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Feriti dal dolore, Toccati dalla grazia. La Pastorale della Salute che genera il bene


di Aldo Foscaldi*

Feriti dal dolore, Toccati dalla grazia. La Pastorale della Salute che genera il bene. E’ stata questa la tematica del XXI convegno Nazionale di Pastorale della Salute tenutosi a Caserta dal 13 al 16 Maggio 2019  a cui hanno partecipato circa 600 operatori pastorali (vescovi, sacerdoti, religiosi, laici) nonché associazioni di volontariato ed ordini professionali.

Con il tatto, organo di senso, che da “senso alla nostra vita”, si è voluto proseguire il cammino di formazione già intrapreso lo scorso anno con la dimensione dello sguardo, sulla importanza e valore dei sensi come strumenti di conoscenza, di diagnosi e cura, di vicinanza e di accompagnamento nel mondo della salute.

La novità e l’arma vincente del convegno è stata la struttura: due giorni dedicati a sessioni tematiche di natura etico-scientifiche seguiti da sessioni di natura pastorale-teologiche. L’integrazione tra operatori sanitari ed operatori pastorali la base per costruire una comunità sanante. E’ proprio una “comunità sanante” la formula giusta per prendersi cura dell’uomo, di tutto l’uomo dentro la sua malattia; realizzabile mediante operatori di Pastorale della salute e della medicina nel momento in cui questi sono capaci di testimoniare che il malato è sempre “Persona” mai riconducibile a oggetto, né alla sua patologia o all’organo malato. Ad affermarlo è stato il segretario della CEI mons. Stefano Russo all’apertura dei lavori. Sulla stessa lunghezza d’onda Don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale di Pastorale della Salute secondo il quale c’è la necessità di recuperare la centralità della persona nel processo di cura. Il mondo scientifico è abituato a trattare la malattia per organo o patologia, quello della riabilitazione per patologia della disabilità; ma tutti rischiano di dimenticare che non esiste la malattia senza la persona umana. La salute, nel senso più largo, passa attraverso l’incontro tra due persone e oggi più che mai si avverte il bisogno di un contesto relazionale, senza il quale potremmo fare scienza o terapia ma non guarire la persona.

Diversi i brani evangelici commentati dove il solo “toccare” l’Altro nei momenti di sofferenza qualunque essa sia, è motivo di grazia (racconto dell’emorroissa, del samaritano….).

Tanti i temi trattati (fine vita, cure palliative, autismo, malattie neurodegenerative, la custodia del creato….) e di conseguenza alcuni  messaggi affidati dai relatori ai partecipanti:

*ricevere cura e prendersi cura è una necessità vitale, perché l’esistenza nella sua essenza è cura di esistere. Impegnarsi in pratiche di cure significa dedicare ad altri tempo ed energie. Donare tempo è donare l’essenza della vita;

*la relazione operatore sanitario/paziente è parte integrante del processo di cura; 

“l’alleanza terapeutica” è il modo più concreto per tradurre ed esprimere empatia e valore evangelico;

*quando si entra in dialogo e quindi in relazione con una persona, fondamentale è la capacità di sviluppare un incontro in grado di sostenere i passi nel nostro interlocutore, soprattutto se questi vive una situazione di fragilità. Ecco allora che sull’esempio di Gesù “farmaco” di quanti con lui entrano in dialogo, anche l’operatore pastorale è chiamato a svolgere un servizio del genere ed essere farmaco per l’ammalato;

*ascoltare l’altro e incontrarlo anche nella sua sofferenza è possibile quando ho riconosciuto la mia stessa sofferenza. Curare richiede consapevolezza, conoscere le proprie motivazioni e riconoscere che non siamo onnipotenti. Incontrare un malato significa disporsi a cogliere lui come rivelazione di Cristo.

Presenti al convegno a rappresentare la nostra diocesi, oltre al sottoscritto in qualità di direttore dell’ufficio, ha partecipato per l’intero svolgimento il cappellano dell’ospedale di Castrovillari, padre Eusebiu Jicmon al quale va il mio ringraziamento.

Infine nel concludere questa breve sintesi sul convegno ringrazio il nostro vescovo mons. Francesco Savino per la sua presenza, ma ancora di più per il suo puntuale e concreto intervento, con il quale ha evidenziato l’importanza della umanizzazione delle cure al cui centro è sempre la relazione medico-paziente, nel rispetto della dignità e dell’autonomia della persona umana, ribadendo ancora una volta la necessità di appropriarsi “dell’etica della sedia”, cosi come ama definirla mons. Savino, da parte del medico.

*Direttore Ufficio di Pastorale della Salute