Omelie

VENERDÌ SANTO 2022 in PASSIONE DOMINI


Is 52, 13 – 53, 12; Sal 30; Eb 4, 14-16; 5, 7-9; Gv 18, 1 – 19, 42

15 Aprile 2022

“Guardiamo a Cristo trafitto in croce”, in compagnia di tutte le vittime della guerra, delle persone fragili, degli ammalati terminali, di chi subisce violenza ingiustamente, delle vittime di usura e di ogni potere malavitoso, di coloro che si chiedono “perché proprio a me?”. È il grande dolore del Venerdì Santo, di Gesù ingiustamente crocifisso che, nel silenzio assoluto, dà senso ad ogni forma ed esperienza di dolore dell’umanità. Nessun dolore è escluso! È Lui la rivelazione più sconvolgente dell’amore di Dio.

Tu non scendesti dalla croce,

quando per schernirti e per provocarti ti gridavano:

“Scendi dalla croce, e crederemo che sei proprio Tu!”.

Non scendesti perché, anche questa volta,

non volesti rendere schiavo l’uomo con un miracolo,

perché avevi sete

di una fede nata dalla libertà e non dal miracolo.

Avevi sete di amore libero,

e non dei servili entusiasmi dello schiavo

davanti al padrone potente

che lo ha terrorizzato una volta per sempre.

(Fëdor Dostoevskij)

 

“Ti ringrazio, Signore, perché ormai nulla potrà farmi veramente male; qualunque cosa dovesse accadermi, tu hai già sconfitto la morte e, guardando a te, io scopro l’amore di Dio per me, penso alla Tua resurrezione, a quel tuo corpo di Risorto che è al di là di ogni possibile distruzione, e so che niente deve farmi più paura” (Carlo Maria Martini).

Quanto sono consolanti e incoraggianti le parole che Tu hai rivolto a tua Madre e al discepolo che tu amavi: “Donna, ecco tuo Figlio!” E al discepolo: “Ecco tua Madre”. E da quell’ora il discepolo la accolse con sé.

Da quel momento, Signore Gesù, ci hai resi parte del tuo corpo, che è la chiesa in cammino con te e dietro a te, verso il compimento del Regno di Dio. Ancor più fortificante per noi è la consegna, l’effusione del tuo Spirito, che fa di questo corpo – il noi della Chiesa – un corpo fragile, peccatore, ma custodito, risanato, ogni volta rialzato. Il tuo Spirito è garanzia suprema del tuo esserci sempre, tra di noi, in mezzo a noi e dentro di noi. Come rugiada, dice la liturgia, che feconda la nostra aridità e ci fa fiorire come la tua Galilea.

E mentre ti contempliamo, desideriamo pregarti con le parole di fede di un passo della più mirabile “Passione secondo Matteo” messa in musica e in canto da uno dei più grandi musicisti dell’umanità, Johann Sebastian Bach:

“Anche se il mio cuore è immerso nelle lacrime perché Gesù prende congedo da me, il suo testamento mi dà gioia: Egli lascia nelle mie mani un tesoro senza prezzo, la sua carne e il suo sangue … Voglio donarti il mio cuore perché tu vi discenda, mio Salvatore! Voglio sprofondarmi in te! Se il mondo è per te troppo piccolo, allora tu solo devi essere per me più del mondo e più del cielo”.

Amen

 ✠   Francesco Savino