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NATALE DEL SIGNORE 2017 VEGLIA


NATALE  DEL  SIGNORE  2017 [SCARICA]

VEGLIA 

 

Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”.

Solo lo “stupore” può cogliere la bellezza e la grandezza di questa notizia: il Salvatore, che è Cristo Signore, è nato per noi: cielo e terra si sono incontrati, Dio si è fatto uno di noi, l’impossibile è diventato possibile.

Non siamo soli nel cammino faticoso ma affascinante della vita. L’accadimento di duemila anni fa, di cui questa notte facciamo memoria, si fa ancora una volta oggi a noi “contemporaneo” denunziando ogni pretesto che adduciamo per continuare a sprecare il tempo che ci è dato.

Berthold Brecht, drammaturgo credente protestante, così pregava:

         Vieni, buon Signore Gesù, da noi,

volgi il tuo sguardo:

perché tu ci sei davvero necessario.

Parole di bellezza antica, parole vere. Parlano al cuore ma anche alla ragione: “Tu ci sei davvero necessario”, “volgi il tuo sguardo”, “vieni buon Signore Gesù, da noi”.

Gesù Bambino, l’Emmanuele, il Dio con noi, concepito dallo Spirito Santo nel grembo di Maria, viene incontro alla nostra umanità ferita, alle nostre paure. “Non temete” è l’invito che l’Angelo fa ai primi destinatari della bella notizia, i pastori: la paura, infatti, da sempre abita il nostro cuore, alienandolo: paura della fragilità del proprio corpo; paura dell’altro, presunto avversario o nemico; paura di tradimenti; paura del diverso colore della pelle, della “identità altra”. Ogni paura che ha il suo vertice nella paura della morte, viene assunta e annullata dal Dio “fatto uno di noi”.

“Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”, così Isaia: a quel popolo schiavo in Babilonia, una luce rifulse, la luce che si è fatta umana in Gesù per vincere ogni oscurità. La Luce Vera illumina l’“emergenza di umanità” che sperimentiamo. Il Natale di Dio dice chiaramente che vivere umanamente, in pienezza, è possibile perché siamo “divinizzati” in Cristo Signore.

È il mirabile scambio che accade a Natale: Dio, nella Incarnazione di Gesù, accompagna nella Luce la nostra esistenza con tutte le sue contraddizioni. Lo “compresero” per primi i pastori, trasgressori e religiosamente impuri, che, con timore e meraviglia, trovarono “il bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”.

La memoria del Dio fatto Uomo, che celebriamo nell’attesa della Sua ultima e gloriosa venuta, può coglierci nella distrazione. E’ necessario che ciascuno si chieda: comprendo questa novità sconvolgente?

Molti idoli ci distraggono e rendono disastrata la nostra esistenza: il potere seducente che ci illude di onnipotenza; il falso mito del “puer aeternus”, adolescenza interminabile; il narcisismo sistemico che si cronicizza socialmente; la desublimazione, ultima definizione del freudismo rovesciato, che fa rincorrere la sessualità senza affettività, e ritenere che ogni legame sia mancanza di libertà. Siamo sedotti dalla comunicazione mediatica che ci costringe a dire parole anche senza cognizione di causa, anche senza esercizio di pensiero, mentre alimentiamo l’interesse del mezzo che controlla accesso e uscita dei messaggi. Le disuguaglianze sociali ci rimandano al mercato senza regole che ci ammalia per abbandonarci svuotati al nulla.

Dio-Bambino ci è davvero necessario: a Lui chiediamo di volgere il Suo sguardo su di noi per renderci più umani.

Il Natale sia per ciascuno la gioia di vivere “da Dio” la nostra umanità oltre ogni autoreferenzialità o esclusione.

Con don Primo Mazzolari diciamo insieme:

Egli viene.
E con Lui viene la gioia.
Se lo vuoi, ti è vicino.
Anche se non lo vuoi, ti è vicino.
Ti parla anche se non parli.
Se non l’ami, egli ti ama ancor di più.
Se ti perdi, viene a cercarti.
Se non sai camminare, ti porta.
Se tu piangi, sei beato perché lui ti consola.
Se sei povero, hai assicurato il regno dei cieli.
Se hai fame e sete di giustizia, sei saziato.
Se perseguitato per causa di giustizia,
puoi rallegrarti ed esultare.
Così entra nel mondo la gioia,
attraverso un bambino che non ha niente.
La gioia è fatta di niente,
perché ogni uomo che viene al mondo
viene a mani vuote.
Cammina, lavora e soffre a mani vuote,
muore e va di là a mani vuote.

Andiamo oltre “la palude dell’ovvio” e diciamo a chi incontriamo: ti voglio bene, buon Natale!

    Francesco Savino