Is 5,1-7; Sal 79; Fil 4,6-9; Mt 21,33-43

XXVII Domenica del tempo ordinario anno A

Ordinazione Diaconale di Francesco Pisilli  e  Vincenzo Cannazzaro

Cari ordinandi, Vincenzino e Francesco,

miei amati presbiteri e diaconi,

amato don Mario Rettore,

cara Equipe degli educatori del Seminario,

diletti seminaristi,

autorità civili e militari,

sorelle e fratelli tutti,

questa importante celebrazione, che segna un passaggio di grazia meraviglioso e definitivo nella vita di Vincenzino e Francesco, avviene nell’ottocentenario del transito di San Francesco d’Assisi, che secondo la tradizione fu ordinato diacono, e non presbitero, per rimanere più nettamente configurato a Cristo servo. In verità, servire è la forma piena della vita: non un di meno, ma il di più che ci rende simili a Dio. Un Dio, quello di Gesù, che non vive per se stesso, ma è potente nell’amore.

Non è il potere una ricchezza o una affettività allargata e senza amore che rendono la vita bella e gravida di senso.

Questa domenica, Pasqua settimanale, è così illuminata non soltanto dal passaggio del crocifisso dalla morte alla vita, ma anche dal riflesso di quel trionfo nella carne, nella storia, nel profilo di San Francesco. Egli rivela a ciascuno di noi che seguire Gesù è il dono più grande e che seguendolo possiamo somigliargli, conformarci a lui, senza perdere – e anzi vedendo maturare e risplendere – la nostra unicità. Cari giovani: siete unici! In Cristo ancora di più, perché lui solo vi ama così profondamente da lasciarvi fiorire. Cari educatori, presbiteri, diaconi, genitori, insegnanti, catechisti, operatori pastorali: servite i giovani, stimateli capaci di Dio!

Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci porta nuovamente in una vigna, come altre volte nelle parabole di Gesù. Gesù, infatti, insegnava a partire da ciò che osservava, predicava portando nel suo cuore la vita, con le speranze e le sofferenze del popolo in cui si è inserito. Divenendo diaconi, imparate a predicare da Gesù. Le sue parabole vanno dritte al cuore e, come oggi abbiamo percepito ascoltando il vangelo, smascherano il potere, la violenza insopportabile con cui è contrastato il sogno di Dio. Il racconto dei vignaioli ribelli parla a un popolo che si crede “di Dio”, ma spadroneggia su ciò che non è suo. Carissimi, è la tentazione di chi anche oggi presume di sapere, di credere, di valere più degli altri e da servo si trasforma in padrone. Quanto male può fare un ministro ordinato che spadroneggia sul popolo che gli è affidato come una vigna da coltivare e custodire. La cura pastorale chiede piuttosto la pazienza del contadino, la delicatezza del vignaiolo, la fatica della costanza, il realismo di non fare da soli, ma insieme. Come insieme si possono maturare propositi cattivi, e persino di morte – e la nostra terra e la nostra Chiesa quanto sono ferite e umiliate dalle consorterie criminali – così insieme si può cercare il Regno di Dio e la sua giustizia. Dunque, carissimi: scegliete oggi chi volete servire!

Non dimenticate che oggi, in questo cambiamento d’epoca, stiamo vivendo il tempo della prepotenza, il tempo della legge della forza. È il tempo di nuovi imperialismi!

Scegliere Gesù Cristo comporta il rischio di sfidare la cultura della potenza che vuole mettere le mani su tutto, guadagnare da tutto, ottenere di tutto. Scegliere Gesù Cristo è svuotarsi, spogliarsi come Francesco davanti a suo padre, magari venendo come lui poco compresi e persino contrastati anche da quelli di casa. La salvezza ci chiama a questo rischio, che però non è un azzardo, ma una libertà aumentata. Abbracciando il lebbroso Francesco ha vinto la sua resistenza verso ciò che è fragile e scartato, per provare una gioia senza precedenti e la dignità dei figli di Dio. Ha colto di avere trovato un tesoro maggiore di quelli che lasciava. Così, senza programmarlo e senza alcuna strategia, ha trovato una miriade di fratelli e di sorelle pronti a vivere con lui e come lui la stessa radicalità. Anche oggi, carissimi, la Chiesa è pronta a trovare in voi nuovi santi, quelli che questa nostra umanità assetata di pace e di verità cerca dappertutto. Santi credibili perché disarmati e disarmanti, come Papa Leone ama descrivere la forza meravigliosa del Vangelo. Siate santi così e molti giovani vi seguiranno: non solo per imitarvi, ma anche per convertirvi. Il popolo di Dio, infatti, non soltanto riceve, ma dà molto ai suoi pastori. Oscar Romero era solito dire: il popolo mi ha convertito!

Ci educhiamo a vicenda, ci evangelizziamo a vicenda, ci correggiamo a vicenda. Il Signore ha voluto per questo la Chiesa, perché avessimo un popolo con cui camminare. Egli è davanti, dietro e in mezzo a noi. Sarà bello riconoscerlo. Sarà sempre una sorpresa.

Carissimi, come San Paolo raccomanda ai Filippesi, anche voi «non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù». Abbiamo qui qualcosa della francescana “perfetta letizia”, che non dipende dalle circostanze facili e sicure con cui vogliamo in genere garantirci pace e sicurezza. La vera gioia comincia prima, è possibile oggi, qui e domani, quand’anche problemi e difficoltà fossero maggiori di oggi. La perfetta letizia è quella di chi si lascia custodire il cuore e la mente in Cristo Gesù. Non si tratta di una fuga dal mondo, ma di una serenità che consente di affrontarlo e persino di cambiarlo, con audacia e creatività. Come vescovo, carissimi, oggi vi ringrazio e ringrazio le vostre famiglie, i vostri parroci, le vostre comunità e i vostri amici, perché posso e possiamo contare su di voi. Voi siete la speranza fatta carne! Storia!

Portate, testimoniate la speranza in un tempo dalle passioni tristi!

La vostra fede, la vostra disponibilità a servire, è una promessa di cambiamento che genera speranza. Grazie. Andiamo avanti insieme, provocati dal vostro diaconato a servire con gioia.

Amen! Così sia.

 

✠   Francesco Savino

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