
AMENDOLARA
Orrore e morte alla stazione di rifornimento Ip, scende in campo il mondo della Chiesa. Su sollecitazione del vice presidente della Cei mons. Francesco Savino che sin dal primo minuto dalla strage ha fatto sentire forte il proprio dolore e la dura condanna, organizzata dalla Commissione regionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale calabra, si ritroveranno ad Amendolara illustri prelati per predicare “un lavoro libero, dignitoso e sicuro”, e confermare in memoria delle vittime “l’impegno della Chiesa calabrese contro lo sfruttamento lavorativo e l’intermediazione illecita di manodopera”. L’appuntamento è per il 4 luglio alle ore 10 con ritrovo nel luogo dell’omicidio dei quattro giovani braccianti agricoli alla stazione di servizio sulla statale 106, con un momento di raccoglimento e di preghiera e la deposizione di una corona di fiori in memoria degli afghani Amin Fazal Khojani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, Safi Iayjad, 27 anni, e del pachistano Waseem Khan, 29 anni, barbaramente uccisi e arsi vivi nell’auto con la quale andavano a lavorare nei campi della confinante Lucania. Mezz’ora dopo, le autorità presenti si ritroveranno all’interno della Parrocchia dedicata alla Madonna della salute dove la Pastorale sociale e il lavoro in Calabria, la Pastorale regionale migrante Calabria, la Caritas Calabria con con il patrimonio della Cec, hanno organizzato una tavola rotonda che verrà aperta dall’intervento di Monsignor Giuseppe Alberti, Vescovo di Oppido Mamertina- Palmi e delegato per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, che relazionare sull’importante tema, “da Amendolara, un ascolto del territorio per costruire percorsi di dignità del lavoro”. A seguire il microfono passerà tra le mani di don Giacomo Panizza, fondatore di Comunità progetto sud che invece parlerà di “intermediazione illecita di manodopera e sfruttamento lavorativo in Calabria: dimensioni e prospettive”. Poi sarà dato spazio alle testimonianze dei lavoratori agricoli del territorio. La convention andrà avanti con la discussione sulla “dignità della persona e la tutela dei diritti dei lavoratori” con le parole del Vescovo di Cassano all’jonio e vice presidente della Cei, monsignor Francesco Savino che avrà modo di parlare sulla “custodia della dignità delle persone e dei lavoratori fragili”, tema a lui da sempre molto caro. Funzionari della Prefettura di Cosenza interloquiranno sul “ruolo delle istituzioni nella prevenzione e nel contrasto dello sfruttamento lavorativo”, mentre dirigenti della Camera di Commercio bruzia documenteranno su “legalità, sviluppo economico e lavoro dignitoso”. Dopo il dibattito con i partecipanti, la kermesse moderata da Monica Tripodi incaricata regionale della commissione di pastorale sociale e il lavoro, verrà conclusa dall’intervento di Monsignor Claudio Checchinato arcivescovo di Cosenza- Bisignano delegato per la fondazione migrantes della Calabria che con il suo discorso porterà l’attenzione sulla tematica “da Amendolara un percorso permanente di ascolto e accompagnamento dei lavoratori fragili”. Sono ormai venti giorni di indagini e dolore, di solidarietà e pietà, mentre l’obitorio del camposanto di Amendolara dove sono state sistemate le quattro bare color mogano con all’interno le spoglie carbonizzate dei quattro migranti uccisi lo scorso 1 giugno, è diventato sede di pellegrinaggio di decine di cittadini che hanno voluto fermarsi in preghiera o donare un fiore, davanti la porta della morgue, considerando che l’accesso all’interno non è consentito perché le salme sono ancora sottoposte a vincolo di sequestro giudiziario da parte della Procura della Repubblica di Castrovillari. La gente, proveniente da tutti i paesi dell’Alto jonio, nell’andare a far visita ai propri cari defunti, non si è sottratta di fermarsi dinanzi a quella porta in legno marrone che separa le bare dal vialone del cimitero e conduce alla chiesetta adiacente. Un minuto di silenzio, una riflessione, perchè no, qualche lacrima e l’affidamento al Signore. Di fronte a queste tragedie siamo tutti fratelli, indipendentemente dalla fede di ognuno o dalla provenienza. La disgrazia dei cittadini afghani e del Pakistan è diventata di tutti, perché da queste parti, la sensibilità umana è grande, e il dramma del singolo diventa inevitabilmente quello dell’intera comunità. Che si è stretta attorno ai familiari degli sfortunati braccianti agricoli asiatici. Troppo forte la sofferenza fisica e emotiva per rimanere indifferenti o girarsi dall’altra parte. Amendolara e l’intero comprensorio stanno confermando di avere un cuore immenso, un grande senso di comunità allargata, dove tutti sono uguali, nessuno è escluso o emarginato. Per dirla con monsignor Francesco Savino, una voce profetica nel denunciare l’indifferenza e le ingiustizie sociali, che sullo sfruttamento e lavoro invisibile ha più volte tuonato, “Basta con un’economia che in troppi luoghi, continua a reggersi sulla schiena piegata degli ultimi, sulla fatica invisibile dei migranti, sulla solitudine dei braccianti, sulla paura di chi lavora senza tutele, senza voce, senza protezione” . E ancora, facendo sue le parole dell’amico beato don Tonino Bello che era solito promuovere “una Chiesa del grembiule, che si china sulle fragilità e riconosce negli ultimi i volti di Cristo”. È senza confini, la vicinanza alle quattro famiglie che hanno perso i loro congiunti in una delle stragi più brutte che questo lembo ti Calabria citra abbia mai ospitato. La Procura, Questura, Consolati con il supporto della Regiome Calabria che si farà carico di tutte le spese funerarie e dei costi di rimpatrio dei corpi nonché dei viaggi e dell’ospitalità dei rispettivi familiari, stanno lavorando alacremente per consegnare nel più breve tempo possibile i cadaveri alle famiglie per la benedizione che avverrà ad Amendolara in una giornata di lutto cittadino. Le esequie con rito islamico invece saranno officiate nelle rispettive terre d’origine unitamente alla degna sepoltura. Ma intanto è necessario attendere il dissequestro dei feretri. Proseguono senza sosta pure le indagini dopo l’ispezione dei Carabinieri di Cassano nella casa in cui vivevano i braccianti e i presunti caporali assassini, al civico 18 di via Gramsci a Villapiana paese, che verosimilmente custodirebbe indizi importanti ai fini dell’inchiesta, e allo stesso tempo, si attende di individuare i familiari del diciannovenne
Ullah Ismat Qiemi che sembra non abbiano ancora reclamato la sua salma. Monsignor Francesco Savino in continua preghiera per le vittime e per le loro famiglie nonché per il popolo islamico al centro di guerre e miseria, parteciperà in forma ufficiale alla benedizione dei resti mortali dei migranti, mentre nelle Moschee del territorio e in quella Al- noor di Trebisacce in particolar modo, vanno avanti le adunanze di preghiera guidate l’imam Zahr Rahal che unitamente al presidente dell’Associazione islamica Buchaib Lehlali sta curando anche le pratiche e pastoie burocratiche nonché la logistica per i parenti giunti in Italia dall’Asia meridionale per abbracciare i propri defunti tragicamente periti in un rogo che ha portato all’arresto di Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni, presunti indiziati autori della brutale condanna a morte degli sfortunati operai.
Rocco Gentile
Portavoce Ucs Diocesi di Cassano all’Jonio (Cs)
