Carissime e carissimi catechisti e operatori pastorali,
vi scrivo con il cuore in mano. Perché voi siete il cuore pulsante delle nostre parrocchie. Siete coloro che accolgono i bambini con un sorriso, che ascoltano i dubbi dei ragazzi, dei nostri adolescenti e giovani, che accompagnano gli adulti nella comprensione sempre più profonda della fede. Siete il volto visibile dell’amore di Dio per la nostra gente. E oggi voglio dirvi una cosa semplice ma importantissima: la Chiesa ha bisogno di voi! Non come esecutori di compiti, ma come testimoni appassionati del Vangelo.
Viviamo un tempo complesso! Tempi difficili, è vero. Molti si allontanano, la fede sembra diventare opzionale, e a volte ci sentiamo scoraggiati. Ma proprio per questo il vostro ruolo è più prezioso che mai. Come ha detto Papa Francesco, la missione è «l’ossigeno della vita cristiana» (Papa Francesco, Udienza Generale, 11 gennaio 2023). Senza missione, la fede muore. Con la missione, la fede vive, respira, si trasmette. E voi siete i primi respiri di questa fede nelle nostre comunità.
Questa lettera, che anche quest’anno vi rivolgo, non vuole essere un documento freddo o burocratico. Vuole essere un abbraccio, un incoraggiamento, una chiamata a rinnovare con entusiasmo il vostro sì al Signore. Perché il mondo ha bisogno di vedere la gioia del Vangelo nei vostri occhi.
- La catechesi non è una lezione: è un incontro con Gesù
Partiamo dal principio. Cosa fate voi, catechisti? Non fate scuola. Non trasmettete nozioni. Facilitate un incontro. L’incontro più bello che esista: quello con Gesù Cristo.
Papa Leone XIV lo ha detto con parole chiarissime: «L’evangelizzazione deve continuare a essere la motivazione fondamentale di ogni azione della Chiesa» (Papa Leone XIV, Discorso ai partecipanti alla Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione, 28 maggio 2026). Questo significa che tutto ciò che facciamo in parrocchia deve servire a una cosa sola: far incontrare le persone con Gesù. E voi siete i ponti che conducono a questo incontro.
Papa Francesco ci ricorda: «Non si impara in un’accademia: no! Incomincia dall’incontro con il Signore» (Papa Francesco, Catechesi sulla passione per l’evangelizzazione, gennaio 2023). Se voi per primi non avete incontrato Gesù, se non vi siete lasciati innamorare da Lui, rischiate di trasmettere solo informazioni. Ma i ragazzi non hanno bisogno di informazioni. Hanno bisogno di testimoni. Hanno bisogno di vedere nei vostri occhi la luce di chi ha incontrato l’Amore.
Pensateci: quando un bambino o un ragazzo percepisce che voi credete davvero, che la vostra non è una routine ma una passione, qualcosa si accende in lui. Papa Leone XIV ha augurato ai catechisti di aiutare i ragazzi a crescere «intuendo che Dio li ama e ha per loro grandi sogni» (Papa Leone XIV, Omelia nella Messa per il Giubileo dei catechisti, settembre 2025). Questo è il vostro compito: far sentire amati. Far capire che Dio non è un giudice lontano, ma un Padre che sogna per loro un futuro di gioia.
La catechesi, allora, non è un’ora di lezione. È un tempo di vita, in cui aiutate qualcuno a scoprire che non è solo, che c’è Qualcuno che lo ama, che c’è Qualcuno che ha un progetto per lui. E questo cambia la vita.
II. Missione ed evangelizzazione: non è un optional, è la vita
Fermiamoci un attimo su una parola che forse fa un po’ paura: missione. Cosa significa? Significa semplicemente questo: la fede non è fatta per essere tenuta nel cassetto. È fatta per essere condivisa. Come ha insegnato Papa Paolo VI, «evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda: essa esiste per evangelizzare» (Papa Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 8 dicembre 1975, n. 14).
La Chiesa non è un club per persone già perfette. È un ospedale da campo, come diceva Papa Francesco. È una famiglia in cammino. E voi siete quelli che tengono aperta la porta, che accolgono, che dicono: «Vieni, c’è posto anche per te».
La missione non è proselitismo. Non è convincere qualcuno a forza. È condividere la gioia di un incontro. Papa Francesco lo ha detto chiaramente: «La missione non è proselitismo, non è strategia di marketing, non è un’operazione commerciale; la missione è la passione per l’evangelizzazione, cioè lo zelo apostolico del credente» (Papa Francesco, Catechesi sulla passione per l’evangelizzazione, gennaio 2023).
Voi avete questo zelo? Avete questa passione? Spero di sì. Perché il mondo ha bisogno di persone innamorate di Gesù. Ha bisogno di catechisti che non si vergognano del Vangelo, che non lo nascondono, che lo proclamano con gioia.
Papa Leone XIV ha ribadito: «L’evangelizzazione chiede di continuare a essere la motivazione fondamentale di ogni azione della Chiesa universale e delle comunità locali» (Papa Leone XIV, Discorso ai partecipanti alla Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione, 28 maggio 2026). Questo significa che tutto ciò che facciamo in parrocchia deve essere valutato con una domanda: questo aiuta le persone a incontrare Gesù? Se la risposta è no, allora non serve. Se la risposta è sì, allora è missione.
E sapete una cosa? La missione non è un peso. È una gioia. «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù» (Papa Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, n. 1). Quando evangelizzate, quando condividete la fede, voi per primi vi riempite di gioia. Perché la fede, condivisa, cresce. Tenuta per sé, muore.
III. Le sfide di oggi: una Chiesa che accoglie e accompagna
Lo sappiamo bene: le cose sono cambiate. Una volta i genitori portavano i figli in parrocchia senza troppe domande. Oggi molti chiedono: «Perché? A cosa serve?». E alcuni non portano più nessuno.
Di fronte a questo, la Chiesa non può chiudersi in se stessa, lamentandosi. Deve uscire. Deve accogliere. Deve proporre con gioia. Papa Leone XIV, parlando alla Diocesi di Roma, ha detto: «Sperimentare, se necessario, strumenti e linguaggi nuovi, coinvolgendo nel cammino le famiglie» (Papa Leone XIV, Discorso all’Assemblea della Diocesi di Roma, 19 settembre 2025).
Cosa significa per voi? Significa che dovete essere creativi. Significa che dovete ascoltare. Significa che dovete accogliere chi arriva, anche se arriva con dubbi, con ferite, con domande difficili. Il Papa ha detto: «Accogliere con gioia chi si presenta, partire dalla sua esperienza spirituale, rispettare la sua storia e favorire un annuncio essenziale del kerygma» (Papa Leone XIV, Discorso all’Institut Catholique de Paris, 26 settembre 2026).
Non giudicate. Accogliete. Non fate lezioni. Accompagnate. Siete come dei compagni di viaggio che dicono: «Vieni, camminiamo insieme verso Gesù».
La Chiesa deve essere «in stato di iniziazione» (Papa Leone XIV, Discorso all’Institut Catholique de Paris, 26 settembre 2026). Cosa significa? Significa che deve accompagnare passo dopo passo chi si avvicina alla fede. Non basta battezzare e basta. Bisogna continuare a camminare insieme, offrendo formazione, amicizia, comunità. Perché il rischio è il «vuoto post-battesimale»: ragazzi che ricevono i sacramenti e poi spariscono.
Evitiamo questo! Offriamo «una formazione il più possibile integrale, capace di abbracciare i diversi aspetti della vita cristiana» (ibid.).
E non abbiate paura di proporre la verità. Papa Leone XIV ha detto con chiarezza: «Non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo» (Papa Leone XIV, Discorso ai partecipanti alla Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione, 28 maggio 2026). I ragazzi vogliono verità, non sconti. Vogliono qualcuno che dica loro: «La vita è bella, ma è anche impegnativa. Gesù ti chiede tutto, ma ti dà tutto».
IV. Il vostro stile: vicinanza, compassione, tenerezza
Cari catechisti, il vostro stile deve essere lo stile di Dio. Papa Leone XIV ha usato parole bellissime: «Vicinanza, compassione e tenerezza» (Papa Leone XIV, Discorso all’Institut Catholique de Paris, 26 settembre 2026).
Siate vicini. Non state su un pulpito. Scendete in mezzo ai ragazzi. Ascoltateli. Guardateli negli occhi. Siate compassionevoli: capite le loro ferite, le loro solitudini, le loro difficoltà. «Altri giungono segnati da esperienze dolorose, da situazioni di solitudine e difficoltà profonde» (ibid.). Siate teneri: non siate duri, non siate giudicanti. Siate come un padre o una madre che accoglie il figlio che torna a casa.
Il Papa ha detto: «Riconoscere, accogliere e custodire la piccola fiamma che lo Spirito Santo ha acceso nell’oscurità della notte, il piccolo seme che aspira a crescere anche in mezzo ai rovi» (ibid.). Voi dovete vedere quella piccola fiamma. Dovete custodirla. Dovete soffiarci sopra con pazienza, perché diventi un fuoco.
E non abbiate fretta. Rispettate i tempi di ognuno. «Si tratta di assumere lo stile del camminare insieme» (ibid.). Non trascinate. Accompagnate. Camminate al passo di chi è più lento. Perché nella fede ci si arricchisce a vicenda: «Preti e laici, padrini, madrine e catecumeni, animatori pastorali e neofiti» (ibid.). Tutti insieme. Nessuno escluso.
E curate la liturgia. Non è qualcosa di separato dalla catechesi. È il cuore della catechesi. La liturgia «manifesta e attualizza il Mistero della Pasqua di Cristo e, pertanto, è un evento capace di dischiudere il senso della Buona Notizia e la vita stessa di Dio» (Papa Leone XIV, Discorso all’Institut Catholique de Paris, 26 settembre 2026). Fate sentire ai ragazzi la bellezza della Messa, la bellezza dei sacramenti. Non spiegate solo. Fate vivere.
V. Cosa vi chiedo: tre impegni concreti
Alla luce di tutto questo, vi chiedo tre cose. Tre impegni concreti per rinnovare la vostra missione:
- Formatevi. Non improvvisate. Leggete il Vangelo. Leggete i documenti della Chiesa. Partecipate agli incontri diocesani. Più voi siete formati, più sarete efficaci. «Una formazione il più possibile integrale» (Papa Leone XIV, Discorso all’Institut Catholique de Paris, 26 settembre 2026).
- Coinvolgete le famiglie. Non fate tutto da soli. I genitori sono i primi educatori. Chiamateli. Coinvolgeteli. Camminate con loro. «Coinvolgendo nel cammino le famiglie» (Papa Leone XIV, Discorso all’Assemblea della Diocesi di Roma, 19 settembre 2025).
- Annunciate con gioia. Non siate tristi. Non siate lamentosi. Siate gioiosi. La gioia è il primo annuncio. «La gioia del Vangelo riempie il cuore» (Papa Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, n. 1). Se voi siete gioiosi, i ragazzi vorranno sapere perché. E voi potrete dire: «Perché ho incontrato Gesù».
VI. Conclusione: avanti con coraggio!
Care amiche e cari amici, non abbiate paura. Il Signore è con voi. La Chiesa è con voi. Io sono con voi.
Affido il vostro ministero a Maria, la prima catechista. Lei che ha custodito la Parola nel cuore, che l’ha donata al mondo, che ha accompagnato Gesù passo dopo passo. Siate come lei: discepoli missionari, capaci di seminare il seme del Vangelo nei cuori (Papa Leone XIV, Omelia nella Messa per il Giubileo dei catechisti, settembre 2025).
Il mondo ha bisogno di voi. I ragazzi hanno bisogno di voi. La Chiesa ha bisogno di voi. Non tiratevi indietro. Non dite «non sono capace». Il Signore non chiama i capaci. Chiama i disponibili. E voi siete disponibili. Questo basta.
Andate avanti con coraggio. Con entusiasmo. Con gioia. Il Signore vi benedica e vi ricompensi per tutto il bene che fate.
Con affetto e stima,
Vostro
✠ don Francesco, Vescovo
