2 Maggio 2026

Auguri Eccellenza

Eccellenza Reverendissima, Undici anni sono trascorsi.
Undici anni da quel giorno in cui, dinanzi alla Chiesa e alla storia, lo Spirito ha posato su di Lei il sigillo del ministero episcopale.
Eppure, se ripensiamo a quel momento, non ricordiamo soltanto un rito, una liturgia solenne, l’imposizione delle mani emozionate di Mons Cacucci, la commozione di un popolo, quello di Cassano che già l’amava e quello di Bitonto che in qualche modo doveva lasciarla andare, raccolto attorno al suo pastore. Ricordiamo soprattutto le Sue parole. Quelle parole pronunciate con la semplicità dei grandi e con la radicalità dei profeti: voleva essere per noi un vescovo fatto popolo, tra gli ultimi, al passo con gli ultimi.
A distanza di undici anni possiamo dirlo con gratitudine profonda: quella non era una promessa affidata all’emozione di un giorno. Era un programma di vita. Era il Vangelo tradotto in carne, passi, volti, lacrime, abbracci.
Lei ha scelto davvero di stare lì dove spesso nessuno vuole sostare: nelle periferie dell’anima e della storia, accanto agli scartati, ai dimenticati, a chi non ha voce, a chi porta addosso ferite che il mondo preferisce non vedere. Ha scelto di abitare il dolore senza paura, di attraversare la complessità senza scorciatoie, di restare fedele a quella consegna che fa del pastore non un uomo del potere, ma un uomo della prossimità.
E così ci ha mostrato, giorno dopo giorno, il volto del Pastore Buono e Bello. Buono, perché capace di compassione vera, di quella tenerezza evangelica che non giudica ma rialza. Bello, perché riflesso di una fede che non si impone ma attrae, che non urla ma illumina.
Ci ha insegnato che la Chiesa non è chiamata a custodire privilegi, ma a consumarsi nell’amore. Ci ha ricordato, con la forza mite del Suo magistero, che il Vangelo non si annuncia dai balconi delle certezze, ma dalle strade polverose dell’incontro.
E quando il buio sembrava farsi fitto, Lei ci ha invitati a osare l’aurora. A credere che persino nella notte più lunga possa già germogliare il mattino.
C’è in questo il respiro dei Suoi filosofi più cari: Levinas, che ci insegna come il volto dell’altro sia sempre una chiamata che ci strappa all’indifferenza; Ricoeur, che affida alla speranza il compito ostinato di ricostruire senso; e c’è, soprattutto, l’eco potente di don Tonino Bello, che sognava una Chiesa del grembiule, capace di inginocchiarsi davanti alle ferite del mondo.
Lei quel sogno non lo ha solo ricordato. Lo ha incarnato.
Per questo oggi, nel ricordare l’anniversario della Sua ordinazione episcopale, non celebriamo soltanto un tempo trascorso. Celebriamo una fedeltà. La fedeltà di chi non ha smesso di camminare accanto al suo popolo. La fedeltà di chi ha continuato a scegliere gli ultimi anche quando sarebbe stato più facile scegliere altro.
Grazie, Eccellenza, perché in questi undici anni ci ha insegnato che si può essere padri restando fratelli, guide restando compagni di viaggio, pastori restando profondamente umani.
E se oggi i nostri occhi si velano di commozione, è perché riconosciamo il dono immenso di averLa incontrata.
Continui a osare l’aurora.
Continui a precederci solo per indicarci la strada e subito dopo tornare accanto a noi, come ha sempre fatto.
Perché undici anni dopo, quella promessa pronunciata quasi sottovoce continua a fare rumore nei nostri cuori.
E continua, ostinatamente, a generare speranza.

Don Annunziato Laitano
Vicario Generale