Il Vangelo di questa Domenica ci riporta ancora al lungo discorso di addio di Gesù, che ci offre un criterio sicuro e oggettivo per discernere la nostra relazione con Lui: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”.
Sembra esserci quasi un paradosso in queste parole di Gesù: come è possibile mettere insieme due realtà che sembrano così distanti tra loro tanto da apparire quasi contrapposte? L’amore, evocativo di sentimenti, piacevole, desiderato e i comandamenti che sono sinonimo di regole, di obblighi, di prescrizioni. Gesù, non fraintendiamolo, non lascia dubbi: il rapporto con Lui si concretizza nell’osservanza dei comandamenti che, però, sono i comandamenti dell’amore.
La declinazione dell’amore con i comandamenti è possibile viverla grazie alla forza e al sostegno dello Spirito, che nel Vangelo di oggi viene chiamato Paraclito, “perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché Egli rimane presso di voi e sarà in voi”.
Solo una puntualizzazione: il termine Paraclito viene dal greco pará-kaleo, che letteralmente vuol dire “chiamare vicino, presso”.
Nel mondo greco il paraclito è l’avvocato, colui che è chiamato dall’imputato perché lo aiuti a difendersi. L’avvocato, a differenza di oggi, non parlava al posto dell’imputato, ma gli stava accanto suggerendogli le parole con cui difendersi dall’accusa. Ecco allora una prima cosa che fa in noi lo Spirito Santo: ci consiglia, senza sostituirsi a noi, è il consigliere per definizione. Attraverso la preghiera dobbiamo fare sì che lo Spirito ci abiti perché è Lui il nostro maestro interiore. Il Paraclito, però, ha anche un altro significato e un’altra funzione: è il consolatore sempre, ma in modo particolare quando ci troviamo gettati nelle sofferenze , nelle tribolazioni, nelle incomprensioni più assurde. Lui, il consolatore, non ci lascia mai soli, sarà sempre con noi. È la presenza del Risorto dentro e al di fuori di noi. Per questo Gesù ci dice che non ci lascia orfani.
Sosteneva padre Silvano Fausti: “ Egli è «Colui che sta assieme, che cammina accanto, che siede con te, nella tua solitudine. Lo Spirito Santo è l’unica persona che toglie la solitudine, toglie il senso di vuoto. Il credente, se sta davanti a Dio, è sempre consolato. Può avere qualunque situazione, può stare anche in punto di morte: non è solo. Ed è diverso essere soli da essere con un Altro che ti ama. E se quell’Altro poi è il Signore della vita, è diverso ancora. E c’è una gioia e una consolazione interiore che nessuno ti può dare se non Dio stesso, e nessuno ti può rapire. E questo infatti resta in eterno con noi e c’è sempre dentro se uno guarda all’amore del Signore per lui»”.
È veramente consolante il Vangelo di oggi che ci invita ad essere consapevoli del grande dono che abita dentro di noi e in mezzo a noi, lo Spirito Santo.
“Lo Spirito Santo, secondo me, è l’intensità di Dio. È Dio rivelato nella sua forza e nella sua intensità. Amo molto le parole di s. Caterina da Siena: «La mia vita è infiammata». Penso che ogni vita debba essere infiammata e cercare l’intensità. La vita non è preziosa se non diventa una stella, un fuoco” (Gianfranco Ravasi).
Buona Domenica.
✠ Francesco Savino
