At 10, 34a.37-43; Sal 117; Col 3, 1-4; Gv 20, 1-9

Santa Pasqua

È ancora Pasqua, il giorno di Pasqua, e ancora una volta ci viene annunciato che “Gesù è risorto!”.

Siamo chiamati a farne esperienza!

È significativo che il Vangelo di Giovanni non ci spiega la Resurrezione, piuttosto ci consegna l’esperienza vissuta dai discepoli perché, a nostra volta, possiamo accogliere il Risorto e metterci alla Sua sequela.

È una donna la prima testimone del Risorto. Ne fa esperienza attraverso un incontro non facile subito da comprendere.

Il Vangelo proclamato ci porta davanti ad una tomba vuota: “Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro”.

Al netto di tutto ciò che è stato detto su Maria di Magdala penso che con molta verità dobbiamo dirci che l’evangelista Giovanni ce la presenta come “apostola apostolorum” e al tempo stesso, nella continuazione del Vangelo di oggi, si profila come “apostola del Risorto”.

“È lei che scopre e segnala il peso di un’assenza: Gesù non è più in mezzo ai suoi, neppure come cadavere da venerare. All’alba del giorno di Pasqua tutti corrono: Maria corre da Pietro e dal discepolo prediletto che a loro volta corrono al sepolcro. Correre, però, non serve: per arrivare a credere nella Resurrezione ci vuole tempo perché bisogna lasciarsi interpellare dall’ambiguità dei segni e bisogna, soprattutto, indagare la Scrittura. L’esperienza visionaria alla base della fede nel Risorto è stata certamente entusiasta, ma ben lontana da un impatto emozionale. Pietro e “l’altro discepolo”, che sono rappresentativi di due importanti filoni della tradizione cristiana primitiva, devono accettare l’uno di vedere e non capire, l’altro di vedere e credere, e di essere entrambi incapaci di rendere ragione della loro esperienza perché non hanno ancora cercato nella Scritture le parole per trasmetterla” (Marinella Perroni).

Bello constatare, per noi dev’essere veramente emblematico, che per Giovanni è Maria di Magdala la prima a fare l’esperienza del Risorto, ed è la prima che passa dal discepolato nella carne al discepolato nello Spirito.

E constatiamo anche che Maria di Magdala è l’unica a cui il Cristo appare in modo assolutamente individuale.

È straordinariamente bello rilevare che i pensieri di Dio nel Figlio Risorto non coincidono con i pensieri e le logiche degli uomini: quale affidabilità poteva vantare una fede nata a partire dalle pretese visionarie di una donna?

Sappiamo che credere nella Resurrezione non è facile. La Pasqua è annuncio di novità, che rompe ogni logica, e di gioia, di vita e di vittoria. La  Resurrezione, però, è anche pietra d’inciampo: Maria di Magdala chiede ai discepoli di Gesù di diventare discepoli del Signore Risorto.

Non viene chiesto di elaborare una nuova ideologia religiosa ma di stabilire una rete di relazioni (questa è la chiesa) fondata sulla comune esperienza del Risorto, capaci cioè di una nuova vita nello Spirito che mette in grado di “cercare le cose di lassù”.

È Pasqua, allora, per ciascuno di noi! È Pasqua per questo nostro mondo di oggi!

In questo tempo di sangue e di morte, di paure e insicurezze, Maria di Magdala ci dice che il suo Maestro, che è anche il nostro Maestro, è risorto. Facciamone esperienza. È risorto perché il suo amore è stato più forte di ogni legame di morte, perché l’amore, quello vero e incondizionato e gratuito, vince ogni morte.

Papa Benedetto XVI così rifletteva: «La cifra di questo mistero è l’amore e soltanto nella logica dell’amore esso può essere accostato e in qualche modo compreso: Gesù Cristo risorge dai morti perché tutto il suo essere è perfetta e intima unione con Dio, che è l’amore davvero più forte della morte. […] La sua risurrezione è stata dunque come un’esplosione di luce, un’esplosione dell’amore che scioglie le catene del peccato e della morte. Essa ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé. […] La nostra vocazione e il nostro compito di cristiani consistono nel cooperare perché giunga a compimento effettivo, nella realtà quotidiana della nostra vita, ciò che lo Spirito Santo ha intrapreso in noi col Battesimo: siamo chiamati infatti a divenire donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto, in quella comunità di uomini e di donne entro la quale viviamo».

Questo è il mio augurio: amiamoci senza condizioni e gratuitamente e scopriremo realmente che la morte è stata vinta per sempre.

Che la Madonna, lei che ha abbracciato il suo Figlio risorto, lei che l’ha abbracciato nella pienezza della sua grazia e quindi nella pienezza della sua verginità, che la Madonna doni anche a noi la tenerezza di questa misericordia, per noi poveri peccatori, la tenerezza, di questo abbraccio verginale”(don Giacomo Tantardini)

Buona Domenica di Pasqua!

 

   Francesco Savino

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