In questa Domenica siamo ancora una volta interrogati dal discorso parabolico di Gesù. Dopo la parabola del seminatore e la sua spiegazione, sono tre le parabole che ci interpellano e che ci sono care.
Hanno in comune un tono di fondo carico di ottimismo e di entusiasmo. Con ogni probabilità Gesù le avrà pronunciate all’inizio della sua predicazione, quando non aveva ancora sperimentato da parte dei suoi ascoltatori chiusura e rifiuto. Esse esprimono la sua incondizionata fiducia nella vittoria del Regno di Dio contro tutte le apparenze, e anche attraverso piccole e silenziose realtà, il frutto sarà visibile, anzi, abbondante.
La prima parabola che parla di grano e zizzania, mette tutti gli ascoltatori, noi nell’“oggi” della nostra vita, di fronte alla realtà: sia le piccole vicende quotidiane della nostra vita che quelle delle grandi vicende del mondo, sono segnate da uno stesso mistero, grano e zizzania avanzano insieme.
La tentazione, quella dei discepoli come quella oggi nostra, è quella di andare subito a raccoglierla, ma Gesù, sapientemente, invita i suoi e oggi invita noi, a lasciare che la zizzania e il grano crescano insieme fino alla mietitura, quando la zizzania sarà legata in fasci per essere bruciata.
Sostiene opportunamente la teologa Marinella Perroni: “Credere nel Regno significa allora avere il coraggio di guardare al mondo a partire dalla fine. Accettare cioè la legge della storia con tutta la sua ambiguità, ma nella fiducia che Dio è e sarà il Signore della storia. Questo coraggio e questa fiducia sono frutti della sapienza”.
Le altre due parabole insistono invece sulla sproporzione. Quella del granello di senape esprime la tensione tra il molto piccolo, il seme, e il molto grande, l’albero, mentre la parabola del lievito enfatizza lo scarto tra l’enorme quantità di farina e la piccolissima quantità di lievito sufficiente a farla crescere, ma soprattutto descrive l’azione di Dio come qualcosa di nascosto.
Fanno la storia il piccolo e l’invisibile!
Israele, la più piccola tra le nazioni, è stata chiamata da Dio non per se stessa, ma per fermentare il mondo intero.
È opportuno puntualizzare che le parabole di Gesù liberano la speranza del Regno da ogni attesa trionfalistica e rivelano il volto indulgente di Dio.
La spiegazione della prima parabola manifesta chiaramente il tentativo della predicazione apostolica di farne una applicazione ecclesiale.
Sempre Marinella Perroni sottolinea che “il parlare parabolico di Gesù è affascinante ma anche inquietante. Dice qualcosa a chi sa intravedere, dietro e dentro le immagini usate, il modo di essere e di agire di Dio, ma pretende anche di interpellare sul credito che si è disposti a dare al modo in cui Dio ha scelto di regnare”.
Le parabole ci invitano a fare i conti con un Dio che è indulgente con tutti.
Ascoltando e meditando le parabole, poniamoci una domanda: dove stà l’aspetto scandaloso di questo Dio?
Il Dio che Gesù ci rivela con le sue parabole ha cura di tutte le cose e governa non con la forza ma con l’indulgenza e ha insegnato al suo popolo che il giusto deve amare tutti senza condizioni. È un Dio scandaloso perché indulgente!
In questa Domenica lasciamoci veramente convertire la mente e il cuore da questo Dio indulgente, di cui Gesù è l’esegeta più vero e autentico.
Buona Domenica.
✠ Francesco Savino
