Omelie

Castrovillari, Mons. Savino: “La festa di San Giuliano ricorre per lasciare un’impronta”


San Giuliano 2016 [SCARICA]

A tutti i presenti, al Sindaco, a tutte le autorità civili e militari, al carissimo don Carmine Scaravaglione che, nonostante la veneranda età, con spirito giovanile e slancio ammirevole, serve il popolo di Dio convenuto per celebrare l’Eucaristia in questa Basilica minore, un saluto affettuoso e fraterno nel Signore: che la Sua luce e l’abbondanza della Sua benedizione sostengano il nostro cammino di credenti, rendano più spediti i nostri passi nel servire la comunità ecclesiale e civile, orientino il comune impegno nella promozione di una società più giusta e più santa.

Oggi, festa di San Giuliano, la città di Castrovillari mostra il suo volto, con le sue molteplici componenti ecclesiali, civili, sociali, culturali, aggregative.

È bello e significativo ritrovarci mossi dal bisogno di appartenere ad una comunità sempre più viva, compatta e solidale.

Sì, cari Castrovillaresi, ogni anno la festa del Santo Patrono ricorre non semplicemente per essere celebrata ma per lasciare un’impronta nella vita quotidiana: è un’occasione privilegiata per rinnovare la nostra disponibilità a camminare nella luce della fede, ripetendo con il salmista: “Alla tua luce, Signore, vediamo la luce”.

Sono certo che fermarci brevemente a riflettere sulle pagine poc’anzi ascoltate nella liturgia della Parola ci aiuterà ad entrare nella bella storia di fede che ha connotato la vita di San Giuliano.

Nella prima lettura, abbiamo ascoltato che S. Paolo si definisce “l’infimo tra tutti i santi”, cioè l’ultimo tra coloro che, alla scuola di Gesù, desiderano testimoniare la bellezza del Vangelo. Emerge il contrasto tra “il minimo fra tutti i santi” e “la grazia” conferitagli “di evangelizzare i Gentili annunciando loro le insondabili ricchezze di Cristo”. In questo brano della lettera agli Efesini, san Paolo sembra mettere in risalto la grandezza della missione che consiste, con l’aiuto della Grazia, nel diffondere tra i pagani l’annuncio delle ricchezze di Cristo per sanare la frattura tra l’uomo e Dio causata del peccato.

Il passo del Vangelo di san Giovanni presenta il Cristo “Buon Pastore” che ci apre la porta per giungere, attraverso lo Spirito di Dio, alla salvezza. Il quarto vangelo, rispetto ai sinottici, si caratterizza per una maggiore rivelazione che Gesù fa di se stesso e della sua relazione col Padre e con gli uomini. Attraverso queste autorivelazioni nominali, Gesù parla della sua missione di salvezza nei riguardi dell’umanità. Egli è il vero rivelatore di Dio, che si qualifica in rapporto alle attese dell’uomo e ai suoi desideri più profondi. Il Buon Pastore è colui che ama. L’amore fa uscire da ogni tipo di recinto, dalle chiusure, dalle abitudini pigre e rende testimoni instancabili dell’amore di Cristo. Beato è quel pastore che, sulle orme di Gesù, diventa libero da sé, non ha paura di assumere bisogni e miserie altrui e vola sereno tra le insidie del potere, del ruolo, dell’autoritarismo, dell’accentramento!

Il Santo Patrono non è altro che un buon pastore per il popolo che si mette sotto la sua protezione, è un amico che continua a vivere nella luce e nella gioia del Regno di Dio, uno che, là dov’è beato, s’interessa di noi, delle nostre speranze, dei nostri problemi e intercede a nostro favore presso Dio da cui “viene ogni buon regalo e ogni dono perfetto” (Gc 1,17).

La vicenda spirituale di San Giuliano, Patrono di Castrovillari, nell’apostolato tra i suoi contemporanei, pur senza i registri specifici della teologia accademica, esprime i temi più importanti di un’autentica conoscenza del mistero di Dio.

La tradizione riporta che San Giuliano era un nobile romano, appartenente alla gens Iulia, da cui deriverebbe il nome. Alcuni testi lo identificano erroneamente con Simone il lebbroso o come uno dei settantadue discepoli di Cristo. Ordinato Vescovo a Roma, sarebbe poi stato inviato missionario in Gallia e, alle porte della città di Le Mans, avrebbe fatto zampillare prodigiosamente una fontana: l’evento miracoloso provocò una conversione in massa dei cittadini. Per il suo instancabile operato, dal defensor della città di Le Mans, Giuliano ricevette in premio numerose donazioni. Dopo 47 anni di episcopato, morì il 27 gennaio di un anno imprecisato. Il suo culto fu introdotto nell’XI secolo dai Normanni in Italia Meridionale e, in particolare, in questa città.

Nell’Italia Meridionale il culto dei Santi è molto antico ed aggregante e si manifesta con forte intensità particolarmente nell’ambito della religiosità popolare.

Viviamo in un tempo, in cui è offuscato, se non addirittura scomparso, l’orizzonte della santità. Tale eclissi dilaga anche negli stessi ambienti ecclesiali, dove a fatica si trovano le parole per parlare delle realtà ultime, della santità e della vita eterna. Nell’universo culturale delle popolazioni del Sud, dove si vive una religiosità talvolta intrisa di sbavature emotive, Dio è lontano, impenetrabile, inaccessibile. A Lui si indirizzano soltanto le bestemmie, equivalente religioso dell’imprecazione, per la colpa di tutti i mali, contro lo Stato, il governo di Roma, il “governo ladro”. I santi, che occupano i vari gradi delle gerarchie divine, sono raggiungibili e possono intercedere presso Dio per risolvere i problemi e i guai di tutti. Nelle regioni del nostro Meridione, coloro che incarnano i modelli ideali da imitare non sono i grandi protagonisti della storia, non sono i grandi intellettuali, gli statisti, sono i santi!

I Vescovi italiani delineano i tratti salienti della Chiesa del Sud con queste parole: “Il profondo senso della trascendenza, la fiducia illimitata in Dio provvidente, la “via del cuore” nella percezione di Dio, l’esperienza del mistero della Croce nella sua drammaticità, ma anche nella sua valenza salvifica, la confidenza filiale nella Madonna, il senso tipicamente cattolico dell’intercessione dei santi (Chiesa Italiana e Mezzogiorno, 1989)”.Essi indicano come la santità segna il punto di arrivo che ogni esodo credente, e perciò ogni cammino autenticamente religioso, si propone: la comunione con Dio. O meglio, segnala il punto in cui Dio stesso viene a stare con gli uomini, l’orizzonte in cui Egli per primo viene a dimorare con noi. Secondo l’insegnamento conciliare, il Santo è come una parola di Dio, coerente a ciò che, nella vicenda del Verbo incarnato, Dio stesso ha già detto, una volta per tutte, agli uomini, ma non per questo destinata a restare anacronistica e, quindi, astratta o semplicemente ripetitiva. Una Parola, piuttosto, sempre attuale e perciò ancora destinata ad un tempo, ad un luogo e ad una comunità di persone, in cui il Santo è inserito ma rispetto a cui egli spicca per segnalare la novità della conversione e per orientare i suoi conterranei e contemporanei verso altre strade, quelle di Dio.

All’uomo viandante del nostro tempo, frastornato dai ritmi frenetici, San Giuliano si propone come modello per un progetto di vita incentrato sull’evangelizzazione e sulla misericordia. Egli, in maniera a volte inconsapevole, rappresenta, in sé e nella sua vita, la realtà convincente ed avvincente dell’altro mondo. Spronati e sostenuti dal suo esempio accostiamoci con spirito di fede alla sua esperienza e, affidandoci alla sua intercessione, sforziamoci di essere noi stessi suoi imitatori per aiutare tutti a vivere una profonda esperienza spirituale, centrata sulla contemplazione di Cristo Crocifisso, rivelatore e mediatore dell’amore misericordioso del Padre celeste.

La Madonna del Castello, prima Patrona di Castrovillari, ci accompagni nel cammino di santità!

+ Francesco Savino

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