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Omelia Natale del Signore 2019


NATALE DEL SIGNORE 2019 [SCARICA]

Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18

Il grande mistero dell’Incarnazione di Dio viene affidato a più di una pagina dei Vangeli: nella terza messa di Natale, detta “del giorno”, leggiamo il prologo di Giovanni. Matteo e Luca riportano, invece, la narrazione dettagliata della nascita e dell’infanzia di Gesù.

Nel prologo del IV Vangelo si dice in maniera esplicita chi è quel Bambino venuto al mondo: Egli è la Parola di Dio, il Figlio vivente in Dio dall’eternità: “in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio […] e il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del figlio unigenito, che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”.

Quando recitiamo il Credo, che è la professione della nostra fede, oggi ci inginocchiamo dicendo: “per noi uomini e per la nostra salvezza, discese dal cielo”. Perché il Verbo si è fatto carne? E perché discese dal cielo per noi uomini e per la nostra salvezza? 

“Solo perché noi avevamo peccato e avevamo bisogno di essere salvati?” si chiede Raniero Cantalamessa che aggiunge: “Un filone della teologia, inaugurato dal beato Duns Scoto, teologo francescano, scioglie l’incarnazione da un legame troppo esclusivo con il peccato dell’uomo e le assegna, come motivo primario, la gloria di Dio: “Dio decreta l’incarnazione del Figlio per avere qualcuno, fuori di sé, che lo ami in modo sommo e degno di sé””.

Nella lettera apostolica “Admirabile signum” sul significato del presepe, Papa Francesco ha scritto: “Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano il senso della nostra esistenza: Chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Per dare una risposta a questi interrogativi Dio si è fatto uomo. La sua vicinanza porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza (cfr. Lc 1, 79)”.

L’umanizzazione di Dio in Gesù ha reso possibile la contemplazione del suo Volto già qui sulla terra oltrepassando la convinzione dell’Antico Testamento in cui si ripete: “chi vede Dio muore” (cfr. Es 33, 20). Giovanni dice: “Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”.

Il nostro Dio è solo e unicamente il Dio narrato da Gesù, perché il Figlio, l’Unigenito, l’Uomo-Dio, è ultimo e definitivo racconto di Dio: nella carne fragile e umana di Gesù, il Dio invisibile ha reso visibile la sua gloria.

Gesù stesso dice di sé: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me … chi vede me vede il Padre” (Gv 14, 6-9).

Dinanzi alla umanizzazione di Dio siamo liberi di scegliere se accoglierlo o rifiutarlo: “Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di Lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. “C’è il rifiuto aggressivo delle tenebre che tentano persino di estinguere la luce ma c’è anche l’accoglienza fedele. Coloro che sanno aprire le porte al Cristo ricevono il potere di diventare figli di Dio” (G. Ravasi).

La filiazione divina di colui che accoglie il Cristo, secondo l’evangelista Giovani, è dinamica (“diventare”), non è un dato acquisito una volta per sempre, è un divenire, è un farsi che si attua ininterrottamente nella relazione di amore tra Gesù e colui che lo accoglie.

Se noi, scegliendo di accogliere Gesù, tenessimo su di Lui lo sguardo fisso e credessimo veramente che l’uomo Gesù ci porta a Dio, la ricerca di Dio ci farebbe trovare l’umanità.

“Sì, dopo Gesù Cristo chi cerca Dio passa necessariamente per la ricerca del vero uomo, e la vita cristiana coincide con un cammino di umanizzazione nella potenza della grazia. Non è possibile cercare Dio senza cercare la vera umanità, né fare un cammino di salvezza senza aprire strade di autentica umanizzazione: la vita umana autentica è sempre vita cristiana e quest’ultima è sempre un capolavoro di arte umana che attende la salvezza dalla morte, attende la risurrezione al seguito di Gesù, Uomo e Dio.” (E. Bianchi).

Angelo Silesio, mistico del ‘600, affermava: “Nascesse mille volte Gesù a Betlemme, se non nasce in te tutto è inutile”.

Buon Natale del Signore in tutti.

  Francesco Savino