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Omelia XXXII Domenica del Tempo Ordinario 10 Novembre 2019


 XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO [SCARICA]

2 Mac 7, 1-2. 9-14; Sal 16; 2 Ts 2,16-3,5; Lc 20, 27-38

10  Novembre  2019

Gesù è ormai entrato nella Città Santa di Gerusalemme (cfr. Lc 19, 28-38) dove “pone la scure alla radice” delle grandi questioni umane: il tempio, la politica, il futuro del mondo e la resurrezione dei morti. Sadducei e farisei avevano convinzioni religiose contrapposte: “i sadducei infatti affermano che non c’è resurrezione, né angeli, né spiriti; i farisei, invece, professano tutte queste cose” (At 23, 8).

I sadducei costituivano una casta sacerdotale che faceva derivare il loro nome da Zadoc, sommo sacerdote rivale di Abiatar (2 Sam 8, 17; 1 Re 1, 8). Alcuni sadducei si avvicinano a Gesù con una domanda che tecnicamente è un borut, una volgarità, una presa in giro dei farisei.

“Maestro, Mosè ci ha prescritto: «se muore il fratello di qualcuno che ha moglie ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello». C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna, dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie, poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie?”. 

Gesù non asseconda il loro spirito polemico, accoglie la provocazione e, invitando i suoi interlocutori ad andare in profondità, risponde in maniera articolata. Innanzitutto distingue nettamente “questo mondo” dall’“altro mondo”, i “figli di questo mondo” e i “figli della resurrezione”. Gli uni prendono moglie e marito e sono soggetti alla morte, gli altri non prendono moglie né marito e “nemmeno possono più morire … essendo figli della resurrezione … figli di Dio”, il quale è l’eterno e il vivente.

L’“altro mondo” è certamente prolungamento di questo mondo, ma con una discontinuità. Quando ripetiamo nel Credo “credo la risurrezione della carne” affermiamo la totale fiducia nella risurrezione dell’uomo di carne, fragile, terreno, corruttibile che nasce come “uomo spirituale”, glorioso, celeste e incorruttibile (1Cor 15,35s) a similitudine di Gesù, “il quale trasfigurerà questo nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso”(Fil 3,21). Gesù attinge alla apocalittica giudaica e alla dottrina farisaica, secondo cui i risorti vivono come gli angeli che non procreano perché è Dio nella sua potenza a garantire vita e vita eterna.

Nella seconda parte della risposta, Gesù dimostra che tutta la Sacra Scrittura testimonia la resurrezione dai morti ad opera della forza di Dio che non limita la sua alleanza al tempo presente perché è eterna. Prova ne è il testo dell’esodo (3, 6) dov’è scritto: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per Lui” (Lc 20, 37-38).

Anche il rabbinismo insegnava che “non vi è pericope nella Legge in cui non ci sia la risurrezione dei morti. Il fatto è che non abbiamo in noi la forza di manifestarlo con il commento”.

La vera questione, allora, non è porsi domande oziose sul “come” della vita eterna. E’ opportuno invece chiedersi: per chi e per che cosa vivo qui e ora? Accetto di essere amato e sono capace di amare? 

Perché è l’amore che vince la morte! Credere alla resurrezione è credere all’amore di Gesù che, risorgendo dai morti, è garante di coloro che risorgono con Lui per la vita eterna.

Buona Domenica.

   Francesco Savino

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