Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18

Natale del Signore 2025

Messa del giorno

È ancora il Natale del Signore!

Solo lo stupore ci fa cogliere la grandezza del mistero del Natale, racchiuso nel “bambino adagiato nella mangiatoia” di Betlemme.

L’immagine più potente che mi pervade, che esprime una mia esigenza interiore profonda quando penso al Natale è il Silenzio.

È una immagine paradossale, mi rendo conto, il Silenzio! Tutto è rumore! Diciamocelo con franchezza, manca proprio il Silenzio, che è il “grembo” generativo di pensieri profondi, di contemplazione.

Eppure è nel silenzio di Betlemme, sotto un cielo che sembra vegliare più che brillare, che nasce un Dio che sceglie la povertà come sua culla, l’emarginazione come suo linguaggio e l’umiltà come stile di comunicazione. Un bambino che non entra nelle dimore degli agiati ma nel respiro caldo di una stalla. Lì, tra il fiato degli animali e l’odore rude del fieno, la Parola si fa carne: un fragile neonato già racconta l’eternità.

Ho sempre pensato al Natale come scandalo e promessa: scandalo per chi cerca Dio nei palazzi del potere, promessa per chi lo attende nella notte delle proprie ferite, nelle notti insonni di dolori e frustrazioni.

Molti sono i modi di raccontare il Natale: la notte ci affascina l’evangelista Luca con la sua narrazione, il giorno è l’evangelista Giovanni con il suo Prologo, un inno, un canto, che ci chiama a volare alto, un volo che proietta Gesù di Nazareth verso i confini del cosmo e del tempo.

Lasciamoci per sintesi interrogare, abitandolo, entrando, quasi in punta di piedi, nel racconto.

“In principio era il verbo, e il verbo era presso Dio, e il verbo era Dio … Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”: l’evangelista Giovanni ci dice che Gesù, il Figlio di Dio, “dal principio” è stato l’archetipo, il modello di riferimento di ogni realtà creata.

“Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo … Venne fra i suoi e i suoi non l’hanno accolto”: è il mistero della libertà umana, tanto bella ma altrettanto tragica perché l’uomo, l’umano non riconosce e non accoglie il più grande dono che Dio ha fatto all’umanità. Ci troviamo di fronte al mistero dell’iniquità!

“A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo ma da Dio sono stati generati”: chi accoglie il “Verbo fatto carne” diventa realmente e non per finzione “Figlio di Dio”.

Siamo al vertice del Prologo: nati per essere nel Figlio di Dio anche noi suoi figli. Solo al pensiero di essere figli di Dio dobbiamo sentirci abitati da brividi indicibili! Solo contemplando possiamo tentare di comprendere la grandezza, la profondità e l’immensità del mistero del Natale, del Dio fatto carne come noi.

“…. La legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”: l’abbraccio tra la grazia e la verità ci viene consegnato sempre grazie a Gesù Cristo. La fede è proprio questo incontro con Gesù che non soltanto ci cambia radicalmente lo sguardo sulla realtà, sulla vita, ma ci consente di essere abitati dalla sua grazia e dalla sua verità.

“Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”: Gesù è l’unico e grande esegeta di Dio, è lui che ci fa comprendere l’identità di Dio, il suo essere e il suo manifestarsi.

Il mio augurio per il Natale di quest’anno è questo: “ritrovare Betlemme” col silenzio e la contemplazione, acquisire la consapevolezza che nel Verbo fatto carne abbiamo la grande possibilità di essere realmente “figli di Dio” e portatori “sani” di speranza.

 

La Speranza è una bambina da nulla.
Che è venuta al mondo il giorno di Natale dell’anno scorso.
Che gioca ancora con babbo Gennaio.
Eppure è questa bambina che traverserà i mondi.
Questa bambina da nulla.
Lei sola, portando le altre, che traverserà i mondi compiuti.
Come la stella ha guidato i tre re fin dal fondo dell’Oriente.
Verso la culla di mio figlio.
Così una fiamma tremante.
Lei sola guiderà le Virtù e i Mondi.
Una fiamma bucherà delle tenebre eterne…
La piccola speranza avanza tra le sue due sorelle grandi
e non si nota neanche…
” (C.Péguy)

 

Buon Natale a tutti.

   Francesco Savino

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