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Epifania del Signore 6 Gennaio 2017


EPIFANIA DEL SIGNORE [SCARICA]

6 Gennaio 2017

La Liturgia invita a spostare l’attenzione dal Natale all’Epifania, dalla Presenza alla Manifestazione: a Natale celebriamo Dio che cerca l’uomo, all’Epifania l’uomo che cerca Dio. Molteplici le figure e i figuranti da cui siamo richiamati: Maria è visitata dall’angelo, Giuseppe ha un sogno, i pastori trovano un Bambino nella mangiatoia, una stella appare per i magi che, nel loro itinerario di ricerca, incontrano Erode. Essi, che vengono dall’Oriente, “culla della luce”, a cercare un Re che è nato, provocano “inquietudine” nel re della Giudea, assetato di potere e timoroso di perderlo.

Così oggi, si offrono eventi, situazioni, figure che vanno interpretati e che, per questo, richiedono una “sosta contemplativa”, di meditazione, di preghiera. Sovente capita, ad esempio, di incrociare, nelle nostre giornate, persone che sono l’incarnazione vivente del Vangelo, stelle-guida di orientamento che possiamo accogliere seguendo l’invito di S. Agostino, che diceva: “percorri l’uomo e troverai Dio”. Anche l’uomo è una stella, perché l’Emmanuele, il Dio con noi, il Dio fragile, non è il “Dio dei filosofi”, dei libri, ma del corpo da uomo in cui è venuto ad abitare.

Nel giorno dell’Epifania, festa della manifestazione del Signore, riflettiamo innanzitutto su come possiamo essere capaci di leggere “responsabilmente” le novità del tempo per evitare di essere come “i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo”, prigionieri dei ruoli, burocrati del sacro sotto un cielo vuoto.

Una prima indicazione la troviamo nel passo appena letto del profeta Isaia: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce”. Le parole del profeta, rivolte alla città santa di Gerusalemme, invitano ad alzarsi, ad uscire da se stessi e dalle proprie chiusure, a riconoscere lo splendore che illumina l’esistenza. La “luce” è la gloria del Signore! Nessuno brilla di luce propria, nemmeno la Chiesa. Sant’Ambrogio la definisce, infatti “mysterium lunae”: “Veramente come la luna è la Chiesa: [.…] rifulge non della propria luce, ma di quella di Cristo. Trae il proprio splendore dal Sole di giustizia, cosicchè può dire: “non sono più io che vivo ma Cristo vive in me” (Exameron, IV, 8, 32). E’ Cristo la Luce e, quando la Chiesa è ancorata a Lui e si lascia “abbracciare” dalla Sua Luce, è “sacramento di Luce” per tutti.

Per accogliere la Luce Vera, dobbiamo vivere in “estasi”, guardando in alto, tenendo a bada il Narciso che abita in ciascuno. “Aprire” è l’azione che consente l’incontro con Colui che dà senso alla vita. Ogni chiusura impedisce che accada l’incontro con Dio che è nato e che si manifesta a tutti, nessuno escluso. Nessuna cultura può affermare il monopolio di quel “Bambino adagiato nella mangiatoia”: quel “Bambino” è di tutti coloro che si aprono ad essere accolti e ad accoglierLo. I Magi sono la testimonianza degli uomini di ogni parte della terra che vengono accolti nella “casa di Dio”: nel Dio Bambino tutta l’umanità si raccoglie in unità.

Noi cristiani abbiamo il compito di fare emergere ed incoraggiare il desiderio di Dio iscritto in ogni essere umano. Anche in questi nostri tempi caratterizzati dall’indifferenza, moltissimi sono coloro che, come i Magi, hanno il “cuore inquieto” perché cerca risposte. E’ l’inquietudine dello Spirito Santo che abita i cuori e chiede indicazioni verso Betlemme: mai lasciarsi scoraggiare o fermarsi in questa ricerca di senso, infatti, “andando di inizio in inizio, per inizi sempre nuovi” (Gregorio di Nissa), si raggiunge la meta.

Come i Magi cercavano “insieme”, impariamo anche noi a cercare insieme, come piccole comunità, avendo sguardi profondi e orecchi attenti. Non lasciamoci scoraggiare dagli errori, dagli incontri devianti ma abbiamo sempre la pazienza di interrogare e lasciarci interrogare con la curiosità e lo stupore dei bambini, senza temere.

“Adorare e donare”: questo lo stile del cercare per farsi trovare, per incontrare.  “Entrati nella casa, videro il Bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”. Chi si mette in cammino per incontrare la “verità”, il senso più profondo della realtà, scopre di essere dono e offre se stesso come dono.

“Per un’altra strada fecero ritorno al loro paese: il ritorno a casa dei Magi, “rinnovati” dall’incontro, è per una strada nuova: essi non tornano più da Erode che si oppone alla Verità.

Che stupore genera l’Epifania: a nessuno è preclusa la ricerca della Verità, del senso che quel “bambino adagiato nella mangiatoia” dà al “cuore pensante” di ogni “mendicante”!

Buona Epifania!

   Francesco Savino