Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1 Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

Solennità Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

Conferimento del ministero dell’accolitato del lettore Danilo Beltrano

“La chiesa celebra oggi la festa del Corpus Domini, un’altra festa teologico-dogmatica, istituita nel XIII secolo per affermare la dottrina eucaristica contro quanti la interpretavano in modo non conforme alla chiesa romana. Il nuovo ordo liturgico ha mantenuto questa festa, che diventa così l’occasione per comprendere maggiormente il mistero grande dell’eucaristia e per adorare il corpo e il sangue del Signore, quel corpo che egli ha dato e quel sangue che ha versato per tutta l’umanità, avendola amata fino all’estremo (cfr. Gv 13,1)” (Enzo Bianchi).

Lasciamoci interrogare dal mistero del “Corpo del Signore”, assumendo un atteggiamento di contemplazione.

Il brano del Vangelo secondo Giovanni è tratto dal capitolo 6, un intero capitolo dedicato al racconto della “moltiplicazione dei pani”, alle parole di Gesù che spiegano quell’evento e poi rispondono alle domande e alle contestazioni dei suoi ascoltatori.

Il brano è molto breve ma molto denso di significato, come emerge dalle cinque parole che ricorrono nel testo a più riprese: mangiare (otto volte), bere/bevanda (quattro volte), carne (sei volte), sangue (quattro volte), vita/vivere (nove volte).

Così leggiamo nel testo del Vangelo: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me”.

Vengono i brividi pensando al significato reale, oggettivo, di ciò che Gesù ci dice! Nutrirsi del Signore vuol dire farlo abitare in noi e allo stesso tempo abitare in Lui, in una inabitazione reciproca che richiama in tutto e per tutto quella che c’è fra il Padre e il Figlio. La vita che loro condividono viene donata a noi e così anche noi la condividiamo con loro e fra di noi. Per avere questa vita è necessario mangiare la carne di Gesù e bere il suo sangue.

La teologa Simona Segoloni Ruta così dichiara: “Ci possono aiutare le letture di questo giorno, cominciando dalla prima nella quale leggiamo: non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca del Signore. Mangiare la carne di Gesù e bere il suo sangue dunque significa anzitutto fare nostre le sue Parole, vivere il suo Vangelo, non dimenticare l’opera di Dio, ma celebrarlo continuamente con la concretezza del nostro vivere. Mangiare Gesù significa vivere di lui (esattamente come siamo tenuti in vita e in forze dal cibo che mangiamo) ovvero vivere del suo mistero, del suo insegnamento, del suo amore, e assimilarlo al punto da farlo nostro. Come il cibo che mangiamo si trasforma in tessuti, organi ed energia, così la parola di lui, la contemplazione della sua vita, si trasforma in ciò che ci costituisce, nei nostri gesti, nelle nostre parole. Mangiamo lui per diventare lui”.

La Seconda Lettura, poi, tratta dalla Prima Lettera ai Corinzi, ci ricorda che mangiare la carne di Gesù e berne il sangue significa celebrare il gesto che Lui ci ha lasciato in segno di perenne alleanza: il suo pane da spezzare insieme e il suo vino da bere insieme.

Compiere questo gesto rende presente il Signore tanto che noi possiamo mangiare di Lui, nutrirci del suo pane e dissetarci del suo vino. E mangiando di Lui diventiamo capaci di ripetere il suo gesto nella vita, spezzandoci per altri e offrendoci loro come nutrimento (pane) e gioia (vino). Fare memoriale del gesto di Gesù fa della Chiesa, cioè di tutti noi battezzati, un solo corpo, infatti mangiando un solo pane, noi siamo, anche se molti, un solo corpo.

Celebrare il corpo e il sangue di Cristo significa quindi riconoscere che il corpo è il luogo della presenza reale di Dio.

È chiaro, allora, che solo a partire dalla corporeità della vita di Gesù e dalla forza simbolica del suo gesto eucaristico alla vigilia della sua morte è possibile arrivare a capire le parole con cui l’evangelista Giovanni presenta la sacramentalità dell’Eucarestia.

Come la manna discesa dal cielo durante l’esodo degli Israeliti verso la terra promessa doveva servire a difendere dalla morte, così il pane di cui Gesù parla, insegnando nella sinagoga di Cafarnao, non fa memoria di una morte ma è un pane che garantisce la vita. Come la manna, che è donata, anche il pane è dato, è donato.

La sacramentalità dell’Eucarestia va ricercata nell’azione con cui Gesù dà, dona, quel pane. L’eucarestia non si prende, si riceve; si mangia, non si conserva. Perché è pane donato per la vita.

È corpo “dato per voi e per tutti”. Quel pane-corpo non è più soltanto, come la manna, un dono di Dio, ma è Dio stesso che si dona. È vita che dona vita. Di più, è vita eterna che comunica vita eterna.

Che felice provvidenza questa sera: il conferimento del Ministero dell’Accolitato a Danilo, aspirante Diacono Permanente.

Sottolineo “felice” provvidenza perché il Ministero dell’Accolitato è attinente al mistero del Corpus Domini, dell’Eucarestia.

Se l’Eucarestia è un dono, se noi non abbiamo meritato l’Eucarestia, se essa non è un nostro diritto, non è una nostra conquista, allora l’accolito deve essere consapevole che è chiamato alla contemplazione e al rendimento di grazia.

L’accolito è la persona che contempla e che ringrazia, e che diventa concretamente nella sua vita un servo che si dona.

Caro Danilo, non dimenticare mai che l’Eucarestia è memoriale del dono e del servizio!

L’Eucarestia è anche memoriale della comunione. Comunione con Cristo, comunione con gli altri, comunione con il creato.

L’accolito è chiamato a vivere questa relazione di comunione totale: farsi dono per amore, servo per amore, uomo di relazione per amore.

Danilo penserai o dirai: quanto è arduo questo ministero! Come è difficile! Se pensi di contare solo sulle tue forze allora sperimenterai sempre più la tua impotenza o incapacità di vivere l’accolitato, ma se ti nutrirai della Parola di Dio, se mangerai il corpo di Cristo, se ogni giorno pregherai allora sperimenterai come la “grazia di Cristo” è più forte di ogni nostra fragilità.

A te caro Danilo è affidato il compito di aiutare i presbiteri e i diaconi nel servizio dell’altare, ma come ho già detto, il tuo ministero non si esaurisce nei gesti rituali pur così importanti. Ricordati sempre: dono, servizio, comunione nella vita di ogni giorno.

Auguri Danilo, auguri alla tua famiglia, in particolare a tua moglie e ai due tuoi figli, auguri al tuo parroco don Germano che ti accompagna da sempre in questo tuo cammino orientato al diaconato permanente e anche tanti auguri alla tua comunità parrocchiale.

A noi tutti l’augurio che il “Corpus Domini” celebrato, vissuto e testimoniato, faccia di noi una comunità che sappia vivere la fraternità inclusiva.

 

   Francesco Savino

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