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Mercoledì Santo 2017 Messa Crismale LETTERA AI SACERDOTI


LETTERA AI SACERDOTI

Guarderanno a colui che hanno trafitto

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Mercoledì Santo 2017 [SCARICA]

Messa Crismale

La “messa del crisma” prende il nome dal simbolo dell’olio che, come reciteremo nella preghiera, è frutto dell’ulivo, segno di pace sin dal tempo del diluvio. Il simbolo rimanda ad una molteplicità di significati: l’olio è medicina per le piaghe e per i muscoli deboli, è l’olio della preghiera e della vigilanza (quello delle lampade delle vergini sagge e stolte), è l’olio della pace (si versa olio sulle onde del mare per placarle), è immagine anche di conflitto (si dice: “versare olio sul fuoco”), è unguento profumato della festa (l’olio della letizia), è l’olio della consacrazione dei sacerdoti (come quello profumato versato da Mosè sul capo di Aronne, che scende fin sulla barba e sull’orlo della sua veste – cfr. Es. 29, 7; 30, 22 s.s.; Sal.133, 2), è l’olio dei re, che dà il nome al Cristo, l’Unto.

Abbiamo ascoltato dal profeta Isaia che il Signore ha consacrato il suo eletto con l’unzione: questo termine, reinterpretato da Gesù nella Sinagoga, viene applicato a sè. L’Eletto, consacrato con l’unzione, è chiamato a dare olio di gioia per gli afflitti di Sion. L’olio benedetto in questa celebrazione sarà “segno sacramentale di vita perfetta e di salvezza ormai compiuta per quanti vengono rinnovati nel lavacro spirituale del battesimo” (cfr. Orazione di consacrazione del crisma); servirà anche per l’unzione battesimale, per l’ordinazione dei presbiteri e per l’unzione dei cresimandi.

Benediremo tra poco anche l’olio dei catecumeni, segno della forza di Dio che permetterà loro di “assumere con generosità gli impegni della vita cristiana” (Preghiera di Benedizione), e l’olio degli infermi pregando “Dio, padre di ogni consolazione” affinché “coloro che riceveranno l’unzione di questo olio ne sentano il beneficio nel corpo, nell’anima e nello spirito”.

Come è bello e come dà stupore la certezza che Gesù consacrato con l’olio dello Spirito, attraverso noi, Vescovi e presbiteri, suoi “prescelti, partecipi del ministero di salvezza” (cfr. Prefatio), fino a tutto il popolo sacerdotale dei fedeli e a tutti i sofferenti, continua a diffondere il balsamo di consolazione e di soavità. Tutta la Chiesa, tutta la Calabria, tutti noi abbiamo bisogno della consolazione dello Spirito in questi nostri giorni in cui sembrano prevalere scoraggiamento, sfiducia, rassegnazione sui tanti segni di speranza. Non ostacoliamo l’azione del Consolatore che viene a “fasciare le piaghe dei cuori spezzati a dare una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto, canto di lode invece del cuore mesto”. E’ un compito cui non possiamo sottrarci.

Desidero che la “celebrazione crismale” di quest’anno sia per noi presbiteri e per il popolo affidato alla nostra cura pastorale una occasione di verifica della comunione. Come ripeteva il cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, verifichiamo “se tutti camminiamo con lo stesso passo, se la giusta libertà dei figli di Dio non venga in noi insidiata da principi di anarchia” o di deviazione. Nella nostra revisione di vita, ravviviamo la gioia della comunione fra noi, che già c’è, ampia e salda, e ringraziamo il Padre. Ed impegniamoci ad andare “oltre” perché dalla comunione si riconosce la Chiesa. I sacramenti sono “luoghi teologici” in cui tutti possono trovare l’alito vitale che ha la forza di oltrepassare le umane debolezze, il peccato strutturale. Siamo consapevoli che, se l’unità nella fede è nota propria di tutta la comunità cristiana e ne attesta il dinamismo, essa deve essere propria anzitutto del presbiterio, che insieme col Vescovo, nella grazia dello Spirito Santo, se ne fa garante, promotore e custode? Facciamo tutti, a cominciare da me, un esame di coscienza, e facciamo con gioia ogni giorno qualche passo verso un traguardo che è sempre sottoposto a tentazioni e a prove. Lo dico con forza: i presbiteri sono, prima ogni altra cosa, i servitori dell’unità del Popolo di Dio. La divisione e la conflittualità tra loro genera un Popolo di Dio diviso e conflittuale.

Cari fedeli laici, cari componenti degli Uffici Pastorali diocesani, abbiate sempre presente che l’unità della comunità diocesana non può essere rinnegata dividendo i presbiteri, classificandoli, etichettandoli. E’ in gioco la bellezza della nostra chiesa locale. La comunione tra preti è coraggiosa profezia di una società rinnovata.

La celebrazione della Pasqua, che stiamo per vivere, sia per tutti un richiamo forte all’unità che origina da Gesù Cristo, consacrato dal Padre con l’unzione dello Spirito per portare a tutti, specialmente a quelli che sono divisi, consolazione e riconciliazione.

Affidiamo a Maria, “Madre dello Spirito”, il cammino della nostra Diocesi.

   Francesco Savino

Cassano all’Jonio, 12 aprile 2017