“Il tempo della Quaresima è un tempo di prova, di lotta, di resistenza alle tentazioni che ci assediano, è un cammino nel deserto orientato al dono di Dio, all’incontro con Lui. Per questo nella prima domenica di questo tempo liturgico ci viene svelata la realtà della tentazione subita da ogni essere umano, subita da Gesù stesso, anche lui “figlio di Adamo” (Lc 3,38). Significativamente, la Lettera agli Ebrei ci svela che “Gesù stesso è stato messo alla prova (pepeirasménos) in ogni cosa come noi, senza cadere in peccato” (Eb 4,15). Dunque ha vinto le tentazioni, ma non è stato esente da esse, perché nella sua umanità vera e concreta c’era la fragilità, la debolezza della “carne” (sárx)” (Enzo Bianchi).
Lasciamoci interrogare, dunque, dalle tre tentazioni che Gesù ha subito. È chiaro che Gesù viene messo alla prova circa la sua fedeltà alla volontà di Dio. La prima tentazione “Dì che queste pietre diventino pane” chiama in causa il nostro rapporto con le cose. Avere fame è l’esperienza che caratterizza ogni essere umano, è un bisogno primario del nostro corpo: ma che cosa si chiede qui a Gesù? Di usare il suo potere per risolverlo magicamente, di compiere una sorta di miracolo a suo vantaggio esclusivo, per rendersi la vita più facile, per usare delle cose a suo piacimento senza fatica. Se Gesù avesse ceduto a questa tentazione sarebbe uomo come noi? Quale fiducia avrebbe mostrato nei confronti del Padre? In questa tentazione è in gioco non soltanto il suo rapporto con le cose ma anche con il Padre. Gesù supera la tentazione affidandosi non a mezzi potenti ma mettendo la sua vita interamente nelle mani del Padre per compiere la sua volontà. “Sta scritto: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»”: Gesù fa appello alla Parola della Sacra Scrittura! Una grande lezione per noi, credenti di oggi: un buon rapporto con Dio conduce ad una relazione sana con le cose.
La seconda tentazione è senz’altro la più subdola perché parte dalla citazione di un salmo: “Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: «Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra»”.
In questa tentazione è a rischio il rapporto autentico di Gesù con Dio. Gesù non può essere un messia esonerato dai rischi della missione. Si troverà ad affrontare opposizioni, rifiuti, resistenze e anche la condanna alla morte di croce. Egli non ha dubitato dell’amore del Padre, della sua vicinanza accanto a Lui, in tutti i momenti della sua esistenza. È umano avere dubbi, cedimenti, quando arrivano momenti difficili della nostra vita, ma sono proprio questi i momenti nei quali siamo chiamati a trasformare il presunto “abbandono di Dio” in “abbandono in Dio”. Così ha fatto Gesù: “Stà scritto anche: «Non metterai alla prova il Signore Dio tuo»”.
La terza tentazione è programmatica: “Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”.
Questa terza messa alla prova di Gesù ci fa cogliere il fatto che la scelta fondamentale per Dio non può essere compiuta una volta per tutte, ma chiede di venire rinnovata continuamente. Anche in questa prova Gesù è deciso: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a Lui solo renderai culto”. Gesù non cede alla logica del potere del mondo ma fa sua la logica di Dio. Non sceglie di essere un messia padrone che ricorre alla forza, ma sceglie di essere “servo” che offre la sua vita per gli altri, nel segno della mitezza, della misericordia, dell’amore.
Tu sei amore e carità,
Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà,
Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza,
Tu sei sicurezza,
Tu sei quiete.
(S. Francesco, Preghiera davanti al crocefisso)
Se riflettiamo seriamente e responsabilmente sulle tentazioni di Gesù ci rendiamo conto che sono anche le nostre!
Gesù ci indica una strada: fidarsi e affidarsi a Dio sempre, consapevoli che Lui è eternamente presente e non ci abbandona alle forze del male o a un destino di morte.
Tu sia lodato, mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore e sopportano malattie e sofferenze.
Beati quelli che le sopporteranno in pace, perché saranno incoronati.
Tu sia lodato, mio Signore, per la nostra morte corporale, dalla quale nessun uomo vivente può scappare:
guai a quelli che moriranno mentre sono in situazione di peccato mortale.
Beati quelli che la troveranno mentre stanno rispettando le tue volontà,
perché la seconda morte, non farà loro male.
Lodate e benedicete il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.
(Cantico delle creature)
Rinnovando l’augurio di un cammino quaresimale autentico e responsabile, sia per tutti una serena Domenica.
✠ Francesco Savino
