Lasciamoci interrogare seriamente e responsabilmente, alla luce anche del momento storico che come chiesa stiamo vivendo, dal Vangelo di questa Domenica che fa parte del grande discorso missionario di Gesù, quello che Matteo presenta come secondo dei cinque discorsi sui quali appoggia la costruzione del suo Vangelo.
Gesù invia i discepoli “tra le pecore perdute dalla casa di Israele” e consegna loro il messaggio da annunciare, l’azione da compiere e lo stile del comportamento (cfr. Mt 10, 5-15). Poi annuncia le persecuzioni che gli inviati dovranno sopportare nella missione (cfr. Mt 10, 16-23) e con autorevolezza e visione profetica dice loro: “Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!”.
Gesù vuole con molta franchezza comunicare ai suoi che ciò che ha subito Lui dovranno subirlo anche loro.
Ecco allora ciò che nel Vangelo di questa Domenica Gesù dice per ben tre volte ai suoi: “Non abbiate paura”.
Innanzitutto Gesù dice che non bisogna avere paura “degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze”.
Nel vivere e testimoniare il Vangelo i discepoli incontrano diffidenza, chiusura, ostilità e rifiuto!
Il tempo della missione è un tempo di apocalisse, non nel senso catastrofico solitamente attribuito a questo termine, ma nel senso etimologico di ri-velazione, di alzata del velo.
Ciò che Gesù ha detto nell’intimità è proclamato in pieno giorno, ciò che è stato detto nell’orecchio sia gridato sui tetti.
Puntualizza Enzo Bianchi: “D’altronde, i veri nemici dei discepoli non sono quelli di fuori ma quelli di dentro, quelle tentazioni che nascono dal cuore, quegli atteggiamenti idolatrici ai quali la comunità cristiana cede. I nemici di fuori, in realtà, sono occasioni per mettere in pratica il Vangelo, per mostrare la propria fede e la propria fedeltà al regno di Dio. Annunciare la parola di Dio è un compito che trascende il discepolo, la discepola: chi assume tale compito sa che la sua vita è posta sotto una forza che viene da Dio, sa che non può sottrarsi alla vocazione affidatagli, ma deve lottare per farla risplendere, combattendo l’idolatria che lo seduce. E la parola che proclama è dýnamis (cf. Rm 1,16), è forza che attraversa la storia umana senza impedimenti, in una sorta di corsa (cfr. 2Ts 3,1)…”.
Pertanto non bisogna avere paura di quelli che uccidono il corpo, che interrompono la vita terrestre, ma non possono togliere la vita eterna, quella che va oltre la morte biologica. Gesù, dopo aver invitato a non temere, si avvia ad una riflessione direi interiore, intima, con il Padre: “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!”.
Ecco il terzo invito a non avere paura perché i discepoli di Gesù agli occhi di Dio sono più preziosi dei passeri e dei capelli della testa. Possono essere perseguitati, messi a morte, ma Dio, il Padre, è laddove i discepoli soffrono a causa delle persecuzioni. La comunione con il Signore non può essere mai distrutta dagli altri ma solo da noi stessi.
Occorre quindi da parte dei discepoli di Gesù essere preparati e pronti a riconoscere Gesù Cristo, il Signore, davanti alle persone, senza arroganza e presunzione ma con mitezza e a caro prezzo.
Non nascondiamocelo: oggi è tempo di martirio, e per questo è l’ora del coraggio, del non temere, sapendo che Gesù, il Risorto, nello Spirito Santo è accanto a noi, ci sostiene, ci accompagna e ci consola. È l’avvocato, è il nostro maestro interiore.
Allora, in questa Domenica, lasciamoci abitare da quel coraggio che lo Spirito Santo infonde in ciascuno di noi.
Buona Domenica.
✠ Francesco Savino
