Es 19,2-6a; Sal 99; Rm 5,6-11; Mt 9,36-10,8

XI Domenica del tempo ordinario -A

Con questa Domenica ritorniamo al Tempo Liturgico Ordinario dopo aver celebrato e contemplato “il mistero di Cristo” nelle grandi solennità.

Leggiamo oggi la prima parte del discorso missionario.

“Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!”.

Gesù si rende conto che le folle sono smarrite, come pecore senza pastore, e per questo, con la sua passione educativa, chiama e invia ad evangelizzare.

Opportunamente i Missionari della Via annotano: “Teniamo conto di tre coordinate utili a cogliere il senso del discorso di Gesù, facendo eco al biblista Maggioni. Primo: parliamo di un discorso missionario, le cui parole sono valide per i discepoli di ogni tempo e di ogni luogo. Secondo: il discorso rivela una situazione concreta, legata ai tempi e alle condizioni dei primi missionari; ma queste norme possono diventare ricche di senso anche per noi oggi, se le sappiamo cogliere in quello spirito che le ha suscitate e che esse intendono esprimere. Terzo: nell’Antico Testamento la missione di Israele era soprattutto nella linea del “segno” e della “rappresentanza”. Cioè Israele diventa popolo missionario nella misura in cui si fa luce per le genti, attraendo a Dio con la sua condotta di vita”.

Cerchiamo di cogliere l’essenziale di ciò che Gesù indica ai suoi discepoli. Innanzitutto è significativo puntualizzare che i dodici che Lui invia sono dei nomi, cioè sono storie concrete, uomini con i loro caratteri, le loro passioni, le loro fragilità.

Gesù innanzitutto chiede di pregare perché ci siano “operai del Vangelo”, credenti e credibili, che sappiano “accendere i cuori di coloro che li incontrano”. Non dimentichiamo mai che la missione inizia sempre dalla preghiera che, evidentemente, non è un optional ma è esperienza di relazione profonda con il Signore.

Gesù manda i suoi ad annunciare e testimoniare che il Regno dei cieli è vicino, sta per arrivare. È un annuncio di gioia perché Dio ancora una volta non solo è presente ma è fedele alla sua promessa di salvezza. Gesù è la nostra salvezza e, dove viene accolto, c’è gioia e una vita nuova.

Egli chiede sempre ai suoi di prendersi cura degli ammalati, delle persone che sperimentano la morte nella loro vita, chiede appunto di resuscitare i morti. Le persone che i discepoli incontreranno devono sperimentare di non essere abbandonate al male, ad un destino di morte, ma devono sentirsi destinatari di cura.

Che responsabilità, che dono essere il popolo dei battezzati, essere chiesa, corpo di Cristo nel mondo, sulla terra.

E poi ancora Gesù indica la gratuità ai discepoli. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Se Dio ci ama gratuitamente, se Dio è gratuità assoluta, amore incondizionato, allora anche noi siamo chiamati ad essere dono, esseri per gli altri che vivono nella gratuità.

Per concludere è giusto sottolineare che la prima e vera preoccupazione di Gesù è missionaria!

In questa Domenica, ma direi ogni giorno, preghiamo perché “il Signore della messe” ci renda consapevoli che il nostro essere Chiesa o è missionario o non è, coscienti che nessuno può appropriarsi o può fare propria la missione, il cui “padrone” è e resta unicamente Dio.

“Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno” (Madre Teresa).

Buona Domenica.

 

 

   Francesco Savino

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