Questa Domenica, seconda dopo Natale, ci propone nuovamente il prologo del Vangelo di Giovanni che ci aiuta ad entrare in un dialogo contemplativo con il mistero del Natale del Signore.
Sapientemente padre Ermes Ronchi così afferma: “Un Vangelo che toglie il fiato, che impedisce piccoli pensieri e spalanca su di noi le porte dell’infinito e dell’eterno. Giovanni non inizia raccontando un episodio, ma componendo un poema, un volo d’aquila che proietta Gesù di Nazareth verso i confini del cosmo e del tempo. In principio era il Verbo… e il Verbo era Dio. In principio: prima parola della Bibbia. Non solo un lontano cominciamento temporale, ma architettura profonda delle cose, forma e senso delle creature: «Nel principio e nel profondo, nel tempo e fuori del tempo, tu, o Verbo di Dio, sei e sarai anima e vita di ciò che esiste» (G. Vannucci)”.
Contempliamo qualche affermazione del prologo.
“In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”: da sempre Dio ha avuto nei confronti dell’umanità una prossimità, una vicinanza soltanto per la nostra gioia, per il nostro ben-essere vitale. La vita e la luce sono due espressioni assolutamente significative della bellezza del nostro Dio che in Gesù ci dona ogni possibilità di vivere bene la nostra esistenza. Non possono non venire i brividi quando contempliamo il mistero della incarnazione di Dio.
“Venne fra i suoi e i suoi non l’hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Come già detto il giorno di Natale, ci troviamo di fronte al mistero della libertà umana, tanto bella ma altrettanto tragica perché l’uomo, l’umano non riconosce e non accoglie il più grande dono che Dio ha fatto all’umanità. È il mistero dell’iniquità! Siamo poi al vertice del Prologo: nati per essere nel Figlio di Dio anche noi suoi figli. Solo al pensiero di essere figli di Dio dobbiamo sentirci abitati da sentimenti indicibili! Solo contemplando possiamo tentare di comprendere la grandezza, la profondità e l’immensità del mistero del Natale, del Dio fatto carne come noi.
“Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”: La grazia e la verità! Mosè ci aveva dato le dieci parole, ricevute da Dio, “ma queste non bastavano a cambiare il cuore. Dicono cosa è bene e cosa è male, aiutano ad indirizzare la volontà ma non liberano il cuore dall’attrazione del male e dalla tendenza a vivere per se stessi. Gesù invece, a chi crede in Lui, dà la grazia, la presenza dello Spirito Santo che libera dal di dentro il nostro cuore, orientandolo all’amore, dandoci così la grazia di amare. E non solo: ci insegna la verità, cosa significhi amare, chi sia veramente Dio e chi siamo noi stessi. Quanta bellezza in Gesù e nel camminare con Lui!” (Missionari della Via).
C’è solo da ringraziare, un ringraziamento carico di stupore e di meraviglia! Che bello esistere, vivere sapendo che non siamo soli, che non siamo abbandonati a un destino di morte ma Dio è con noi sempre, fino alla fine di tutto. Facciamogli allora spazio dentro di noi!
«No, no, bambina mia, e Gesù non ci ha dato neanche delle parole morte
Che noi dobbiamo chiudere in piccole scatole (o in grandi).
E che dobbiamo conservare in olio rancido
come le mummie d’Egitto.
Gesù Cristo, bambina, non ci ha dato delle conserve di parole da conservare
ma ci ha dato delle parole vive
da nutrire. (…)
Le parole di vita,
le parole vive non si possono conservare che vive, nutrite vive
nutrite, portate, scaldate, calde in un cuore vivo».
(Charles Péguy, Il portico del mistero della seconda virtù in I misteri, Jaca Book 2001, pp. 210-211).
Buona Domenica.
✠ Francesco Savino
