La vita di Gesù, come i Vangeli ci testimoniano, è legata profondamente a quella di colui che è stato il suo maestro, Giovanni il battezzatore, da Lui definito “il più grande tra i nati di donna” (Mt 11, 11).
Gesù ha iniziato il suo ministero pubblico appena Giovanni è stato arrestato. Ora, ricevuta la notizia della sua morte violenta, Gesù avverte il bisogno di ritirarsi in disparte e si reca in un luogo deserto. Non è fuga quella di Gesù ma un tempo necessario per meditare in solitudine su quell’evento drammatico, e così giungere a discernere il suo significato davanti a Dio, il Padre.
Le folle, però, “avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città”.
La gente sente il bisogno di stare con Lui, che è diventato un vero punto di riferimento. Gesù “sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati”.
Appena si fa sera i discepoli chiedono a Gesù di congedare la folla affinché vadano nei villaggi vicini a comprarsi da mangiare.
Gesù, come sempre, li aiuta a cambiare il loro sguardo dicendo: “Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”.
La reazione dei discepoli, umanamente dettata dal buon senso, “non abbiamo che cinque pani e due pesci”, manifesta in verità la loro incomprensione, anzi è più giusto dire la loro “poca fede”, quella malattia del cuore che Gesù spesso rimprovera loro. Constatiamo ancora una volta una contrapposizione tra la mentalità dei discepoli e la mentalità di Gesù: i discepoli esprimono la mentalità del lavarsi le mani o del congedare le persone nel bisogno, Gesù esprime la mentalità del farsi carico, del prendersi cura, della solidarietà e della condivisione radicali. Ecco la decisione di Gesù: “Portatemeli qui. E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla”. Il gesto della moltiplicazione dei pani, o forse sarebbe meglio dire della condivisione dei pani, possiamo dire che è una sorta di Eucarestia ante litteram, cioè una Eucarestia “laica” che precede quella che Gesù istituirà nell’Ultima Cena, prima di andare incontro alla sua morte violenta. Vita ed Eucarestia, liturgia e storia insieme. L’evangelista Matteo annota che “Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini”.
Il compianto cardinale Carlo Maria Martini, grande esperto della Parola di Dio, annota che non conta la sproporzione tra la folla numerosa e i cinque pani e i due pesci ma conta mettere se stessi e quello che si ha sempre a disposizione rispetto ad ogni evento di bisogno o ad interlocutori che chiedono un’attenzione concreta.
Augurando a tutti una serena Domenica, lasciamoci educare da Gesù e soprattutto chiediamogli di cambiare il nostro sguardo sulla realtà della vita.
Buona Domenica.
✠ Francesco Savino
