“L’itinerario pasquale arriva al suo culmine. Il testo giovanneo e quello lucano non concordano né sul dove, né sul quando, né sul come. Concordano, però, su ciò che è decisivo, cioè nell’affermare che, senza l’effusione dello Spirito, la Pasqua resta incompiuta. Il Maestro non ha lasciato i suoi discepoli «orfani». Il Risorto è vivo. Non solo per sé stesso, seduto alla destra del Padre nella gloria, ma è vivo perché comunica il suo Spirito e rinnova la faccia della terra” (Marinella Perroni).
La Festa di Pentecoste, che noi oggi celebriamo, segna il compimento del mistero pasquale di Gesù.
Anche il popolo di Israele celebrava la Pentecoste, durante la quale il popolo rinnovava il memoriale dell’Alleanza del Sinai.
Nello stesso giorno di Pentecoste in cui il popolo di Israele faceva memoriale del dono della Torah, della legge, sugli apostoli, Maria e i primi discepoli riuniti nel cenacolo, discese lo Spirito del Signore e così sancì la Nuova ed Eterna Alleanza: la “pace” di Gesù, di cui parla il Vangelo, ne è la sostanza e il fulcro.
E nella Nuova Alleanza creò il popolo nuovo riunito non già da confini geografici o particolaristici, ma dalla presenza dello Spirito, vivificante il cuore dei singoli, animatore delle sue stesse strutture visibili, dei suoi ministeri e dei suoi carismi. Al nuovo popolo fu data la nuova legge: la legge dello Spirito iscritta nel cuore stesso degli uomini, capaci ormai di attuarla.
Nella Pentecoste, dunque, ha inizio il cammino della chiesa nel mondo; e noi cristiani, che ne siamo i membri attivi e responsabili, riconosciamo in essa l’animazione incessante dello Spirito Santo e ne invochiamo sempre la rinnovata effusione.
Veramente significativo è ciò che viene dichiarato nella costituzione dogmatica “Lumen Gentium”, 4: “il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa e affinché i credenti avessero così attraverso Cristo accesso al Padre in un solo Spirito (cfr. Ef 2,18). Questi è lo Spirito che dà la vita, una sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna (cfr. Gv 4,14; 7,38-39); per mezzo suo il Padre ridà la vita agli uomini, morti per il peccato, finché un giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali (cfr. Rm 8,10-11). Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cfr. 1 Cor 3,16; 6,19) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione (cfr. Gal 4,6; Rm 8,15-16 e 26). Egli introduce la Chiesa nella pienezza della verità (cfr. Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (cfr. Ef 4,11-12; 1 Cor 12,4; Gal 5,22). Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo. Poiché lo Spirito e la sposa dicono al Signore Gesù: « Vieni » (cfr. Ap 22,17)”.
È veramente bello sottolineare che l’azione creatrice dello Spirito Santo è, al tempo stesso, una e molteplice: unifica nella diversità. Si estende, senza annullarle, a tutte le genti e a tutte le culture: «Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».
L’azione dello Spirito, dentro la stessa Chiesa, crea e sostiene, diversifica e unifica le vocazioni e i doni, i ministeri e i carismi, mirabilmente animandoli e coordinandoli, in una sola esigenza che è quella della comunione, dell’amore.
Non dimentichiamolo mai: lo Spirito fa sintesi, sempre, tra diversità e unità. E ciò di cui noi come Chiesa abbiamo sempre bisogno è il dono dello Spirito: è Lui che pacifica il cuore, che infonde coraggio, fermezza nella prova. È Lui che illumina l’intelligenza, che consola, che cura le ferite dell’anima. Veramente interessante ed educativa è l’esortazione di padre Raniero Cantalamessa: “Vuoi tu ricevere lo Spirito Santo? Ti senti debole e desideri di essere rivestito di potenza dall’alto? Ti senti tiepido e vuoi essere riscaldato? Arido e vuoi essere irrigato? Rigido e vuoi essere piegato? Scontento della vita passata e vuoi essere rinnovato? Prega, prega, prega! Che sulla tua bocca non si spenga il grido sommesso: Veni Sancte Spiritus, vieni Santo Spirito! Se una persona o un gruppo di persone, con fede, si mette in preghiera e in ritiro, deciso a non alzarsi finché non sia stato rivestito di potenza dall’alto e battezzato nello Spirito, quella persona o quel gruppo non si alzerà senza aver ricevuto quello che chiedeva e anzi molto di più”.
Il Vangelo di Giovanni connette il soffio dello Spirito alla remissione dei peccati. Giovanni ci riporta alla sera di Pasqua e ci mostra Gesù Risorto che appare nel cenacolo, dove si sono rinchiusi i discepoli per la paura. “Gesù stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!»” (ver.19).
“Queste prime parole sono da considerare più che un saluto: esprimono la pienezza messianica, il perdono accordato ai discepoli che, per dire la verità, lo avevano abbandonato. Sono parole di riconciliazione e di perdono. Gesù offre la sua pace proprio a questi discepoli che hanno paura, che stentano a credere a ciò che pure hanno veduto, cioè il sepolcro vuoto, e sottovalutano la testimonianza di Maria di Magdala e delle altre donne. Gesù perdona, perdona sempre, e offre la sua pace ai suoi amici. Non dimenticatevi: Gesù non si stanca mai di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono” (Papa Francesco).
La chiesa, che siamo noi, è chiamata a diffondere e a testimoniare proprio il perdono di Gesù il Risorto: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo». A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.
Ci abiti sempre la consapevolezza che in noi dimora la presenza vivificante dello Spirito Santo, che ci spinge fuori da ogni paura e da ogni chiusura, accendendo nei nostri cuori la dimensione missionaria, perché possiamo diffondere ovunque l’amore e la misericordia di Dio.
Concludendo mi piace puntualizzare che, ecclesialmente, la Festa dello Spirito è impegno serio.
Non si tratta di seguire facili ed effimeri entusiasmi ma di assumere in pieno la sfida dell’unità. Tra le chiese, dentro le comunità, tra i discepoli.
Augurando a tutti una buona Domenica, ringraziamo il Signore Risorto per il grande dono dello Spirito, senza del quale saremmo a dir poco smarriti.
“Il cristiano è un uomo, più lo Spirito Santo” (Charles Péguy)
✠ Francesco Savino
