“Il vangelo di questa Domenica ci presenta le ultime parabole raccolte da Matteo nel capitolo tredicesimo, detto appunto “discorso parabolico”. Come nelle precedenti parabole, Gesù non fa ricorso a idee astratte ma consegna delle immagini, affinché gli ascoltatori accolgano facilmente la parola, la conservino nel cuore e, ricordandola, la attualizzino nel loro quotidiano. Queste immagini mirano ancora una volta a far comprendere la dinamica del regno dei cieli, il modo in cui Dio può regnare ed effettivamente regna in quanti sono capaci di ritornare a lui, di convertirsi e di aderire alla buona notizia portata da Gesù Cristo” (Enzo Bianchi).
Le prime due parabole sono molto simili tra loro, mentre la terza riprende il tema del giudizio finale che emergeva già nella parabola della zizzania.
La predicazione di Gesù ancora una volta è un invito alla speranza e un appello alla fiducia: il Regno di Dio al di là di ogni apparenza si affermerà.
Gesù, non è la prima volta, fa appello alla intelligenza dei suoi ascoltatori: “Avete compreso tutte queste cose?”.
C’è qualche cosa di estremamente saggio nell’accettare l’annuncio del Regno. Le prime due parabole ci mettono proprio di fronte ad una evidenza: come si può rinunciare a un tesoro o a una perla preziosa? Come si può essere tanto stupidi da perdere l’occasione della propria vita?
Eppure, fuori metafora, molti hanno avuto tra le mani quel tesoro e quella perla ma non hanno saputo riconoscere in essi la grande opportunità della loro vita. Il problema del rifiuto del Regno di Dio, di tutto ciò che Gesù dice e fa, fa ancora da sfondo alla predicazione di Gesù e indubbiamente tutto ciò è inquietante. Le parabole del Regno hanno in se qualcosa di “scandaloso”.
Entrando nella comprensione più approfondita delle parabole possiamo dire con convinzione che il punto nodale è essere disposti a rinunciare a tutto per il Regno, saper apprezzare il fatto che il Regno di Dio è la vera priorità della vita. È in gioco la qualità della propria esistenza.
L’evangelista Matteo, non c’è dubbio, vuole invitare la sua comunità di giudei convertiti al cristianesimo a fare delle parabole una lettura “ecclesiale”. Comprendiamo anche noi oggi che rinunciare a tutto per il Regno, per dirla con Francesco d’Assisi, accogliere e vivere la bella notizia di Gesù “sine glossa” implica una disponibilità radicale a giocarsi la vita completamente.
È veramente provocatorio il discorso parabolico di Gesù perché ci chiede di prendere posizione, di non essere neutrali, rispetto alle questioni brucianti che la predicazione del Regno propone.
La stessa parabola della rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci, simile a quella del grano e della zizzania che crescono insieme, ci invita a guardare la realtà con le sue contraddizioni diversamente da come spesso la guardiamo.
Entriamo, allora, nella logica che deve essere consapevolezza, che solo il giudizio finale consentirà la definitiva separazione tra ciò che è buono e giusto e ciò che è cattivo e ingiusto.
Una domanda finale: quel giorno dove starà la comunità cristiana?
Buona Domenica.
✠ Francesco Savino
