IV Domenica di Pasqua

Rito di Accoglienza al Noviziato di sorella Martina, Missionaria della Via

Lasciamoci interrogare dallo Spirito sui contenuti della Parola di Dio di questa Domenica e, al tempo stesso, sulla scelta di sorella Martina, Missionaria della Via, che questa sera in modo responsabile e solenne inizia il cammino del noviziato tra le sorelle Missionarie della Via.

La IV Domenica di Pasqua è la Domenica del Pastore bello e buono, nella quale ricorre la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni.

Siamo quindi chiamati ad entrare in un dialogo profondo con Dio, il Padre buono e misericordioso, per chiedergli di concedere a tutti il dono del discernimento che consente di trovare la giusta collocazione nel mondo e scegliere la strada che meglio consente di vivere nella gioia.

Siamo nel capitolo Decimo del Vangelo di Giovanni dove Gesù utilizza immagini molto familiari ai suoi contemporanei per descrivere lo stile del pastore che si differenzia dal ladro, dal brigante, dal mercenario.

In particolare Gesù, con la sua autoproclamazione di pastore, vuole rivolgersi ai Farisei che gli hanno contestato la guarigione nel giorno di sabato di un uomo cieco dalla nascita.

Opportunamente annota Enzo Bianchi: “Essi si sentono guide e pastori rispetto al popolo di Dio, perché interpretano la sua parola e sanno insegnarla, dando anche l’esempio esterno di una vita condotta in osservanza alla Legge. Sono abilitati a questo ministero? Hanno veramente l’autorevolezza (exousía) per essere pastori del gregge? Gesù con molta convinzione – espressa anche dall’“Amen, amen” iniziale – consegna loro un’osservazione: dove c’è un ovile, c’è una porta attraverso la quale entra ed esce il pastore, e dietro a lui le sue pecore. Su quella porta egli vigila, veglia per proteggere il gregge. Ma a volte qualcuno scavalca il recinto proprio per portare via le pecore: è il ladro, il brigante che vuole strappare le pecore al loro pastore per fini di lucro, di accrescimento del proprio gregge. Ecco la differenza tra pastore vero e ladro, tra chi vuole il bene delle pecore e chi di esse vuole semplicemente servirsi”.

Nelle parole di Gesù c’è l’identikit del pastore vero e buono che entra ed esce attraverso la porta, è riconosciuto dal guardiano che gli apre la porta, le pecore riconoscono la sua voce, perché c’è una relazione propositiva con loro, le conosce, le chiama ciascuna per nome e le conduce su pascoli erbosi, custodendole dai pericoli e dagli attacchi dei lupi.

Ancora Enzo Bianchi fa notare che “c’è un legame reciproco tra pecore e pastore, dovuto all’azione di quest’ultimo: egli le chiama ed esse si sentono riconosciute, le guida ed esse si sentono protette, le precede ed esse si sentono orientate. Il rapporto delle pecore con il pastore è questione di vita, e dunque tra loro si instaura un legame di appartenenza e di riconoscimento. Un estraneo che entra nel recinto, invece, spaventerà le pecore che non lo conoscono, le quali fuggiranno fino a disperdersi, come sempre avviene quando manca il pastore”.

Onestamente dobbiamo riconoscere che nella vita della Chiesa e nella sua storia non è sempre facile discernere il pastore legittimo dal pastore usurpatore e ladro. Occorre sempre stare attenti agli pseudo-messia, ai falsi pastori usurpatori e mercenari. Le parole di Gesù sono anche per noi oggi un severo ammonimento attinente soprattutto a quanti pastori sono estranei perché non vivono in mezzo al popolo di Dio, perché sono autocentrati spesso alla ricerca di affermare sé stessi servendosi del popolo.

Sono i cosiddetti pastori funzionari, meri amministratori, manager, ispettori. Sono una vera e propria patologia!

Gesù aggiunge nella sua riflessione, autodichiarazione, che non solo Lui è il pastore autentico del popolo di Dio, ma è anche la porta dell’ovile.

La caratteristica del pastore vero e autentico è il dono della propria vita per le “pecore”, per il popolo di Dio, a differenza dei “pastori-briganti” che sono assassini, che non vogliono dare la loro vita ma solo possedere le pecore.

Sia di ammonimento per tutti noi la consapevolezza che durante la passione di Gesù il popolo sceglie Barabba, un brigante, e non Gesù, il pastore vero e autentico.

S’impone, allora, in questa Domenica ma direi sempre, una domanda di responsabilità, che come pastore mi pongo anche io, e al tempo stesso viene chiesto a tutti un discernimento rigoroso ed evangelico su tutti i pastori.

Papa Leone per la 63ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, dopo aver invitato tutti, famiglie, parrocchie, comunità religiose, vescovi, sacerdoti, diaconi, catechisti, educatori e fedeli laici, ad impegnarsi sempre di più e a creare contesti favorevoli affinchè il dono della vocazione possa essere accolto, nutrito, custodito e accompagnato per portare abbondante frutto, ci consegna tre parole che corrispondono ad un percorso serio e bello per la scoperta della propria chiamata: la conoscenza reciproca, conoscere meglio sé stessi e conoscere più da vicino Dio, la fiducia che nasce appunto dalla conoscenza e che è figlia della fede, essenziale per accogliere la vocazione, e la maturazione che è un processo dinamico, favorito dall’intimità con il Signore.

In sintesi: “In questo consiste la nostra felicità: nel condividere gli stessi sentimenti di Gesù. A questo siamo chiamati, è questa la nostra vocazione” (Don Emmanuele Silanos).

Felice provvidenza: la Domenica del Pastore bello e buono, la Domenica in cui preghiamo per le vocazioni, è l’inizio del noviziato della nostra cara sorella Martina.

Qualche nota biografica per cogliere l’incontro tra la libertà di Martina e la chiamata del Signore.

Martina, dopo aver compiuto gli studi superiori di ragioneria a Lamezia Terme, inizia a lavorare nei negozi di abbigliamento. Faceva anche degli extra lavorativi il sabato sera in un ristorante sia per aiutare la famiglia che per essere indipendente. Ha aderito anche ad un progetto di clown terapia nell’ospedale di Lamezia Terme perché sentiva nel suo cuore di aiutare gli ultimi. Fidanzata per dodici anni, dopo aver cercato di costruire un futuro, Martina si rendeva conto che la sua esperienza di fidanzamento non la rendeva felice. Lascia il fidanzato e inizia a frequentare alcune chiese per meditare e discernere. Martina dopo la cresima non era più andata in chiesa. In questa nuova tappa della sua vita di discernimento incontra Frà Umile presso la chiesa di Santa Chiara: correva l’anno 2018. L’ascolto lungo e significativo da parte di Frà Umile è stato decisivo per Martina. Rimaneva un po’ di sofferenza nel suo cuore ma nel 2020 entra a far parte dei laici della Comunità Missionaria della Via, dove si sente veramente accolta e sperimenta serenità e gioia.

Martina partecipava anche alle missioni popolari e l’incontro anche con la gente più povera catturava il suo cuore e gradualmente si sentiva sempre più coinvolta. Piano piano matura in sé la chiamata.

L’11 Settembre 2022 cadono tutte le resistenze che di solito accadono in ogni persona chiamata e nel Novembre 2023 Martina inizia a vivere stabilmente con le Missionarie. Martina si sente abitata dalla grazia di Cristo in questa sua scelta e cresce sempre più il desiderio di consacrarsi. Ecco giunto il noviziato che rappresenta un tempo privilegiato di grazia in cui la persona chiamata è invitata ad immergersi con maggiore profondità nella vita evangelica propria dei Missionari e delle Missionarie della Via.

Per Martina inizia un vero cammino di crescita e configurazione interiore. In questa tappa non si emettono voti; infatti Martina indosserà la corda senza i nodi che sono appunto i simboli dei voti di povertà, castità ed obbedienza. Se il cammino di noviziato proseguirà, Martina dopo un anno potrà emettere i voti temporanei che verranno rinnovati per tre anni fino alla professione perpetua.

L’ingresso in questa fase del noviziato comporta un segno concreto di distacco: la novizia rinuncia al possesso dei beni personali e abbraccia uno stile di vita essenziale, fidandosi e affidandosi completamente alla provvidenza come espressione visibile della sua disponibilità a seguire Cristo più da vicino in un abbandono profetico e radicale a Dio.

Qualche considerazione sul carisma della Comunità dei Missionari e delle Missionarie della Via: la spiritualità è primariamente evangelica e cristocentrica.

L’intuizione spirituale è quella di riproporre la vita dei primi missionari del Vangelo, rinvigorendo nel popolo di Dio lo spirito delle prime comunità cristiane, proclamando e testimoniando che Gesù è Via, Verità e Vita (Gv 14,6). L’attività primaria è l’evangelizzazione: dal primo annuncio per le strade alla formazione di comunità cristiane, mistiche ed evangelizzatrici.

I fratelli e le sorelle Missionari della Via vivono la stessa regola ma in abitazioni distinte. Condividono alcuni momenti di preghiera, di vita comune e di missione. Oltre ai voti di obbedienza, povertà e castità, che designano la vita totalmente donata, il carisma richiede un voto particolare, cioè quello sulla verità, denominato: conformazione a Cristo Verità nella Carità (cfr. Ef 4,15).

Le giornate sono scandite dalla preghiera, dal lavoro manuale, dalla formazione spirituale e dall’annuncio di Gesù, dediti all’evangelizzazione nelle sue svariate forme: evangelizzazione di strada, predicazioni, missioni popolari, incontri di spiritualità, formazione di comunità… Viaggiano anche di totale provvidenza (cfr. Lc 10,3-9), a piedi e in autostop, in modo da incontrare le persone nella quotidianità, cercando di vivere e attualizzare lo stile e la povertà dei primi missionari apostolici.

Lo stile di vita mendicante permette loro di essere in comunione con gli ultimi e di non dimenticare che Dio stesso è il mendicante di amore che ci cerca incessantemente. Si impegnano a considerarsi ultimi e a non considerare nulla come loro proprietà. Perciò vivono senza circolo di denaro, demandandone la gestione ai laici, per vivere il Vangelo nella sua radicalità e bellezza. Desiderano, inoltre, intessere un’autentica vita fraterna, insieme per santificarsi e santificare, all’insegna dell’amore elevato che insegna Cristo, del quale sono sempre discepoli.

A tale ispirazione è di esempio l’esperienza dei santi Pietro e Paolo per l’amore alla Chiesa e lo zelo missionario; di San Francesco d’Assisi per la vita povera e itinerante e Santa Teresa di Lisieux, capace di tracciare la “piccola via” per seguire il Signore con semplicità e amore confidente.

Ringraziamo con gioia ed entusiasmo il Pastore bello e buono che ci attira sempre a sè con il suo amore indicibile e, nel contempo, ringraziamolo per la chiamata di Martina, Missionaria della Via, che con il suo ingresso nel noviziato è “sacramento” di bellezza autentica per tutti noi.

Buona Domenica.

   Francesco Savino

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