bianchi: “Essi si sentono guide e pastori rispetto al popolo di Dio, perché interpretano la sua parola e sanno insegnarla, dando anche l’esempio esterno di una vita condotta in osservanza alla Legge. Sono abilitati a questo ministero? Hanno veramente l’autorevolezza (exousía) per essere pastori del gregge? Gesù con molta convinzione – espressa anche dall’“Amen, amen” iniziale – consegna loro un’osservazione: dove c’è un ovile, c’è una porta attraverso la quale entra ed esce il pastore, e dietro a lui le sue pecore. Su quella porta egli vigila, veglia per proteggere il gregge. Ma a volte qualcuno scavalca il recinto proprio per portare via le pecore: è il ladro, il brigante che vuole strappare le pecore al loro pastore per fini di lucro, di accrescimento del proprio gregge. Ecco la differenza tra pastore vero e ladro, tra chi vuole il bene delle pecore e chi di esse vuole semplicemente servirsi”.

Nelle parole di Gesù c’è l’identikit del pastore vero e buono che entra ed esce attraverso la porta, è riconosciuto dal guardiano che gli apre la porta, le pecore riconoscono la sua voce, perché c’è una relazione propositiva con loro, le conosce, le chiama ciascuna per nome e le conduce su pascoli erbosi, custodendole dai pericoli e dagli attacchi dei lupi.

Ancora Enzo Bianchi fa notare che “c’è un legame reciproco tra pecore e pastore, dovuto all’azione di quest’ultimo: egli le chiama ed esse si sentono riconosciute, le guida ed esse si sentono protette, le precede ed esse si sentono orientate. Il rapporto delle pecore con il pastore è questione di vita, e dunque tra loro si instaura un legame di appartenenza e di riconoscimento. Un estraneo che entra nel recinto, invece, spaventerà le pecore che non lo conoscono, le quali fuggiranno fino a disperdersi, come sempre avviene quando manca il pastore”.

Onestamente dobbiamo riconoscere che nella vita della Chiesa e nella sua storia non è sempre facile discernere il pastore legittimo dal pastore usurpatore e ladro. Occorre sempre stare attenti agli pseudo-messia, ai falsi pastori usurpatori e mercenari. Le parole di Gesù sono anche per noi oggi un severo ammonimento attinente soprattutto a quanti pastori sono estranei perché non vivono in mezzo al popolo di Dio, perché sono autocentrati spesso alla ricerca di affermare sé stessi servendosi del popolo.

Sono i cosiddetti pastori funzionari, meri amministratori, manager, ispettori. Sono una vera e propria patologia!

Gesù aggiunge nella sua riflessione, autodichiarazione, che non solo Lui è il pastore autentico del popolo di Dio, ma è anche la porta dell’ovile.

La caratteristica del pastore vero e autentico è il dono della propria vita per le “pecore”, per il popolo di Dio, a differenza dei “pastori-briganti” che sono assassini, che non vogliono dare la loro vita ma solo possedere le pecore.

Sia di ammonimento per tutti noi la consapevolezza che durante la passione di Gesù il popolo sceglie Barabba, un brigante, e non Gesù, il pastore vero e autentico.

S’impone, allora, in questa Domenica ma direi sempre, una domanda di responsabilità, che come pastore mi pongo anche io, e al tempo stesso viene chiesto a tutti un discernimento rigoroso ed evangelico su tutti i pastori.

Papa Leone per la 63ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, dopo aver invitato tutti, famiglie, parrocchie, comunità religiose, vescovi, sacerdoti, diaconi, catechisti, educatori e fedeli laici, ad impegnarsi sempre di più e a creare contesti favorevoli affinchè il dono della vocazione possa essere accolto, nutrito, custodito e accompagnato per portare abbondante frutto, ci consegna tre parole che corrispondono ad un percorso serio e bello per la scoperta della propria chiamata: la conoscenza reciproca, conoscere meglio sé stessi e conoscere più da vicino Dio, la fiducia che nasce appunto dalla conoscenza e che è figlia della fede, essenziale per accogliere la vocazione, e la maturazione che è un processo dinamico, favorito dall’intimità con il Signore.

In sintesi: “In questo consiste la nostra felicità: nel condividere gli stessi sentimenti di Gesù. A questo siamo chiamati, è questa la nostra vocazione” (Don Emmanuele Silanos).

Lasciamoci attrarre da Gesù, il Pastore bello e buono, e nel contempo domandiamoci che relazione abbiamo con Lui.

Buona Domenica.

 

   Francesco Savino

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