Veglia Ecumenica -meditazione

 

Fare luce, non scintille!

Testimoni e missionari, insieme, della luce di Cristo

Basilica Pontificia “San Nicola”, Bari – 16 aprile 2026

 

 

La Chiesa non è chiamata a “fare rumore” per farsi notare: è chiamata a riflettere la luce di Cristo. “Fate luce, non scintille!” –– esortava il venerabile don Tonino Bello. Quando una comunità vive davvero ciò che annuncia, allora la missione diventa credibile: non per slogan, ma per testimonianza di vita.

Cari fratelli e sorelle, oggi possiamo riassumere la nostra vocazione con un’espressione semplice e potente: “Testimoni e missionari insieme, come comunità, della luce di Cristo”. Non “ognuno da solo”, non “ognuno per conto proprio”: la luce di Cristo si vede quando la Chiesa — come comunità — resta ancorata a Lui e lascia che Lui illumini (cf. Novo Millennio Ineunte [NMI], n. 54).

Il profeta Isaia esorta in maniera dirompente: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1); sottolineando la luce messianica che inonda la città santa, città della Pace, Gerusalemme, chiamata ad irradiare su tutti i popoli la luce del Signore. Nell’attuale situazione di conflitto nella quale versa il Medioriente, tale invito suona quasi come monito.

Commentando questo brano Papa Francesco sottolineava un punto decisivo: quella “luce” non è la nostra autosufficienza; è la gloria del Signore. La Chiesa non può illudersi di brillare con luce propria: è come la luna, mysterium lunæ, ci ricordano i Padri, che non splende per forza sua, ma perché riceve la luce del Sole, Cristo (cf. Francesco, Omelia in occasione della santa Messa nella solennità dell’Epifania del Signore, Roma, 2016).

E quindi la missione non è solo un “compito tra tanti”: per la Chiesa “essere missionaria” significa ricevere la luce di Cristo e poi rifletterla. Non è proselitismo, è fedeltà alla propria natura: la missione è la sua vocazione, e il riflesso della luce di Cristo è il suo servizio.

Giovanni Paolo II, riprendendo la stessa immagine patristica della Chiesa come “mysterium lunæ” spiegava che non tutti vedono subito la luce, ma il compito è diventare il suo “riflesso”, anche quando la nostra debolezza ci rende “opachi e pieni d’ombra”. Possiamo però farcela volgendoci alla luce di Cristo e aprendo il cuore alla sua grazia (cf. NMI, n. 54).

Per meglio comprendere tale realtà, pensiamo a una casa a luci spente, totalmente al buio: tutte le persone che la abitano rischiano di vedere tutto “in penombra” o non vedere nulla, sopraffatti dalle tenebre che impediscono loro di muoversi e di vivere. Di conseguenza la casa resta chiusa. Ma quando una luce si accende e si diffonde, la casa non resta più chiusa, gli abitanti possono muoversi e vivere anche quando fuori è buio: la luce illumina il cammino ed è vita!

Lo stesso criterio vale per una testimonianza cristiana “luminosa” a cui tutte le Chiese di ogni confessione cristiana sono chiamate: la gente crede più a ciò che vede vivere che a ciò che sente solo spiegare. Giovanni Paolo II lo esprime con chiarezza: “non c’è vera proclamazione del Vangelo senza la testimonianza di una vita in armonia con ciò che si predica” (Ecclesia in Asia, n. 42); e spesso la testimonianza è il modo più efficace di essere missionari.

Anche nell’ambiente interreligioso, la logica rimane identica: Gesù è il testimone supremo, e la testimonianza cristiana è partecipazione alla sua testimonianza — fatta di proclamazione del Regno, servizio al prossimo e dono totale di sé, anche fino alla croce, “in parola e azione” grazie allo Spirito Santo che è all’opera nella vita dei battezzati e nella Chiesa (cf. Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Testimonianza cristiana in un mondo multireligioso: raccomandazioni per il comportamento, n. 2 (Una base per la testimonianza cristiana), Roma, 2011).

Allora cosa vuol dire essere “testimoni e missionari insieme, come comunità”? Quattro elementi, che affido alla vostra meditazione, sono a mio avviso importanti e imprescindibili:

  1. La missione è ecclesiale, non individuale. Evangelizzare “non è mai un atto individuale e isolato”: è un compito della comunità, in comunione con tutto il Popolo di Dio.
  2. Ogni vocazione partecipa. Quando Cristo è conosciuto e amato, nasce una missione, e la prima missione dell’apostolo è la testimonianza di vita.
  3. La Chiesa è una e locale insieme. In una stessa comunità, la luce di Cristo si fa visibile: la Chiesa, nel mondo, è il Corpo vivo di Cristo e costruisce l’unità tramite una “varietà di ministeri” e il contributo di ciascuno secondo la propria vocazione.
  4. La comunione genera missione. Una comunità religiosa, in quanto comunità “pneumatica” animata dallo Spirito Santo, non può essere ripiegata su sé stessa: è annuncio, diakonia e testimonianza profetica. La comunione è sorgente e, al contempo, frutto della missione.

E non dimentichiamo: anche i laici, nel cuore della vita quotidiana e della società, sono chiamati a essere testimoni di Cristo in ogni circostanza (cf. CCC, n. 942).

Da questi quattro elementi si delinea un cammino di vita cristiana concreto, semplice ma reale:

Rimaniamo ancorati a Cristo. Chiediamoci ogni settimana: “In che cosa oggi sto lasciando che Lui mi illumini?” (la luna non decide di brillare: riceve luce).

Verifichiamoci sempre sull’armonia tra parole e vita. Dove proclamiamo Cristo, lasciamo che la nostra vita mostri “un modo nuovo di vivere”.

Facciamo comunione sul serio. La missione cresce quando si cammina insieme: in famiglia, nel gruppo, nella parrocchia, nella vita consacrata e nelle associazioni. Comunione e missione si implicano a vicenda: la comunione dà origine alla missione.

Offriamo come primo “apostolato” la testimonianza. Anche quando mancano spiegazioni perfette, una vita coerente resta un “faro”: non ci sarebbe bisogno di sermoni, se le nostre vite fossero splendenti.

La luce di Cristo non si impone: si riflette e si propaga. Diventiamo comunità che, nella vita reale, fa vedere che Cristo è vivo. E allora la missione non sarà un peso aggiunto, ma un’evidenza: dove cresce la luce, cresce anche la speranza.

 

Signore Gesù, Luce del mondo, fa’ che la tua Chiesa resti ancorata a Te. Rendici capaci di ricevere la tua luce e di rifletterla con una vita coerente. Fa’ che, come comunità, diventiamo testimoni credibili del tuo amore, a gloria del Padre. Amen.

 

   Francesco Savino

     Vescovo di Cassano all’Jonio

Vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana

 

 

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