At 2, 1-11; Sal 103; Rm 8, 8-17; Gv 14, 15-16. 23-26  

Domenica di Pentecoste

 

È la festa della Pentecoste, la festa della irruzione dello Spirito di Dio che prende dimora stabile nei credenti.

In origine la Pentecoste era il “cinquantesimo giorno” dopo la festa della Pasqua, inizio in Israele della “festa delle settimane” (Shabu’ot) a conclusione della mietitura. In seguito, a partire dal II sec. A.C., il cinquantesimo giorno diventa “festa dell’alleanza” (Shebu’ot) con un riferimento specifico a quella sinaitica cinquanta giorni dopo l’uscita dall’Egitto. Negli Atti degli Apostoli la Pentecoste si arricchisce ulteriormente di un nuovo significato: cinquanta giorni dopo la Pasqua di Gesù, l’uscita dalla tomba, Dio nel Risorto inizia per Israele e per tutti i popoli la “festa dell’alleanza nella Spirito”.

Tre sono le immagini che ci aiutano a “comprendere” come agisce lo Spirito Santo: un’immagine presa dalla storia della salvezza e due immagini cosmiche.

“L’immagine presa dalla storia della salvezza è rappresentata dalle lingue, che sono simbolo della capacità dell’uomo di parlare, sono simbolo della parola. L’uomo con la parola può aprire la sua mente, può creare comprensione con l’altro e comprensione vuol dire anche comunione. Così lo Spirito Santo appare come questa forza che ci apre e crea comunione.

Dietro questa immagine si trova un riferimento alla storia della Torre di Babele, dove la superbia disperde l’umanità, crea incomprensione, separazione e opposizione (Gen 11,1-9); quella storia indica che l’uomo era giunto al punto in cui pensava di avere la possibilità, con le sue proprie forze, con la tecnologia di quel tempo, di costruire la torre per arrivare fino al cielo, di crearsi egli stesso il “cielo”, l’accesso al cielo.

Ma proprio questa superbia dell’uomo, che pensa di non aver più bisogno di Dio, e fa di se stesso “Dio”, che si eleva a essere Dio, proprio questa superbia che crea “grandezza”, allo stesso tempo distrugge l’uomo, crea incomprensione, confusione, opposizione, distrugge l’umanità e disperde, come noi stessi vediamo.

Questa immagine – in cui il parlare tutte le lingue crea incomprensione per la diversità, ma poi crea anche unità e comunione nella diversità delle lingue – rivela che la superbia del nostro potere o il progresso della scienza non possono fare tutto, non possono creare l’uomo Dio, non possono dare la redenzione all’uomo. Sono invece l’umiltà della fede, che si apre a Dio, e il dono dell’amore, che è sempre donato, la vera forza capace di creare quella comprensione che diventa comunione” (cfr. Papa Benedetto XVI).

Che bello, allora, essere consapevoli che è lo Spirito che crea comunione, che crea la comunione universale, che è capace di creare questa famiglia universale di Dio, che parla tutte le lingue e tuttavia parla un’unica lingua. È lo Spirito Santo che crea comunità!

Le altre due immagini cosmiche: il fuoco e il vento o l’aria.

Il fuoco e l’aria nella storia antica venivano considerati gli elementi che costituiscono il cielo. Se quindi arrivano fuoco e vento vuol dire che il cielo si è aperto ed entra nella terra, che l’arrivo dello Spirito Santo è l’ingresso del cielo nella terra, è l’abbraccio della terra da parte del cielo.

Il fuoco: la scoperta del fuoco è stata considerata l’inizio della civilizzazione, della cultura, perché il fuoco è l’elemento capace di trasformare la realtà. Il fuoco trasforma le cose e crea nuove realtà. L’uomo finalmente poteva cambiare il mondo con la forza del fuoco. Il fuoco è anche calore e luce, e ci fa pensare alla verità che è luce, e all’amore che è calore. E comprendiamo, così, che la vera forza trasformatrice del mondo è costituita dalla verità e dall’amore. Il fuoco, mentre trasforma, brucia, e il passaggio da uno stato all’altro è un passaggio doloroso come ogni rinnovamento. Il fuoco bruciando rinnova.

Non dimentichiamo che Gesù, dopo il battesimo di Giovanni, promette ai suoi il battesimo del fuoco, il vero battesimo rinnovatore.

Gesù considera la sua passione come il battesimo del fuoco, quel fuoco che trasforma l’uomo e il mondo. La passione e la resurrezione sono trasformative!

L’aria è ciò che ci consente di respirare, fondamentale per la nostra vita.

Quando parliamo di inquinamento dell’aria, parliamo del rischio del nostro respiro. Non c’è soltanto l’inquinamento ambientale, di cui giustamente dobbiamo tutti preoccuparci, ma anche dell’inquinamento dell’aria spirituale. Quanti veleni respiriamo che distruggono la nostra vera vita, la capacità della verità e dell’amore in noi. Lo Spirito Santo purifica, pulisce l’aria spiritualmente inquinata e ci fa respirare l’aria fresca della vita di Dio.

Per questo urge la Pentecoste! Lo Spirito Santo venga come vento forte che purifica e ci faccia di nuovo respirare la vera aria di Dio, così da poter vivere bene la vita, non banalizzandola.

Come popolo di Dio in cammino, pellegrini di speranza, preghiamo perché non manchi mai l’azione dello Spirito Santo in noi e nel mondo.

Buona festa della Pentecoste.

 

   Francesco Savino

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