C’è una data che oggi ferma per un attimo anche l’estate: la Chiesa festeggia l’Assunzione della Beata Vergine Maria, portata in cielo con tutta se stessa, corpo e storia.
Non è un’idea che sale, è una persona intera: mani che hanno raccolto spighe sotto il sole d’agosto, piedi che hanno percorso strade polverose, un ventre che ha dato casa all’infinito. Nulla di questa vita concreta viene lasciato indietro. E allora anche la nostra fatica quotidiana, gli abbracci, le notti insonni, il lavoro che sembra non vedere mai la fine, le angosce, i fallimenti trovano un senso che non potrà mai essere rimosso.
C’è poi qualcosa di disarmante, quasi familiare, in questa festa: una donna del popolo, una madre, onorata non per gesti eclatanti, ma per un “sì” custodito nel silenzio degli anni. Consolazione per chi si sente piccolo, ai bordi delle periferie.
È una fede che non si ammira da lontano: è un seme che già germoglia nei giorni feriali, nel pane condiviso a tavola, nelle mani affaticate di chi torna a casa la sera. Oggi ci ricorda che il cielo non aspetta la fine del cammino per aprirsi: si affaccia già ora, come una luce che filtra sotto la porta di casa.
Serena festa dell’Assunta.
+ Francesco, vescovo
