Carissimi,
anche quest’anno la festa del patrono della nostra chiesa diocesana,
S. Biagio, ci unisce attorno all’altare di Gesù per celebrare la fedeltà del Suo amore. All’inizio del nostro essere cristiani, infatti, c’è la chiamata d’amore di Gesù che, guardando alle nostre miserie, non smette di rincorrerci per farci sentire suoi per sempre. Il Vescovo Biagio ha rispecchiato questa carità di Dio nel suo ministero in maniera eccellente, ecco perché lo preghiamo e ne seguiamo le orme nonostante le nostre resistenze. Quest’anno vorrei soffermarmi su un aspetto particolare della vita di S. Biagio che può interpellare tutti noi: egli diventa pastore, cioè educatore, del popolo a prezzo del suo sangue. Il nostro è un tempo che invoca da più parti educatori coraggiosi, credibili, generosi: proprio come S. Biagio. Tre aspetti della missione educativa del nostro patrono vorrei condividere:
- Il profeta Ezechiele nella prima lettura ci ha detto che il pastore cerca soprattutto le pecore ferite e malate. Il pastore incarna colui che sa prendersi cura del gregge, come S. Biagio, e quindi colui che educa il popolo, senza abbandonarlo. Prendersi cura non è un optional per noi cristiani, è lo stile di vita quotidiano con cui viviamo le nostre relazioni. Solo chi accetta l’alfabeto della cura, è in grado di educare: trasmettendo la fede e l’amore per la vita.
- Nella seconda lettura il libro dell’Apocalisse ci invita a non temere la prova per la coerenza della fede. Pensiamo alle sofferenze che S. Biagio ha dovuto affrontare per la fedeltà a Cristo, pensiamo alle ferite che molti cristiani ricevono a causa del vangelo in tante parti del mondo. Ma anche in mezzo a noi: se siamo veramente radicali nel Vangelo non è forse vero che andiamo incontro alla derisione, alla prova e alle minacce? Solo chi si prende cura in maniera eccessiva di sé, non avrà mai da temere. Ma se diventiamo educatori che si sporcano le mani, che denunciano, che puntano in alto: allora saremo certamente, come S. Biagio, schiacciati dal peso del male. Il martirio di S. Biagio ci ricorda che il bene e il perdono non sono accettati dallo Spirito cattivo, più ci impegniamo per scopi nobili e alti, tanto più andiamo incontro a persecuzioni. Viviamo il tempo della legge della forza a tutti i livelli. È il clima di quella che Giorgio La Pira, anni fa e profeticamente, chiamava l’“età della forza”. Oggi più che mai viviamo l’età della forza. Mi riferisco ai casi martellanti di femminicidio, fenomeno su cui dobbiamo insistere per difendere la vita stessa, la dignità e la libertà delle donne. Non dimentichiamo le violenze legate alle dipendenze e ai problemi psichiatrici in crescita esponenziale. Siamo tutti ancora scossi da quanto avvenuto a La Spezia, dove la vita di Abu è stata spezzata in modo tragico e incomprensibile per mano di un coetaneo. Questo dramma ci interpella come comunità civile ed educativa. Ci ricorda quanto sia urgente accompagnare i giovani, ascoltarli davvero, non lasciarli soli nelle loro fragilità, nelle loro paure e nelle loro rabbie. L’educazione, in famiglia, a scuola e nelle comunità, è una responsabilità condivisa che non possiamo delegare né rimandare. Solo investendo nella relazione, nell’esempio e nella formazione delle coscienze possiamo costruire un futuro più umano e più giusto. Anche i nostri territori non sono esenti da violenze, bullismo e altro. È l’ora di rimettere al centro delle nostre agende pastorali, è una priorità, la questione educativa. Vorrei esprimere solidarietà e vicinanza a tutti quegli educatori della nostra chiesa locale, della nostra Diocesi (insegnanti, catechisti, parroci, genitori) che non si scoraggiano, ma portano avanti con fedeltà e passione il loro martirio bianco per amore dei piccoli che ci sono affidati.
- Infine l’evangelista Giovanni ci ha ricordato che al pastore interessano le pecore. Il martirio di S. Biagio non è un atto eroico, ma è la forma più profonda dell’amore. Amore sempre concreto, mai generico. Amore per i volti, non per le masse. Amore per le vite, non per i meriti. Non è forse questa la motivazione di ogni vero educatore? I care, mi sta a cuore (don Lorenzo Milani). Il nostro patrono ci chiede una maggiore passione in questo senso, a tutti! A noi importa, a noi sta a cuore il popolo. Ci stanno a cuore le persone con le quali ogni giorno entriamo in relazione, perché attraverso quelle relazioni la salvezza di Cristo passa e rimane come forma di riscatto da ogni corruzione e disumanità che rende tutto decadente. Celebriamo S. Biagio perché ha amato così, pur patendo nel suo corpo il prezzo del martirio. Ma chi educa, chi si prende cura, conosce che questo atto di amore costa. Non paga, ma si paga. Lo facciamo però con gioia e non per forza. A tutti noi sta a cuore la vita eterna insieme a S. Biagio, e non le piccole e ridicole ricompense di questo mondo.
Buona festa patronale a tutti, disposti al martirio per amore del popolo di Cassano!
Amen! Che sia così!
✠ Francesco Savino
