
«Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9)
Carissime e carissimi,
ci sono gesti nella vita della Chiesa che potrebbero apparire semplicemente come atti di governo e che, invece, custodiscono una profonda densità spirituale.
Essi non appartengono anzitutto all’ordine dell’organizzazione, ma a quello della fede; non sono la risposta a mere esigenze funzionali, ma l’espressione di una Chiesa che continua a credere che il Signore Risorto guida il suo popolo e lo precede sulle strade della storia.
Tra questi gesti si collocano anche le Provviste pastorali, che ogni anno accompagnano il cammino della nostra Chiesa diocesana.
Esse potrebbero essere lette come l’avvicendamento di alcuni sacerdoti, la conferma di altri nel ministero loro affidato o l’assunzione di nuove responsabilità pastorali. Sarebbe una lettura legittima, ma incompleta!
La Chiesa, infatti, non vive anzitutto di decisioni organizzative. Vive della fedeltà di Dio. Prima delle nostre scelte vi è sempre la sua chiamata; prima dei nostri progetti la sua provvidenza; prima delle nostre fatiche la sua grazia.
Ogni autentico discernimento ecclesiale nasce da questa certezza: è Cristo il Signore della Chiesa, ed è Lui che continua a condurla con la forza silenziosa del suo Spirito.
Questa è la fede che desidero condividere con tutta la nostra Chiesa di Cassano all’Jonio nel momento in cui vengono promulgate le presenti Provviste Pastorali.
Esse non sono semplicemente il frutto di valutazioni umane, né rappresentano una successione di trasferimenti o di incarichi.
Sono, piuttosto, un atto di discernimento ecclesiale mediante il quale il Vescovo, nell’esercizio del ministero ricevuto e nella responsabilità che gli è affidata verso il Popolo di Dio, cerca con umiltà ciò che maggiormente giova alla comunione, alla missione e alla salvezza delle anime.
Discernere, nella Chiesa, significa anzitutto mettersi in ascolto.
Significa sostare davanti alla Parola di Dio, lasciarsi interrogare dalla vita concreta delle persone e delle comunità, condividere il cammino del presbiterio, confrontarsi con i collaboratori, leggere con sapienza evangelica i segni dei tempi e riconoscere, nella trama spesso complessa degli avvenimenti, la discreta presenza dello Spirito Santo.
È un esercizio che domanda preghiera, pazienza, libertà interiore e il coraggio di cercare non ciò che è più facile o più immediato, ma ciò che meglio corrisponde alla volontà del Signore.
In questa prospettiva comprendo sempre più profondamente una verità che desidero affidare al cuore di tutti: la Chiesa non appartiene a noi; la Chiesa appartiene a Cristo!
È una verità semplice, ma decisiva.
Essa libera il Vescovo dalla tentazione di pensarsi padrone della Diocesi; libera i sacerdoti dal rischio di identificare il ministero con il possesso di una comunità; libera i fedeli dalla pretesa di considerare la parrocchia come una realtà costruita attorno alle preferenze personali.
Tutto nella Chiesa è ricevuto. Tutto è affidato. Tutto è chiamato a diventare servizio!
È proprio questa appartenenza a Cristo che rende possibile la comunione. Non siamo uniti perché abbiamo gli stessi caratteri, le medesime sensibilità o identiche visioni pastorali. Siamo uniti perché il Signore ci ha chiamati a partecipare alla sua unica missione.
La comunione ecclesiale non è il risultato di uno sforzo organizzativo, ma il primo dono dello Spirito Santo. Per questo essa va custodita con umiltà, nutrita dalla preghiera, purificata dal perdono e continuamente rinnovata nella carità.
La pagina evangelica che illumina questo tempo delle Provviste Pastorali dev’essere quella della “Vite e dei tralci” (Gv 15, 1-5).
Gesù non domanda ai suoi discepoli di dimostrare la propria efficienza, ma di rimanere in Lui. «Rimanete nel mio amore» non è soltanto un invito alla vita spirituale; è il principio di ogni autentica ecclesiologia.
Soltanto chi rimane in Cristo porta frutto; soltanto una Chiesa che rimane in Cristo può essere missionaria; soltanto un presbiterio che rimane unito nel suo amore può diventare segno credibile del Vangelo.
Da questa pagina evangelica nasce anche il senso più profondo del ministero ordinato.
Il sacerdote non è definito anzitutto dal luogo nel quale esercita il proprio servizio, ma dalla relazione che lo unisce a Cristo Buon Pastore.
Prima ancora di appartenere ad una comunità, egli appartiene al Signore; prima ancora di essere parroco, rettore, cappellano o educatore, egli è presbitero della Chiesa, inserito sacramentalmente in una fraternità che trova nel Vescovo il principio visibile della propria unità.
Ogni destinazione pastorale è, pertanto, una modalità concreta attraverso la quale questa unica vocazione continua a prendere forma nella storia.
Per questo motivo, nella Chiesa non esistono semplicemente trasferimenti: esistono invii. La differenza è sostanziale!
Il trasferimento appartiene al linguaggio delle organizzazioni; l’invio appartiene al linguaggio del Vangelo. Gesù invia i suoi discepoli perché il Regno raggiunga uomini e donne concreti, non perché siano occupati determinati spazi.
Ogni nuova missione è sempre un nuovo atto di fiducia del Signore verso i suoi ministri e, nello stesso tempo, una rinnovata professione di fede del sacerdote, chiamato a ripetere con la propria vita quell’«eccomi» pronunciato nel giorno dell’Ordinazione.
Il recente magistero di Papa Leone XIV richiama con forza questa prospettiva, invitando i ministri ordinati a custodire la fraternità, a rifuggire ogni forma di autoreferenzialità e a vivere il ministero come servizio che genera comunione.
Accolgo questo insegnamento come una grazia per la nostra Chiesa diocesana.
In un tempo segnato da trasformazioni profonde, da nuove povertà e da sfide pastorali inedite, la risposta più convincente non sarà anzitutto una migliore organizzazione, ma una più intensa comunione; non la ricerca di protagonismi, ma la testimonianza di un presbiterio unito, di comunità corresponsabili e di una Chiesa che continua a lasciarsi guidare dallo Spirito.
La nostra terra conosce fatiche che non possiamo ignorare: lo spopolamento di tanti paesi, la fragilità del tessuto familiare, l’inquietudine di molti giovani, la solitudine degli anziani, la povertà educativa, le disuguaglianze sociali.
Proprio per questo siamo chiamati a non cedere alla rassegnazione!
Ogni stagione della storia può diventare tempo di grazia quando la Chiesa sceglie di leggere gli avvenimenti con gli occhi della fede.
Anche le presenti Provviste Pastorali desiderano mettersi al servizio di questa speranza, perché ogni comunità possa sentirsi accompagnata, ogni sacerdote sostenuto e ogni battezzato corresponsabile dell’unica missione affidata da Cristo alla sua Chiesa.
Il ministero del Vescovo trova in questo orizzonte il suo significato più autentico.
Esso non consiste anzitutto nel prendere decisioni, ma nel custodire il mistero della comunione che lo Spirito Santo continuamente edifica nella Chiesa.
La potestà che il Vescovo riceve con l’Ordinazione episcopale non è un potere da esercitare secondo criteri mondani, ma una responsabilità da vivere come ministero di carità, affinché l’intero Popolo di Dio possa crescere nell’unità della fede, nella santità della vita e nell’ardore della missione.
Per questo, ogni discernimento pastorale è sempre accompagnato dalla consapevolezza dei propri limiti e dalla fiducia nella grazia di Dio, che sa condurre a compimento ciò che la fragilità umana può soltanto iniziare.
In questa prospettiva, le Provviste Pastorali non costituiscono un’interruzione del cammino delle comunità, ma una sua ulteriore tappa.
La Chiesa non ricomincia mai da zero, perché ogni stagione della sua vita custodisce il bene seminato da quanti hanno preceduto.
Ogni sacerdote riceve una storia che non ha iniziato lui e consegna una storia che altri continueranno. Nessun ministero nasce da sé stesso e nessuno si conclude in sé stesso. Tutto si inserisce dentro quella continuità della grazia che attraversa le generazioni e rende visibile la fedeltà del Signore.
È con questa consapevolezza che desidero anzitutto rivolgere il mio grazie ai confratelli sacerdoti.
Grazie per la dedizione quotidiana, spesso nascosta agli occhi del mondo ma ben conosciuta dal Signore; grazie per le ore donate all’ascolto delle persone, per la celebrazione fedele dell’Eucaristia, per la predicazione della Parola, per la pazienza con cui accompagnate le famiglie, i giovani, gli anziani, gli ammalati e quanti bussano alle porte delle nostre comunità in cerca di una speranza. Grazie per il bene che seminate senza clamore, certi che il Regno di Dio cresce spesso nel silenzio, come il seme affidato alla terra.
Un pensiero particolarmente affettuoso desidero rivolgerlo ai sacerdoti anziani e a quelli segnati dalla malattia. Il vostro ministero non è terminato; ha semplicemente assunto una forma diversa. Continuate a edificare la Chiesa con la forza della preghiera, con la sapienza maturata negli anni, con la testimonianza di una fedeltà che non viene meno neppure quando le energie diminuiscono. Il presbiterio diocesano vi è debitore e riconosce in voi una memoria vivente della fedeltà di Dio.
Ai sacerdoti che ricevono una nuova destinazione desidero dire: non abbiate timore di ricominciare. Ogni invio porta con sé il distacco da persone amate, da esperienze condivise e da legami che il tempo ha reso profondi. Tutto questo è umano e prezioso. Ma il Vangelo ci ricorda che il pastore non appartiene a una comunità; appartiene a Cristo e, proprio per questo, è libero di amare ogni comunità alla quale viene inviato. Portate con voi la gratitudine per il cammino compiuto, ma entrate nelle nuove realtà con il cuore di chi sa ricevere prima ancora di offrire, di chi desidera ascoltare prima ancora di proporre, di chi riconosce che lo Spirito Santo ha già preparato il terreno nel quale sarà chiamato a lavorare.
A coloro che continuano il ministero nelle comunità già affidate, rivolgo un incoraggiamento altrettanto sincero. La perseveranza è una forma esigente di carità pastorale. Rimanere non significa ripetere; significa rinnovare ogni giorno il dono ricevuto, evitando il rischio dell’abitudine e lasciandosi continuamente convertire dal Vangelo. Anche la stabilità può diventare missione quando è vissuta come disponibilità a crescere insieme alla comunità affidata alle proprie cure.
Questa disponibilità, tuttavia, non riguarda soltanto alcuni, ma costituisce una dimensione essenziale del ministero presbiterale. Nessuno può ritenere concluso il proprio cammino di disponibilità alla missione, né pensare che un determinato servizio gli appartenga stabilmente. Ogni ministero è affidato per l’edificazione della Chiesa e rimane sempre ordinato al bene dell’intero Popolo di Dio. Per questo, ogni presbitero deve necessariamente custodire nel proprio cuore una libertà evangelica che lo rende pronto tanto a rimanere quanto a partire, tanto a continuare quanto a ricominciare, riconoscendo che ciò che permane non è il luogo del servizio, ma la fedeltà della chiamata ricevuta. Epifania di tale libertà evangelica, radicata nella promessa fatta il giorno dell’ordinazione, sono la docilità e la disponibilità al discernimento ultimo del Vescovo diocesano.
Mi rivolgo, ora, a tutti i fedeli della nostra Diocesi.
Vi chiedo di guardare ai nostri sacerdoti con gli occhi della fede.
Essi non sono inviati per sostituire Cristo, ma per renderlo presente; non per attirare a sé le persone, ma per condurle al Signore.
Accoglieteli con fiducia, sosteneteli con la preghiera, aiutateli con una collaborazione leale e corresponsabile. Le nostre parrocchie saranno tanto più vive quanto più sapranno riconoscersi non come realtà costruite attorno a una singola persona, ma come autentiche comunità di discepoli missionari, nelle quali ogni battezzato scopre la bellezza della propria vocazione e mette i propri doni a servizio dell’edificazione comune.
La corresponsabilità dei fedeli non diminuisce il ministero dei pastori; al contrario, ne manifesta la fecondità.
Una Chiesa nella quale ciascuno vive con gioia la propria vocazione diventa una Chiesa capace di parlare al mondo con la forza della testimonianza, prima ancora che con l’efficacia delle parole. È questa la forma di comunione alla quale siamo chiamati: una comunione che non uniforma, ma armonizza; che non mortifica i carismi, ma li orienta verso l’unica missione della Chiesa.
Le sfide del nostro tempo ci chiedono di abitare il presente con uno sguardo colmo di speranza. Non possiamo limitarci a custodire quanto abbiamo ricevuto; siamo chiamati a generare futuro.
Questo sarà possibile soltanto se sapremo rimanere in Cristo, come i tralci uniti alla vite, lasciandoci continuamente purificare dalla sua Parola e sostenere dalla grazia dei Sacramenti.
Non esistono riforme autentiche senza conversione del cuore; non esiste rinnovamento pastorale senza rinnovamento spirituale; non esiste missione feconda senza una comunione profondamente vissuta.
NOMINE e TRASFERIMENTI
- don Emmanuel Kayombo Mwepu, finora Amministratore Parrocchiale della Parrocchia “San Domenico” in Doria, è nominato Parroco della medesima Parrocchia.
- don Joseph Amewouho, trasferito dalla Parrocchia “San Pietro Apostolo” in Cerchiara di Calabria, è nominato Parroco della Parrocchia “Madonna della Pietà” in Trebisacce; ringrazio pubblicamente don Joseph Vanson, finora Amministratore Parrocchiale della medesima Parrocchia, per il lavoro pastorale svolto in questi mesi.
- don Giuseppe Barbati, trasferito dalla Parrocchia “San Giacomo” in Altomonte, è nominato Amministratore Parrocchiale della Parrocchia “San Pietro Apostolo” in Cerchiara di Calabria.
- don Ionel Antochi è nominato Parroco della Parrocchia “San Giacomo” in Altomonte.
- don Francesco Faillace, venute meno le condizioni previste dal can. 517, §2, per le quali lo scorso anno avevo affidato a una “comunità di persone” la Parrocchia “Santissima Trinità” in Castrovillari, è nominato Parroco della stessa Parrocchia, trasferendolo dall’ufficio di Rettore della Basilica “San Giuliano” in Castrovillari.
- don Federico Baratta, già moderatore della comunità di persone della Parrocchia “Santissima Trinità” in Castrovillari, mi ha chiesto un anno sabbatico, per “studiare e scrivere”, che gli ho concesso. Durante tale periodo sarà collaboratore pastorale della Parrocchia del Beato Giuseppe Puglisi in Castrovillari e referente ecclesiastico del Movimento CL.
- don Pietro De Salvo, trasferito dalla Parrocchia “Beata Vergine Maria del Rosario” in Montegiordano Marina, svolgerà il ministero di cappellano presso l’Ospedale “G. Chidichimo” di Trebisacce.
- don Nicola Arcuri, già Rettore della Basilica Cattedrale, è nominato Parroco della Parrocchia “Beata Vergine Maria del Rosario” in Montegiordano Marina.
- Avendo avuto l’unanime parere positivo del Collegio dei Consultori, del Consiglio Episcopale e del Consiglio Presbiterale, trasferisco il titolo della Parrocchia “Natività della Beata Vergine Maria” in Cassano All’Ionio dalla chiesa di Sant’Agostino alla Basilica Cattedrale, che, pertanto, ritorna a essere sede parrocchiale.
- don Diego Talarico avrà la responsabilità del “polo pastorale” costituito dalle Parrocchie “Natività della Beata Vergine Maria”, “San Francesco d’Assisi” e dalla Rettoria di “Sant’Agostino”.
- don Luca Pitrelli, trasferito dall’ufficio di Vicario parrocchiale della Parrocchia “San Girolamo” in Castrovillari, è nominato Vicario Parrocchiale del “polo pastorale” costituito dalle Parrocchie “Natività della Beata Vergine Maria”, “San Francesco d’Assisi” e dalla Rettoria di “Sant’Agostino” in Cassano All’Ionio.
- don Sanjay Dhanwar è nominato Amministratore parrocchiale della Parrocchia “San Teodoro” in Laino Castello, avendo rinunciato all’ufficio di Parroco della medesima Parrocchia don Roberto Romoli, che rimane Parroco della sola Parrocchia “Spirito Santo” in Laino Borgo.
- padre Ilunga Tshikele Andre, dei Missionari servi dei Poveri (Boccone del povero), è nominato Amministratore parrocchiale della Parrocchia “Sant’Alessandro V. M.” in Alessandria del Carretto, avendo rinunciato all’ufficio di Parroco della medesima Parrocchia don Anatole Milambo, che rimane Parroco della sola Parrocchia “San Michele Arcangelo” in Albidona.
- padre Franco Granata, OCarm., che rimane Cappellano del Carcere di Castrovillari, è nominato Rettore della Basilica “San Giuliano” in Castrovillari.
- don David Bage è nominato cappellano dell’Istituto “Virgo Fidelis” in Trebisacce.
- Fra Diego Canino Ofm Conv., permanendo in tutti gli altri ministeri, celebrerà l’Eucarestia nei giorni feriali presso la Comunità delle Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori in Castrovillari.
- Il diacono permanente Michele Diodati è nominato collaboratore pastorale della Parrocchia “Madonna della Pietà” in Castrovillari.
UFFICI DIOCESANI, ORGANISMI E SERVIZI
- Nomino Direttore dell’Ufficio per la pastorale carceraria padre Franco Granata, OCarm.
- Nomino Direttore del Museo Diocesano il Ludovico Noia.
- Nomino Direttore dell’Ufficio missionario don Roger Ntabala.
- Nomino Responsabili della Pastorale Familiare Fra Umile Caudana e Suor Chiara Pascuzzo, con la collaborazione del diacono Giuseppe Guarnaccia, di sua moglie Marialisa Chitarelli, insieme alla coppia dei coniugi Luca Avarello e Caterina D’Elia, alla dott.ssa Rossella Antonelli e a Enzo Campana.
CONCLUSIONI
Carissimi Presbiteri, Diaconi, Consacrati e Consacrate, Seminaristi, Fedeli Laici, mentre affido alla nostra Chiesa diocesana queste Provviste Pastorali, sento crescere nel cuore, più di ogni altra parola, un sentimento di gratitudine.
Ringrazio il Signore, che continua a prendersi cura del suo popolo con una fedeltà che supera ogni nostra fragilità; ringrazio i sacerdoti, che ogni giorno rendono presente Cristo Buon Pastore nelle nostre comunità; ringrazio quanti, spesso nel silenzio e senza alcun riconoscimento, sostengono la vita della Diocesi con la preghiera, il servizio, la testimonianza della carità e la perseveranza della fede.
Come già negli anni scorsi, le consegne e gli ingressi dei nuovi Parroci dovranno effettuarsi tra settembre (dopo l’Assemblea) e ottobre p.v.
Il Parroco uscente presenterà al subentrante la Comunità in tutte le sue componenti, con particolare attenzione al CPP, al CAEP, alle eventuali Comunità Religiose presenti nel territorio parrocchiale, ai responsabili delle Aggregazioni e Movimenti. In tale passaggio sono previsti gli adempimenti di carattere burocratico-amministrativo, secondo le indicazioni da me date attraverso la Curia.
L’ingresso del nuovo Parroco sarà accompagnato dalla celebrazione della Santa Messa presieduta da me, o dal Vicario Generale o da un Vicario Episcopale.
Sarà premura di ogni presbitero interessato prendere contatti con la Segreteria del Vescovo per stabilire la data dell’ingresso in Parrocchia.
Alle Comunità parrocchiali rinnovo un invito sincero: accogliete i vostri pastori con cuore aperto, accompagnateli con la preghiera, collaborate con generosità alla missione della Chiesa.
Non cercate nel sacerdote l’uomo capace di soddisfare ogni aspettativa, ma il fratello che il Signore vi affida perché vi accompagni nell’ascolto della Parola, nella celebrazione dei Sacramenti e nel cammino della santità.
Ogni Parroco porta con sé doni e limiti, come ciascuno di noi; ciò che rende fecondo il suo ministero è l’incontro tra la grazia di Dio, la sua disponibilità e una comunità che sceglie di camminare insieme, con fiducia e corresponsabilità.
Consegno queste Provviste Pastorali non soltanto come atto del mio ministero episcopale, ma come segno della fiducia che ripongo nel Signore e nella generosa disponibilità della nostra Chiesa diocesana.
Le affido alla preghiera di tutti, perché possano portare frutti di comunione, di rinnovamento spirituale e di autentica fecondità missionaria.
Risuonino ancora nel cuore di ciascuno le parole del Signore: «Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9).
Esse sono la sorgente della nostra speranza e il criterio di ogni autentico discernimento ecclesiale.
Se rimarremo nel suo amore, anche i cambiamenti diventeranno occasione di grazia, le fatiche si trasformeranno in offerta e la nostra Chiesa continuerà a portare frutti che rimangano.
Con questi sentimenti imparto di cuore a tutti la mia Benedizione, affidando il cammino della Diocesi di Cassano all’Jonio alla materna protezione della Beata Vergine Maria, donna obbediente, e all’intercessione del nostro Patrono San Biagio, Vescovo e Martire, perché ci ottengano il dono di una fede salda, di una carità operosa e di una speranza che non delude.
Cassano allo Ionio, 13 Luglio 2026
- ✠ Francesco, Vescovo
