At 9, 1-20; Sal 116; Gv 6, 52-59

Venerdì della III Settimana di Pasqua

Mandato ai Ministri Straordinari della Santa Comunione  e Ministero del Lettorato di Danilo Beltrano

24  Aprile  2026

 

Una domanda si impone in questa bella celebrazione: che cosa lo Spirito ci suggerisce attraverso la Parola di Dio proclamata, che cosa lo Spirito ci suggerisce attraverso l’istituzione del Lettorato di Danilo, orientato al diaconato permanente e che cosa ancora lo Spirito attraverso l’istituzione dei Ministri Straordinari della Santa Comunione?

Innanzitutto una constatazione: Dio anche oggi chiama ai diversi ministeri nella chiesa e con la chiesa verso il compimento del regno di Dio, sostenuti sempre dalla sua Parola, che non ci delude mai perché è Parola di verità per la nostra esistenza.

La Prima Lettura ci presenta la “rivelazione” di Dio a Saulo, che diventerà Paolo, quella che comunemente chiamiamo conversione, una rivelazione che è come una luce che lo avvolge, lo fa cadere a terra e lo libera da quel buio che si portava dentro. La Parola di Dio lo chiama per nome, gli chiede il perché, lo mette davanti alle ragioni delle sue scelte, chiede conto delle proprie azioni e pensieri. La Parola di Dio fa sempre sperimentare la pochezza della nostra vita e delle nostre risposte, ci mette davanti a noi stessi, con trasparenza, ci restituisce a noi stessi senza mai annichilirci. Ci fa rientrare in noi! Cadere a terra e ritrovarsi umiliati, significa acquisire la consapevolezza di come si è per davvero, perdendo quelle sicurezze che non facevano e non fanno più vedere il prossimo, che ispiravano ed ispirano giudizio, che li facevano e fanno credere “verità”. Quelle sicurezze che allontanano le domande, la ricerca, il dubbio, la fatica di credere, fatica a cui siamo chiamati tutti e che non si smette di dover affrontare, perché sono le tante domande della vita e quelle di un Signore che non smettiamo di conoscere, perché non siamo degli schiavi che non sanno ma siamo degli amici che non smettono di imparare, di comprendere, e per questo, di convertirci. In questo cammino nasce la vera domanda della vita: “chi sei, Signore?”. “Io sono Gesù”, è la risposta, io sono per te la luce che vince le tenebre nel cuore. Saulo si trova finalmente in una condizione nuova, un incontro personale con il Signore.

È bello constatare che nel momento più delicato e più decisivo nel percorso di cambiamento di Saulo, il Signore suggerisce ad Anania di andare da Saulo. Alla fine accade che Saulo viene ricondotto fino in fondo a se stesso. Infatti il testo degli Atti così afferma: “Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: “Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo”. E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio
”.

Il Vangelo ci presenta la conclusione del lungo discorso tenuto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, tutto incentrato sul pane, sulla Eucarestia.

L’evangelista Giovanni è colui che non ha il racconto della cena, ma in realtà è l’evangelista che, più degli altri, ne esplora i ricchissimi significati. Ne puntualizzo qualcuno: Gesù afferma di essere il “pane vivo che discende dal cielo. Chi lo mangia vivrà per sempre”. È il pane che Gesù dona, è la carne per la vita del mondo, cioè la vita di Dio non si può dare al di fuori della realtà umana. Gesù ce la dona proprio attraverso la debolezza della carne umana. I giudei, cioè i capi, dinanzi a questa comunicazione di Gesù, non l’accettano e si mettono a discutere aspramente contro Gesù. È proprio strano, questo è il limite della istituzione religiosa, non accettare un Dio che si fa dono totale per la vita del mondo. Ma Gesù dichiara apertamente che “se non mangiate la carne del Figlio dell’Uomo e non bevete il suo sangue non avete in voi la vita”. Gesù viene presentato dall’evangelista Giovanni come il vero agnello, come la carne che consente di andare oltre la morte e vivere la vita eterna, la vita per sempre. Ed è ancora più bello constatare che il progetto di Gesù è quello di fondersi completamente con l’uomo, con ciascuno di noi. Io e Gesù una cosa sola. Noi e Gesù una cosa sola.

Che meraviglia, che stupore, avere la possibilità di unione totale con Gesù.

Carissimi fratelli e sorelle, questa sera il nostro fratello Danilo, che da tempo desidera raggiungere l’obiettivo del diaconato permanente, accompagnato dal suo parroco don Germano, dalla sua comunità parrocchiale e da tutti coloro che lo stanno accompagnando nel percorso formativo, di intesa profonda con la sua cara moglie e i due figli, questa sera gli viene conferito il Ministero del Lettorato.

Il Lettore è istituito per il ministero, a lui proprio, di proclamare la parola di Dio nell’assemblea liturgica (cfr. Ministeria quaedam, n. 5). In particolare, a partire da un assiduo ascolto delle Scritture, richiama la Chiesa intera alla presenza di Gesù, Parola fatta carne, giacché come afferma la costituzione liturgica «è Cristo che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura» (cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 7). Il compito del Lettore si esplica in prima istanza nella celebrazione liturgica, in particolare quella eucaristica, perché sia evidente che la proclamazione della Parola è il luogo sorgivo e normativo dell’annuncio. Al Lettore è affidato il compito di preparare l’assemblea ad ascoltare e i lettori a proclamare con competenza e sobria dignità i passi scelti per la liturgia della Parola. Il Lettore potrà avere un ruolo anche nelle diverse forme liturgiche di celebrazione della Parola, della liturgia delle Ore e nelle iniziative di (primo) annuncio verso i lontani. A questo si aggiunge il compito più ampio di animare momenti di preghiera e di meditazione (lectio divina) sui testi biblici, con una particolare attenzione anche alla dimensione ecumenica. In generale, egli è chiamato ad accompagnare i fedeli e quanti sono in ricerca all’incontro vivo con la Parola, fornendo chiavi e metodi di lettura per la sua retta interpretazione e la sua fecondità spirituale e pastorale.

Carissimi Ministri Straordinari della Santa Comunione che questa sera siete così numerosi, ora mi rivolgo a voi, ai vostri parroci che vi hanno scelto dopo un discernimento e a chi ha curato la vostra formazione:  desidero innanzitutto invitarvi a vivere la centralità dell’Eucarestia, il vostro compito è di stare davanti a Gesù Eucarestia e di portarlo agli altri sostenendoli con la vostra testimonianza a crescere nella comunione. E l’attenzione specifica al malato è e sarà segno del mistero dell’amore.

 

L’eucaristia ‒ sacramento del mistero pasquale da cui nasce la Chiesa ‒ si pone al centro della vita ecclesiale.

 

«La Chiesa vive dell’Eucaristia fin dalle sue origini. In essa trova la ragione della sua esistenza, la fonte inesauribile della sua santità, la forza dell’unità e il vincolo della comunione, l’impulso della sua vitalità evangelica, il principio della sua azione di evangelizzazione, la sorgente della carità e lo slancio della promozione umana, l’anticipo della sua gloria nel banchetto eterno delle Nozze dell’Agnello (cfr. Ap 19,7-9)» (N. Eterović, Prefazione, in Sinodo dei Vescovi, L’eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. Instrumentum laboris, Città del Vaticano 2005).

 

Il ministro straordinario della comunione è chiamato a sprofondare nel mistero eucaristico per trovare in Cristo la sorgente della sua forza, per vivere un rapporto mistico con Lui e con il mistero della Chiesa ed essere così segno vivo della sua presenza diffondendo il regno di giustizia, di pace e di amore e testimoniando agli uomini nell’esercizio della concreta carità la realtà del mondo di Dio che rimane per sempre. Il ministro straordinario della comunione vive così il compito di stare davanti all’eucaristia e accanto ai fedeli e in particolare ai malati.

Prestate una particolare attenzione ai malati e in particolare alla loro casa, al loro letto o alla loro sedia, al dramma della loro vita, per consolarli con le parole della fede e per apprendere da loro la concreta lezione della fiducia in Dio, dell’amore e della perseveranza.

Entrando a casa loro voi siate come Mosè davanti al roveto ardente (cfr. Es 3,5). È un luogo santo, in cui entrare, “togliete i sandali” e avanzate in punta di piedi. Trovandoli nel letto o nella sedia accogliete da questa cattedra di sapienza la ricchezza dell’esperienza di vita e la saggezza acquisita attraverso le intime tribolazioni, le dure prove, le condizioni spesso molto drammatiche. Conoscendo la loro vita quotidiana scorgetevi l’altare del mondo e dell’amore che salva per il sacrificio di se stesso e per l’esistenza donata.

Ringraziamo e lodiamo il Signore per tutto ciò che opera nella nostra vita chiedendogli sempre di sostenerci nella nostra testimonianza per rendere la chiesa, suo corpo reale, sempre più credibile e autentica.

 

 

   Francesco Savino

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