Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1 Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

Solennità Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

“La chiesa celebra oggi la festa del Corpus Domini, un’altra festa teologico-dogmatica, istituita nel XIII secolo per affermare la dottrina eucaristica contro quanti la interpretavano in modo non conforme alla chiesa romana. Il nuovo ordo liturgico ha mantenuto questa festa, che diventa così l’occasione per comprendere maggiormente il mistero grande dell’eucaristia e per adorare il corpo e il sangue del Signore, quel corpo che egli ha dato e quel sangue che ha versato per tutta l’umanità, avendola amata fino all’estremo (cfr. Gv 13,1)” (Enzo Bianchi).

Lasciamoci interrogare dal mistero del “Corpo del Signore”, assumendo un atteggiamento di contemplazione.

Il brano del Vangelo secondo Giovanni è tratto dal capitolo 6, un intero capitolo dedicato al racconto della “moltiplicazione dei pani”, alle parole di Gesù che spiegano quell’evento e poi rispondono alle domande e alle contestazioni dei suoi ascoltatori.

Il brano è molto breve ma molto denso di significato, come emerge dalle cinque parole che ricorrono nel testo a più riprese: mangiare (otto volte), bere/bevanda (quattro volte), carne (sei volte), sangue (quattro volte), vita/vivere (nove volte).

Così leggiamo nel testo del Vangelo: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me”.

Vengono i brividi pensando al significato reale, oggettivo, di ciò che Gesù ci dice! Nutrirsi del Signore vuol dire farlo abitare in noi e allo stesso tempo abitare in Lui, in una inabitazione reciproca che richiama in tutto e per tutto quella che c’è fra il Padre e il Figlio. La vita che loro condividono viene donata a noi e così anche noi la condividiamo con loro e fra di noi. Per avere questa vita è necessario mangiare la carne di Gesù e bere il suo sangue.

La teologa Simona Segoloni Ruta così dichiara: “Ci possono aiutare le letture di questo giorno, cominciando dalla prima nella quale leggiamo: non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca del Signore. Mangiare la carne di Gesù e bere il suo sangue dunque significa anzitutto fare nostre le sue Parole, vivere il suo Vangelo, non dimenticare l’opera di Dio, ma celebrarlo continuamente con la concretezza del nostro vivere. Mangiare Gesù significa vivere di lui (esattamente come siamo tenuti in vita e in forze dal cibo che mangiamo) ovvero vivere del suo mistero, del suo insegnamento, del suo amore, e assimilarlo al punto da farlo nostro. Come il cibo che mangiamo si trasforma in tessuti, organi ed energia, così la parola di lui, la contemplazione della sua vita, si trasforma in ciò che ci costituisce, nei nostri gesti, nelle nostre parole. Mangiamo lui per diventare lui”.

La Seconda Lettura, poi, tratta dalla Prima Lettera ai Corinzi, ci ricorda che mangiare la carne di Gesù e berne il sangue significa celebrare il gesto che Lui ci ha lasciato in segno di perenne alleanza: il suo pane da spezzare insieme e il suo vino da bere insieme.

Compiere questo gesto rende presente il Signore tanto che noi possiamo mangiare di Lui, nutrirci del suo pane e dissetarci del suo vino. E mangiando di Lui diventiamo capaci di ripetere il suo gesto nella vita, spezzandoci per altri e offrendoci loro come nutrimento (pane) e gioia (vino). Fare memoriale del gesto di Gesù fa della Chiesa, cioè di tutti noi battezzati, un solo corpo, infatti mangiando un solo pane, noi siamo, anche se molti, un solo corpo.

Celebrare il corpo e il sangue di Cristo significa quindi riconoscere che il corpo è il luogo della presenza reale di Dio.

È chiaro, allora, che solo a partire dalla corporeità della vita di Gesù e dalla forza simbolica del suo gesto eucaristico alla vigilia della sua morte è possibile arrivare a capire le parole con cui l’evangelista Giovanni presenta la sacramentalità dell’Eucarestia.

Come la manna discesa dal cielo durante l’esodo degli Israeliti verso la terra promessa doveva servire a difendere dalla morte, così il pane di cui Gesù parla, insegnando nella sinagoga di Cafarnao, non fa memoria di una morte ma è un pane che garantisce la vita. Come la manna, che è donata, anche il pane è dato, è donato.

La sacramentalità dell’Eucarestia va ricercata nell’azione con cui Gesù dà, dona, quel pane. L’eucarestia non si prende, si riceve; si mangia, non si conserva. Perché è pane donato per la vita.

È corpo “dato per voi e per tutti”. Quel pane-corpo non è più soltanto, come la manna, un dono di Dio, ma è Dio stesso che si dona. È vita che dona vita. Di più, è vita eterna che comunica vita eterna.

Contempliamo il mistero del “Corpus Domini”, nutriamoci di Lui sempre con stupore e mai per abitudine e, ringraziando il Signore di questo grande dono, viviamo con fraternità il nostro essere Suo Corpo.

“Signore Gesù, Tu sei il Pane vivo, Tu sei il pane di Dio, Tu sei il Pane disceso dal cielo, Tu sei il Pane per essere mio cibo. Quando mi accosto a Te nella comunione, fa’ che comprenda la profondità di questo mistero!
Tu sei sempre pronto ad incontrarmi: fa’ che io cammini verso di Te, fa’ che io permetta di essere attratto da Te. Fa’ che ci sia sempre in me un’assoluta disponibilità, perché Tu possa travolgermi con la forza del tuo amore, e da questo mondo condurmi al Padre. Quando vieni a me nella comunione, illuminami per capire che mi sto sottomettendo alla tua azione divina. Donami la capacità di scoprire di essere faccia a faccia con il mistero del tuo amore per me. Fammi comprendere la tua chiamata, quella vocazione personale, ineffabile e misteriosa, a divenire una ‘cosa sola con Te e il Padre‘. Radica in me la convinzione di appartenere a Te, di essere tuo possesso. Conferma in me il tuo dono, il dono completo di Te stesso a me! Si, o Signore, voglio appartenere a Te, così da poter dire con l’apostolo Paolo: ‘Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me‘”.

Buona Domenica.

   Francesco Savino

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