Il Vangelo di questa XXI Domenica del Tempo Ordinario ci consente di porre la domanda di senso fondamentale per chi vuole vivere alla sequela di Gesù: chi è infatti Gesù per noi?
Gesù domanda ai suoi discepoli cosa pensa la gente di Lui per poi interpellarli personalmente: “Ma voi chi dite che io sia?”.
Ci rendiamo conto che la domanda è centrale!
Il Cristianesimo, infatti, non è una ideologia o un’etica, ma l’incontro personale con Gesù che ambia la tua mente il tuo cuore e il tuo sguardo sulla realtà.
Sostiene opportunamente padre Raniero Cantalamessa: «Dobbiamo porci seriamente una domanda: Gesù è per me una persona, o solamente un personaggio? C’è una grande differenza tra le due cose. Il personaggio – tipo Giulio Cesare, Leonardo da Vinci, Napoleone – è uno di cui si può parlare e scrivere quanto si vuole, ma al quale e con il quale è impossibile parlare. Purtroppo, per la grande maggioranza dei cristiani Gesù è un personaggio, non una persona. È l’oggetto di un insieme di dogmi, dottrine o eresie; uno di cui celebriamo la memoria nella liturgia, che crediamo realmente presente nell’Eucaristia, tutto quello che si vuole, ma se rimaniamo sul piano della fede oggettiva, senza sviluppare una relazione esistenziale con lui, Egli rimane esterno a noi, tocca la mente, ma non riscalda il cuore… Nella vita della maggioranza delle persone c’è un evento che divide la vita in due parti, creando un prima e un dopo. Per gli sposati, questo è il matrimonio ed essi dividono la propria vita così: “prima di sposarmi” e “dopo sposato”; per i vescovi e i sacerdoti è la consacrazione episcopale o l’ordinazione sacerdotale; per i consacrati è la professione religiosa. Dal punto di vista spirituale c’è un solo evento che crea veramente e per tutti un prima e un dopo…: “avanti Cristo” e “dopo Cristo”, prima dell’incontro personale con Cristo e in seguito ad esso».
Cogliamo allora oggi l’opportunità per fare memoria attualizzante del nostro incontro personale con Gesù, rimotivando, risvegliando, quell’incontro personale che è diventato centrale, direi fondamento, della nostra esistenza.
“Io mi rendo sempre più conto che è un essere attratti da un punto che è il centro dell’infinito, di tutto. Cioè, è un punto preciso, un incontro, uno sguardo, una presenza, che però è il cuore di tutto. Essere attratti da Lui vuol dire proprio essere attratti da questo e quindi come un essere attratti e lanciati nello stesso tempo. Siamo chiamati a concentrarci: quando uno si innamora, si concentra sull’oggetto del suo amore. Questa non è che una pallida immagine di quello che succede con Cristo, perché l’innamoramento lo possediamo troppo, vogliamo troppo tenerlo nelle mani. Invece con Cristo è proprio un essere attratti là dove sei dilatato” (Padre Mauro Lepori).
Il Vangelo di oggi pone alla nostra attenzione anche il rapporto, la relazione, tra Pietro e la Chiesa.
Dopo che Pietro, ispirato, ha rivelato l’identità di Gesù, a sua volta Gesù gli rivela la sua identità e la sua missione conferendogli un ministero veramente significativo: “… Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”.
La pietra angolare su cui riposa il fondamento della Chiesa non è Pietro ma Gesù, il Signore. Unito a Gesù, però, Pietro diviene la roccia sulla quale Gesù stesso può edificare la sua Chiesa. Spesso dimentichiamo che il fondamento della Chiesa non è Pietro, ma la sua confessione di fede, e troppo spesso rischiamo di essere una Chiesa, una comunità, che ha perso il fondamento.
La tentazione, sempre ricorrente nella storia della Chiesa, è cercare in sé stessa, nella propria organizzazione e nel proprio funzionamento, il fondamento ultimo della propria fede.
La Chiesa non è una organizzazione non governativa o un partito politico o un gruppo ideologico, è il popolo di Dio, la comunità dei credenti, il corpo di Cristo sulla terra. La Chiesa è e sarà sempre del Signore, santa e peccatrice, santa perché in essa agisce lo Spirito Santo, peccatrice perché è fatta di noi uomini e donne peccatori.
Incoraggiante e consolante, gravide di speranza, le parole di Gesù quando afferma che “le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”.
A conclusione è interessante puntualizzare che i due verbi “legare” e “sciogliere” nel discorso ecclesiale ricorrono per indicare non più solo il ministero di Pietro ma di tutta la comunità: “Tutto ciò che legherete sulla terra, sarà legato in cielo, e tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo” (Mt 18, 18).
Lasciamoci seriamente e responsabilmente interrogare in questa Domenica sia dalla domanda fondamentale “chi è Gesù per noi”, ma anche dal ministero/ruolo di Pietro, con tutte le sue responsabilità.
Il Papa giustamente, consapevole della grandezza del ruolo che gli è affidato e al tempo stesso della piccolezza dell’essere uomo, ci chiede di sostenerlo sempre con la preghiera perché non venga mai meno alla fedeltà e all’obbedienza radicale del suo mandato.
Buona Domenica.
✠ Francesco Savino
