Omelie

VI DOMENICA DELTEMPO ORDINARIO(anno A) ” XXXI Giornata Mondiale del Malato e Mandato ai Ministri Straordinari della Santa comunione


VI DOMENICA DELTEMPO ORDINARIO(anno A)

 

Sir 15,15-20; Sal 118; 1 Cor 2,6-10; Mt 5,17-37

11 Febbraio 2023

XXXI Giornata Mondiale del Malato

Mandato ai Ministri Straordinari della Santa Comunione

 

Il Vangelo di Matteo dopo averci donato le beatitudini e la vocazione ad essere sale e luce, continua ad “educare” la comunità dei discepoli perché maturi un modo di pensare, di sentire e di essere nel mondo nella prospettiva del “Regno dei Cieli”. In questa Domenica, infatti, entriamo in quella parte del “discorso della montagna” chiamata “delle antitesi”: “Avete inteso che fu detto agli antichi … ma io vi dico …”.

L’evangelista Matteo è coinvolto dal rapporto tra tradizione e novità del Vangelo perché nella sua comunità erano presenti numerosi giudeo-cristiani, che si interrogavano su cosa potesse essere tralasciato delle particolari e minuziose prescrizioni rabbiniche. Come sempre accade anche oggi, nella comunità di Matteo vi erano conflitti tra tradizionalisti e innovatori, tra zelanti della Legge fino al legalismo e cristiani più disponibili al mutamento dei tempi e della cultura.

Gesù dopo aver assicurato di non essere venuto ad abrogare la Legge ed i Profeti, ma a svelarne il senso racchiuso, a darne “compimento”, mette ieri i suoi discepoli e oggi noi di fronte ad un compito difficile ma decisivo: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli Scribi e dei Farisei non entrerete nel Regno dei Cieli” (Mt 5, 20).

La “giustizia” di cui si parla è il Vangelo che Gesù sta annunciando, che ci porta alla piena realizzazione della nostra umanità. La Costituzione Conciliare, Gaudium et Spes (n. 41) afferma: “Chiunque segue Gesù Cristo, uomo perfetto, diventa lui pure più uomo”.

Gli ambiti di riferimento a cui Gesù si riferisce nel Vangelo di questa Domenica attengono al conflitto con il prossimo, al comportamento verso la donna, al rapporto con la verità. Il biblista Ernesto della Corte sottolinea: “Gesù contrappone di volta in volta all’interpretazione dell’insegnamento dell’Antico Testamento il suo. Ecco perché Gesù in queste espressioni ci offre di «andare oltre»: non basta non uccidere, bisogna rispettare il fratello e non offenderlo verbalmente; fuggire l’ira, non chiamare «stupido» il fratello (il termine significa “testa vuota” cioè testa di zucca). Non conta offrire un dono a Dio e poi essere in disaccordo tra noi; è meglio accordarsi prima di arrivare a quel giudizio che poi sarà definitivo. Non basta più non commettere adulterio, bisogna evitare di possedere anche con lo sguardo e sfuggire i desideri più malsani. È così che Gesù presenta queste immagini forti e radicali: meglio cavarsi un occhio che con tutti e due andare nella Geenna, per dire che dobbiamo lavorare su quella parte di noi stessi che è incline al possesso, alla violenza, all’egoismo più spregevole, se vogliamo davvero vivere il Vangelo”.

E’ evidente che Gesù con queste immagini forti vuole invitarci a vigilare responsabilmente e rigorosamente sulla cupidigia del nostro cuore e a combattere il peccato che abita nella nostra vita. Basti pensare alla questione del divorzio e al giuramento! Per questo Gesù ci invita a non essere ipocriti tra vita privata e vita pubblica e ci esorta ad un parlare che sia Si Si, No No. La sequela di Gesù è senza compromessi! Esige totalità e un cuore puro, perché è proprio nel cuore che si gioca la lotta tra il bene e il male, tra fedeltà e infedeltà, tra verità e menzogna.

Che straordinaria coincidenza tra la Parola di Dio di questa VI Domenica del Tempo Ordinario e la Giornata Mondiale del Malato che celebriamo anche noi questa sera come Chiesa locale.

Il messaggio del Papa ha come tema: “Abbi cura di lui. La compassione come esercizio sinodale di guarigione”. Se la malattia è costitutiva della nostra condizione mortale di uomini e di donne, è oltremodo vero che “può diventare disumana se vissuta nell’isolamento e nell’abbandono, se non è accompagnata dalla cura e dalla compassione”. Per questo Papa Francesco, provocatoriamente, parla della compassione come esercizio sinodale di guarigione! Sostiene: “vi invito a riflettere sul fatto che proprio attraverso l’esperienza della fragilità e della malattia possiamo imparare a camminare insieme secondo lo stile di Dio, che è vicinanza, compassione e tenerezza”. E continua: “L’Enciclica Fratelli tutti, come sapete, propone una lettura attualizzata della parabola del Buon Samaritano. L’ho scelta come cardine, come punto di svolta, per poter uscire dalle “ombre di un mondo chiuso” e “pensare e generare un mondo aperto” (cfr n. 56). C’è infatti una connessione profonda tra questa parabola di Gesù e i molti modi in cui oggi la fraternità è negata. In particolare, il fatto che la persona malmenata e derubata viene abbandonata lungo la strada, rappresenta la condizione in cui sono lasciati troppi nostri fratelli e sorelle nel momento in cui hanno più bisogno di aiuto. Distinguere quali assalti alla vita e alla sua dignità provengano da cause naturali e quali invece siano causati da ingiustizie e violenze non è facile. In realtà, il livello delle disuguaglianze e il prevalere degli interessi di pochi incidono ormai su ogni ambiente umano in modo tale, che risulta difficile considerare “naturale” qualunque esperienza. Ogni sofferenza si realizza in una “cultura” e fra le sue contraddizioni”.

La Giornata Mondiale del Malato non vuol essere soltanto un invito a prendere coscienza della nostra fragilità e al tempo stesso un invito alla preghiera e alla prossimità verso i sofferenti, ma è una giornata che vuole sensibilizzare soprattutto le istituzioni sanitarie a non negare mai il diritto alla salute dei cittadini e delle cittadine. Non ci siano disuguaglianze di accesso alla cura tra chi è più protetto perché ha un cognome importante o appartiene ad un gruppo altrettanto importante e quelli che sono “anonimi o invisibili” e fanno veramente fatica ad essere rispettati nel loro diritto alla salute. A questo livello, mi permetto di dire, si gioca la civiltà dell’amore e la grande scommessa della democrazia più matura, che si basa sul giusto equilibrio tra diritti e doveri per tutti i cittadini. Questa sera, come Chiesa Diocesana, di concerto tra l’Ufficio della Pastorale della Salute e quello Liturgico, dopo un percorso di formazione, daremo il mandato a un nutrito gruppo di Ministri Straordinari della Santa Comunione, un ministero di prossimità, di vicinanza e di consolazione per le persone più sofferenti.

Sappiate sempre declinare la fedeltà della vostra vita all’Eucaristia, sacramento per definizione della fraternità, e la fedeltà alla vita sofferente degli ammalati. Cari fratelli e sorelle ministri della Santa Comunione, il vostro dire sia sempre una benedizione e il vostro dare sia sempre condivisione. Voi già lo sapete ma, come Vescovo è giusto che lo ricordi a tutti, che i vostri compiti consistono durante la Messa, a motivo di una grande affluenza di fedeli, a portare la comunione ai malati e agli anziani, specialmente nel Giorno del Signore, ad esporre in assenza del presbitero all’adorazione dei fedeli l’Eucaristia e riporla nel tabernacolo, nel portare il Viatico agli ammalati, solo in mancanza di altri ministri. Come Vescovo, in comunione con tutta la Chiesa locale, sono contento di darvi questo mandato: siate nelle vostre comunità, questo è il mio augurio, testimoni di quella fraternità che rende credibile e bella la Chiesa.

   Francesco Savino

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