Is 7,10-14; Sal 23; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24

IV Domenica di Avvento anno A

Siamo all’ultima Domenica di Avvento, la IV!

Il Natale Liturgico è a giorni!

È Giuseppe il protagonista di cui dobbiamo cogliere soprattutto due atteggiamenti, al di là di ogni sua umana perplessità. Due verbi che definiscono bene quanto il progetto di Dio gli chiede: accogliere e custodire.

Prima di approfondire questo atteggiamento di Giuseppe mi piace sottolineare quanto sostiene Enzo Bianchi: “E mentre Giuseppe, uomo di fede, medita nel suo cuore su quanto gli sta accadendo, mentre dimora in quella condizione di silenzio che è spazio per il lavoro interiore e la preghiera, spazio per il dominio di sé e il discernimento nella fede, ecco un angelo, un messaggero del Signore che attualizza per lui in sogno la parola di Dio: «Giuseppe, figlio di David, non temere di prendere con te Maria tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito santo». La grande rivelazione è spiegata da una parola che interpreta e approfondisce l’annuncio: «Maria partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Il bambino che nascerà sarà dunque chiamato con un Nome che indica la sua totale appartenenza a Dio e, nello stesso tempo, la missione che egli porterà a compimento vivendo a servizio degli uomini suoi fratelli: Gesù, Jeshu‘a, che significa «il Signore salva» e, quindi, Salvatore. Lo scandalo si trasforma così per Giuseppe in rivelazione, l’evento di contraddizione in occasione di obbedienza puntuale a Dio: Giuseppe approfondisce la sua fede, giungendo a comprendere in prima persona che «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37). A questo punto l’evangelista può commentare: «Tutto ciò avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele” (Is 7,14), che significa Dio-con-noi». Sì, «alla pienezza dei tempi» (Gal 4,4), al compimento di tutte le promesse e le alleanze, Dio ha visitato il suo popolo in modo unico e irripetibile: si è fatto ‘Immanu-El, Dio-con-noi, in Gesù, il Figlio della vergine Maria, il Messia «nato dalla stirpe di David secondo la carne» (Rm 3,3)”.

Giuseppe diventa, dopo un non facile anzi faticoso discernimento, l’uomo che “accoglie”. Accogliere è ciò che ci viene chiesto per fede da Dio. Accogliere il progetto di Dio per Giuseppe e per ciascuno di noi significa “obbedire” abbandonandosi alla volontà di Dio. Egli accogliendo il progetto di Dio, crede e accoglie Maria, diventando padre del Figlio di Dio. Giuseppe ci insegna che «padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti» (Papa Francesco, Patris Corde, 7).

Giuseppe, obbedendo, diventa anche capace di “custodire” ciò che è importante e significativo nella vita. Fabio Rosini così spiega il verbo biblico custodire: «Custodire in ebraico si traduce con shamar, che significa sorvegliare, vigilare, osservare, fare la guardia, salvaguardare; è il verbo di chi scruta l’orizzonte con attenzione per cogliere il pericolo».

Come è importante nella vita custodire le persone che ci vengono affidate o che incontriamo sui sentieri più o meno interrotti della nostra vita! Spesso però siamo più disponibili a custodire beni secondari, il denaro, gli oggetti, più che custodire le persone. Il Vangelo di questa Domenica ci dice che Giuseppe al suo risveglio prese con sé la sua sposa, consapevole di tutte le difficoltà che avrebbe dovuto affrontare insieme a Maria – pensiamo per un momento al chiacchiericcio e alle allusioni della gente – ma per Giuseppe è più importante custodire ciò che Dio gli ha affidato: Maria e il Bambino che di lì a poco sarebbe nato. Nella prossimità del Natale del Signore nella Liturgia domandiamoci se, come Giuseppe, sappiamo accogliere il progetto di Dio nella nostra vita, soprattutto quando cozza con l’“umano” e, nello stesso tempo, domandiamoci ancora se sappiamo custodire le persone che la vita, e attraverso la vita, Dio ci affida.

Augurando a tutti una bella e buona Domenica, lasciamoci abitare dalla certezza che i sogni di Giuseppe sono quelli di Dio.

 

 

   Francesco Savino

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