Mercoledì delle Ceneri

 

Ecco tornata la Quaresima con il Mercoledì delle Ceneri, giorno solenne ma austero!

Senz’altro un tempo privilegiato, per il singolo cristiano come per la Chiesa tutta. Per fare che cosa?

Alcune parole significative voglio consegnare a tutti noi per non sprecare questo tempo di grazia, per non cedere alla banalità del male e alla stupidità del nostro essere e del nostro esserci qui ed ora in questo tempo: Conversione e Verità.

Desidero tanto che questa Quaresima, questi quaranta giorni che secondo i padri della Chiesa sono una vera e propria “esercitazione”, sia un tempo nel quale facciamo verità e al tempo stesso attiviamo seriamente e responsabilmente processi di cambiamento personale, tale da poter incidere anche sugli eventuali cambiamenti sociali.

Fare verità nel tempo in cui sembra che la menzogna, la falsità, abbiano occupato il palcoscenico: basti pensare alla propaganda e alla comunicazione odierna, basti pensare ai nostri comportamenti personali che rappresentano spesso uno, nessuno e centomila, basti pensare alle relazioni affettive e sentimentali, basti ancora pensare a tutto ciò che accade nei conflitti geopolitici dove la negazione della verità diventa condizione per giustificare  ogni aggressione verso gli altri.

Urge fare verità trovando e ritrovando l’essenziale della vita cristiana, liberandosi dal “di più” che “viene dal maligno” (Mt 5, 37).

Fare verità purificando il proprio parlare dalla menzogna, fare verità scoprendo la bellezza dell’unità fra il dire e il fare, tra parola e azione, entrambe chiamate a obbedire al grande comando dell’amore del prossimo.

L’inizio di questo cammino personale di verità non può che partire da una conoscenza più approfondita di noi stessi. La domanda “chi sono?” deve essere l’interrogativo più pregnante e costante per entrare dentro di sé e fare verità nel “guazzabuglio”, spesso “pantano” del nostro cuore.

Sostiene il Gesuita Padre Gaetano Piccolo: “La conoscenza di sé stessi è certamente un’impresa ardua ed esigente. Sant’Agostino diceva di essere diventato una grande domanda persino per sé stesso. Il cuore dell’uomo è un abisso (Sal 63,7) e difficilmente arriviamo a comprendere fino in fondo chi siamo. Eppure, mi verrebbe da dire, a volte basta semplicemente guardare a quello che facciamo: le nostre scelte, i nostri comportamenti, le nostre reazioni parlano di noi. È vero forse che in molte occasioni preferiamo non guardare. La vita è quel banco di prova sul quale siamo chiamati continuamente ad affrontare la verifica di ciò che siamo diventati, proprio come un alunno che periodicamente viene messo alla prova non solo per essere valutato, ma perché comprenda dov’è arrivato e qual è il cammino che ancora deve percorrere”.

Se il punto di partenza per fare verità è il farsi la domanda su “chi sono io?” è anche vero che deve subito seguire in maniera rigorosa l’ascolto della Parola di Dio, soprattutto quella dei profeti, la conoscenza della misericordia di Dio e quindi l’esperienza concreta della misericordia.

L’ascolto per il cristiano è l’“in principio”!

Tutta la vita cristiana sta sotto il primato dell’ascolto e richiede un ascolto orante, obbediente, fattivo.

L’ascolto apre alla conoscenza di Dio, che è vivente nell’oggi della nostra storia, personale e comunitaria, e al tempo stesso l’ascolto genera fiducia e amore in Dio.

In questo cammino di conoscenza del Signore scopriamo la sua misericordia, scopriamo che è un Padre con viscere di misericordia e ne facciamo esperienza concreta. Senza autenticità non possiamo amare, o rischiamo di amare soltanto la copia di noi stessi negli altri!

Straordinaria l’esperienza personale dell’apostolo Paolo che potrà annunciare: “Mentre eravamo ancora peccatori Cristo è morto per noi” e, “quando eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio” (Rm 5, 8.10).

Questa è la misericordia di Dio per noi che dobbiamo conoscere e sperimentare.

Fare verità, allora, è condizione vitale per il cambiamento, per una conversione vera, autentica e senza infingimenti.

Sosteneva padre Mariano Magrassi: «Conversione e fede sono un binomio inseparabile. L’annuncio decisivo di Gesù suona infatti: «Convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,15) [N.B. cfr. Imposizione delle ceneri: Convertitevi e credete al vangelo]. Il Vangelo è quella «cosa nuova» che, se uno l’accoglie e la vive, rende nuova tutta la vita, quasi rovesciandola: questa è la conversione. Di qui l’impegno della Chiesa in Quaresima: chiamare alla fede quelli che ancora non vi sono giunti (catecumenato per i battezzandi) – ravvivare e far progredire la fede di coloro che hanno già ricevuto il dono (catechesi intensa per tutti) – restituire alla vita i battezzati vinti dal peccato (ingresso nell’«ordo» dei penitenti e riconciliazione il Giovedì Santo). Con l’imposizione delle ceneri a tutti, in quell’«ordo paenitentium» oggi entriamo tutti. La Quaresima dunque non è solo un impegno individuale: è una «pratica collettiva», un «sacramentum» che coinvolge tutta la comunità, una «gratia» che con la sua efficacia raggiunge tutti».

E se analizziamo i tre termini, rispettivamente ebraico, greco e latino, cogliamo ancora di più le dimensioni essenziali della conversione. Il termine ebraico “sûb” significa: cambiare strada, cambiare direzione. Stavi andando in quella direzione e ti accorgi che la direzione è sbagliata? Ebbene, correggi la rotta. In greco “metànoia” indica un cambiamento dell’intimo dell’uomo, del “cuore”, della “testa”. La conversione è una rivoluzione interiore. In latino “converti” che vuol dire: voltarsi verso. Convertirsi è voltarsi verso il Signore, è orientarsi decisamente a Lui.

Ecco la bellezza della conversione, del cambiamento, così come ci viene indicato dalle tre lingue. Non dimentichiamo, comunque, che la conversione non è soltanto impegno, responsabilità da parte nostra, ma anche dono dall’alto, la grazia che viene sempre e comunque dall’incontro con Cristo.

Anche quest’anno ho scritto una breve lettera pastorale Quaresima-Pasqua dal titolo: “La visita pastorale. Esperienza di deserto quaresimale e di cammino verso il Risorto”. Una lettera che alla luce della visita pastorale raccoglie una mia proposta come Vescovo intorno a quattro parole che sono appunto le parole della Quaresima: Deserto, ascolto, conversione, cammino.

In questa lettera parlo soprattutto di atteggiamenti e di condizioni del cuore, di premesse necessarie per poter ascoltare e discernere le priorità, le scelte, le azioni che lo Spirito può suggerire. Ecco, la visita pastorale si inserisce con meraviglia nel cammino quaresimale.

Tutto è grazia! Accogliamola, viviamola, trasmettiamola senza mai sprecare questo tempo privilegiato che anche quest’anno ci è donato.

“…Tu ci guidi nell’Esodo nuovo
alla gioia profonda di Pasqua:
dalla morte passando alla vita
giungeremo alla terra promessa. Amen
.”(Liberati dal giogo del male, Trappiste di Vitorchiano)

 

Buona Quaresima a tutti.

 

✠  Francesco Savino

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