“Un giornalismo di verità, di prossimità”, Il Vescovo Savino ai giornalisti della diocesi


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Oggi, nel giorno in cui si fa memoria del Santo Protettore dei giornalisti e degli operatori della comunicazione, San Francesco di Sales, il Vescovo di Cassano, mons. Francesco Savino, ha incontrato i giornalisti che operano nel territorio della diocesi parlando loro di “Un giornalismo di verità, di prossimità”. [SCARICA TESTO]

Cari amici e fratelli giornalisti,

il mio fraterno saluto a tutti e a ognuno di voi presenti a questo incontro e a quanti, ogni giorno, sono impegnati nel vasto e complicato mondo dell’informazione. Un pensiero che vuole esprimere innanzitutto gratitudine per questa vostra preziosa e insostituibile missione e profonda solidarietà, nella consapevolezza di quanto sia diventata di cile l’arte del comunicare nel nostro tempo.

Difficile non solo per le sempre più precarie condizioni economiche e identitarie del giornalismo oggi, ma soprattutto per il contesto culturale e direi antropologico che stravolge il ruolo sociale del giornalista, spesso costringendolo ad essere un operatore di corto respiro al servizio, più che della verità e della comunità, di persone e istituzioni che balzano sul palcoscenico della comunicazione di massa.

IMG_7138Il giornalismo invece non può avere altro obiettivo che quello di servire l’uomo e di contribuire a creare le condizioni perché l’uomo diventi sempre più uomo, cioè sempre più maturo nella coscienza della sua dignità personale e sempre più responsabile nell’uso della sua libertà.

Una libertà che coincide con la responsabilità, intesa come dono di sé agli altri, e dunque apertura a tutti, comunione e solidarietà con tutti, compassione, nel senso più bello e vero della parola e servizio nel senso più esaltante e impegnativo del termine.

Dalla consapevolezza di questo obiettivo, cioè di aiutare l’uomo a diventare sempre più uomo, nasce il primo compito del giornalista che è quello di non gettare nel mucchio qualsiasi comunicazione, di non confondere la verità con qualsiasi opinione, bensì di riconoscere e onorare i valori della verità e del bene comune, e dunque del rispetto della dignità personale di tutti e di ciascuno, come valori costitutivi del proprio essere operatori della comunicazione sociale.

Questa è la sfida più importante davanti alla quale noi tutti e voi operatori dell’informazione in particolare oggi ci troviamo di fronte. Sapete che tra le parole dell’anno che si è appena concluso, il 2016, c’è questa: la post-verità. E’ stata coniata da un’importante istituzione culturale britannica, gli Oxford Dictionaries, per definire un preoccupante fenomeno che sta prendendo piede, fino ad essere diventato quasi un segno distintivo di questo mondo e di questo tempo.

Grazie al carattere capillare ed istantaneo della Rete e della sterminata e incontrollata quantità di informazioni che vi circolano, oggi a grandi masse di cittadini interessa più quello in cui vogliono credere rispetto a ciò che è vero, non si ha più fiducia in chi certifica il vero e soprattutto che la distinzione tra ciò che è vero e ciò che non lo è non è più così importante.

IMG_7132La “post- verità” nel senso di andare oltre la verità, per cui i cittadini-lettori che prima erano passivi fruitori di una informazione calata dall’alto, oggi si ritengono protagonisti di una continua conversazione orizzontale, nella quale ogni fonte vale qualunque altra. E Internet, che doveva garantire il rigoroso controllo in tempo reale della verità nel dibattito pubblico ha invece generato il suo contrario cioè la tolleranza della post verità cioè della bugia.

Davanti a questa sfida noi tutti, come abitanti di questo villaggio globale, ma soprattutto voi operatori dell’informazione non dobbiamo arrenderci ma reagire, testimoniando ogni giorno un giornalismo al servizio dell’uomo e che abbia il coraggio della verità.

Il giornalismo è chiamato a comprendere, a fare entrare nello spazio della conoscenza ciò che accade. La comprensione (dal latino comprehensio-onis) è la capacità di capire qualcuno o qualcosa.

La vocazione del giornalista non è altro che quella di narrare: la vita, la morte, le tragedie, le storie, i cambiamenti antropologici, quelli morali e farlo sempre con grande rispetto verso le persone. Questo comporta che il giornalista sia anche spiritualmente libero cioè non corrotto o attanagliato da compromessi. Altrimenti i suoi racconti si deformano. La narrazione dei fatti richiede anzitutto responsabilità. “Quando si è responsabili — scrive il filosofo morale Emmanuel Levinas —, si risponde sempre di un altro uomo. Noi, certo, possiamo ignorarlo, ma in realtà siamo responsabili anche di ciò che è successo poco fa a colui che è passato vicino a noi. Questa è la responsabilità’”. E questo è un insegnamento che può far crescere il giornalismo.

Non ho trovato migliore definizione del compito del giornalista rispetto a queste parole dello scrittore Claudio Magris: “Il giornale si tuffa nel mondo e nella polvere del mondo, senza rinchiudersi in una pretesa purezza da torre d’avorio, ma partecipando alla calda vita, alle sue contraddizioni, ai suoi sogni, ai suoi compromessi e alla sua incertezza. Certo, frugando nella polvere del reale ci si può sporcare le mani , ma l’unico modo perché queste siano veramente e non sterilmente pulite e aiutino a rendere più pulito il mondo è immergerle nel disordine delle cose, degli eventi e dei sentimenti per trovare, scoprire e rivelare un senso e una verità”.

Che bello ed impegnativo programma, cari amici giornalisti! Che importante e densa riflessione per aiutarvi a riscoprire la vostra vocazione e missione anche in questa nostra bella e impegnativa terra che tutti, nei diversi campi e con i diversi carismi siamo chiamati a servire!

A voi dico: tuffatevi nella polvere di questa nostra terra, di questa nostra Diocesi, di questa nostra Calabria, aiutatela a crescere, partecipando alle sue contraddizioni, ma aiutandola anche a coltivare i suoi sogni e in particolare quelli dei suoi giovani.

Per fare questo è necessario, come ho già avuto modo di sottolineare nel messaggio dello scorso anno, che voi non perdiate mai la dimensione etica della vostra professione. Questa è l’altra sfida da affrontare. Nessuno è esente dalle tentazioni. E nel campo dei media le tentazioni sono, tra le altre, quella di rassegnarsi di fronte a un sistema troppo grande e potente e quella di ricercare cinicamente il successo personale e la carriera con qualunque mezzo e ad ogni costo, in particolare asservendosi al sistema che appare vincente perché più ricco.

Per questo, prima ancora di elaborare dei codici deontologici per gli operatori dei media, è necessario che voi coltiviate dentro di voi i valori che sono a fondamento della propria umanità e dell’umanità di tutti gli altri.

E questo significa allargare gli spazi del proprio crescere in umanità; significa coltivare una interiorità e, oserei dire, una spiritualità che vi spinga alla ricerca della verità come insopprimibile aspirazione e, insieme, come prima obbligazione del nostro essere uomini. Tutti noi uomini siamo chiamati a questa cura della interiorità, perché tutti siamo chiamati alla ricerca della verità.

La carità della verità, questa è l’esortazione, nel segno di una grande speranza, che sento di rivolgere a tutti voi insieme all’augurio non di “fare” i giornalisti ma “essere” giornalisti. Per questo bisogna nutrire un’autentica passione per la verità e avere un instancabile coraggio di ricercarla e di perseguirla, anzitutto in voi stessi.

Durante la Messa in occasione della festa di San Francesco di Sales celebrata a mezzanotte nella tipografica del quotidiano “L’Italia” a Milano nel gennaio del 1955, l’allora arcivescovo di Milano,

Giovanni Battista Montini, il futuro grande Papa e il beato Paolo VI, disse rivolgendosi ai giornalisti: “Cerchiamo di dare alla professione, non già una semplice caratteristica direi tecnica, puramente improntata alla fretta, alla genialità, alla curiosità, alla attualità, ma siamo dei finalisti, cioè della gente che pensa dove arrivano le parole, che effetto hanno, che cosa producono. E allora il messaggio di San Francesco di Sales non sarà inutile a noi. Egli insegna che bisogna avere soprattutto la carità della verità. Bisogna amare quelli a cui si rivolge la parola; amare nel dono, nell’offerta di qualche cosa di vero; vero perché si è sentito, vero perché si è studiato”.

giornalisti_diocesiPer la 51.ma giornata della Comunicazioni Sociali che si svolgerà il prossimo 28 maggio il tema scelto da Papa Francesco è: “«Non temere, perché io sono con te» (Is 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo”.

Spesso professionisti, opinionisti e mezzi di comunicazione operando in aree distanti dai luoghi delle povertà e dei bisogni, vivono una distanza fisica che induce e conduce a ignorare la complessità dei drammi degli uomini e delle donne. E’ per questo che vi invito ad essere, come giornalisti, uomini della prossimità. Nel frastuono del mondo moderno aiutateci ad ascoltare le voci di dentro, a scoprire le storie invisibili, le vite di periferia e le periferie della vita. Quelle in cui ancora possiamo ascoltare il sussurro del Signore che ci dice: ‘Non temere, perché sono con te”.

Nel suo Figlio, Dio si è reso solidale con ogni situazione umana e ha rivelato che non siamo soli, perché abbiamo un Padre che non dimentica i propri figli. Chi vive unito a Cristo, scopre che anche le tenebre e la morte diventano, per chiunque lo voglia, luogo di comunione con la Luce e la Vita. In ogni avvenimento – cari amici giornalisti – cercate di scoprire cosa succede tra Dio e l’umanità, per riconoscere come Egli stesso, attraverso lo scenario drammatico di questo mondo, stia scrivendo la storia di salvezza.

GRAZIE

✠ Francesco Savino

(foto di Mariella Di Giuseppe)

24-01-2017
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